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Lo scorso 27 gennaio il Consiglio dei ministri spagnolo ha varato una regolarizzazione di ampia portata per le persone migranti già presenti sul territorio nazionale. La misura riguarda almeno 500 mila individui e segna una scelta netta dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, sostenuto dalla maggioranza Psoe-Sumar.
Il governo ha deciso di intervenire attraverso un decreto, evitando così il passaggio parlamentare e imprimendo una svolta esplicita alle politiche migratorie, in aperta discontinuità con l’orientamento prevalente in buona parte dell’Occidente, dagli Stati Uniti dell’era Trump all’Italia guidata da Giorgia Meloni.
500mila regolarizzazioni
Il provvedimento apre alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno regolare per circa mezzo milione di cittadini stranieri che dimostrino una presenza continuativa in Spagna di almeno cinque mesi antecedenti al 31 dicembre 2025 e che non abbiano precedenti penali. Il titolo di soggiorno avrà inizialmente una durata annuale, ma consentirà fin da subito l’accesso al mercato del lavoro, senza limitazioni settoriali o territoriali. In una fase successiva, i beneficiari saranno accompagnati verso la stabilizzazione attraverso i canali ordinari previsti dalla legislazione sull’immigrazione.
Il decreto introduce inoltre la possibilità immediata di ricongiungimento familiare, comprendendo anche i figli minorenni. Le richieste potranno essere presentate in una finestra temporale compresa tra aprile e il 30 giugno. La sanatoria affonda le sue radici in una proposta di iniziativa popolare depositata nel 2023, sostenuta da oltre 700 mila firme di associazioni, reti civiche e realtà del mondo cattolico, ma rimasta finora senza esito nel percorso parlamentare.
Comisiones Obreras: una responsabilità politica
Come sostiene il sindacato spagnolo Comisiones Obreras, “lo status di immigrazione irregolare di una parte della popolazione straniera in Spagna è una classica disfunzione del nostro sistema che danneggia principalmente la popolazione interessata, intrappolandola in dinamiche di esclusione sociale, sfruttamento lavorativo e immigrazione clandestina”.
"Riconoscere la necessità di un processo di regolarizzazione straordinario - continua il sindacato – è un esercizio di responsabilità politica e realismo sociale di fronte a coloro che percepiscono la migrazione solo come un pericolo e giustificano risposte escludenti e discriminatorie, in alcuni casi brutali, come negli Stati Uniti ”.
Cgil: una grande svolta
“Questa riforma rappresenta una grande svolta nel contesto generale e soprattutto comunitario delle politiche sull'immigrazione – commenta invece Peppe Scifo del dipartimento internazionale e immigrazione Cgil –. Il governo spagnolo, insieme alle forze sociali, con in prima linea i sindacati e la società civile, ha capito che l'irregolarità va affrontata attraverso l'emersione”.
"Di fronte a tale contesto – continua Scifo –, la Spagna ha dimostrato con coraggio che esistono vie diverse per governare i flussi migratori, senza far ricorso a politiche restrittive e repressive. E basandosi su due principi fondamentali: il riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone e la consapevolezza delle necessità di un mercato del lavoro che in molti contesti non riesce a soddisfare le proprie esigenze solo con il bacino interno”.
“Una riforma rilevante soprattutto nel quadro europeo. Proprio per questo la Cgil, attraverso la rete Rsmms (Rete sindacale delle migrazioni mediterranee e subsahariane), ha seguito fin dall’inizio, insieme al sindacato spagnolo, l’intero percorso legislativo avviato in Spagna – conclude Nicoletta Grieco del dipartimento internazionale Cgil –. Il tema della regolarizzazione rappresenta oggi un nodo centrale per rilanciare politiche migratorie su larga scala, capaci di superare l’attuale frammentazione normativa e l’irregolarità strutturale”.
All’interno della rete Rsmms, la Cgil è impegnata nel lavoro sulla regolarizzazione delle persone migranti insieme ad altri sindacati europei, alla Ces, a Picum e alla Csi. Il prossimo 9 febbraio si concluderà il documento frutto del lavoro pluriennale del gruppo “regolarizzazione” della rete, che sarà successivamente presentato alle istituzioni comunitarie e alle principali organizzazioni internazionali.






















