La sorpresa che spesso si registra nelle persone quando vengono a sapere che un avvocato voterà No a questo referendum (in realtà sono tantissimi gli avvocati che voteranno No), dipende forse da una scorretta narrazione che ruota attorno a questo referendum.

Si crede, cioè, che si tratti di un’occasione per migliorare la giustizia e dare finalmente alla gente uno strumento che maggiormente tuteli i loro diritti. Purtroppo è l’esatto contrario. E poiché gli avvocati devono pensare al bene delle persone, sia di quelle che assistono sia di quelle che potrebbero assistere nel futuro, è giusto e doveroso dire No.

Questa riforma non ha nulla a che vedere con un miglioramento della giustizia, nel senso che non risolve nessuno dei problemi che affliggono i cittadini quando si avvicinano ai tribunali (lentezza dei processi, impossibilità di trovare rimedio a un torto subìto e così via). Questa riforma ha una sola capacità, molto chiara: quella di aiutare la politica a essere meno controllata dalla magistratura.

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Dunque, è una riforma che serve ai politici, non ai cittadini, ma che si fa pagare ai cittadini: circa 100 milioni di euro in più ogni anno, un miliardo di euro in più in dieci anni, per pagare tre strutture (Csm dei giudici, Csm dei pubblici ministeri, Alta Corte disciplinare) al posto di quella che c’è oggi (Csm unico).

Senza entrare troppo nel tecnico basti dire, per dimostrare che la politica con questa riforma intende controllare e addomesticare i giudici, che, per scegliere i componenti dei due Csm e dell’Alta Corte disciplinare, la riforma prevede che la parte riservata ai magistrati venga sorteggiata come in una tombola o in una riffa da sagra di paese (tra tutte le migliaia di magistrati), mentre la parte riservata alla politica viene sorteggiata con un meccanismo truccato: scelgono prima un elenco di persone gradite e poi sorteggiano.

Come se in una partita di calcio a una squadra si desse la possibilità di scegliersi i giocatori e a un’altra no. È chiaro che la squadra più forte e capace di influenzare l’altra sarebbe quella che ha avuto la possibilità di scegliersi i giocatori, e così è in questo caso: la squadra che ha avuto la possibilità di scegliersi i “giocatori” sarà la politica, che dunque risulterà più forte della squadra dei magistrati e più in grado di influenzarli: nel decidere i trasferimenti, le nomine e così via.

Ancor più grave questa influenza sarà rispetto alla Alta Corte disciplinare, quell’organo che può anche espellere un magistrato dalla magistratura, come potrebbe farsi con un giudice scomodo.

Un avvocato non può consentire uno scempio di questo genere: perché una magistratura indipendente dalla politica è quella che sa difendere i cittadini dagli abusi della politica, e un avvocato deve tutelare i cittadini e non il potere.

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C’è poi l’altro argomento: quello della separazione delle carriere. Si dice che i pubblici ministeri devono essere separati dai giudici perché altrimenti li influenzano, senza considerare minimamente che nella metà dei casi i giudici danno torto ai pubblici ministeri, il che dimostra che si tratta di un falso problema.

Ma il motivo principale per cui un avvocato deve dire no a questa separazione è un altro. Creare una figura di pubblico ministero separato dai giudici comporterà che lo stesso verrà educato a una cultura dell’accusa che è l’esatto contrario di ciò di cui ha bisogno un cittadino per avere una giustizia serena. Il pubblico ministero, per essere sereno, deve assomigliare più a un giudice che a un accusatore per vocazione.

I migliori pubblici ministeri, nella mia passata esperienza, erano quelli che avevano svolto funzioni giudicanti prima di diventare pubblici ministeri. Questa riforma invece li renderà magistrati di parte, con danno per i cittadini. Se qualcuno oggi non ama i pubblici ministeri, li amerà ancora di meno se passerà questa riforma, perché si troverà davanti un pubblico ministero intellettualmente più violento perché educato a essere accusatore.

Non è un caso che un noto sostenitore del Si, Antonio Di Pietro, abbia detto chiarissimamente di apprezzare il fatto che questa riforma renderà più forte il pubblico ministero. Da avvocato, credo che per le persone si tratterebbe di una sciagura.

Da ultimo, un altro aspetto: i costituenti ci regalarono le chiavi della cassaforte (la Costituzione) per difenderci da chi nel futuro avesse inteso abusare del proprio potere. Anche chi crede che oggi questo rischio non vi sia o non vi sarebbe, dovrebbe evitare di lasciare la porta aperta a qualcuno che dovesse arrivare nel futuro. Ecco, per chiudere la porta bisogna votare No.

Informazioni e materiali per la campagna referendaria sul sito del Comitato Società Civile per il No

Franco Moretti è presidente Comitato avvocati per il No(per info e adesioni www.avvocatiperilno.it )

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