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Un incontro che doveva chiarire il futuro dello stabilimento di Medolla si è trasformato nell’annuncio di una possibile uscita di scena. Al tavolo regionale, i vertici di Vantive hanno comunicato la volontà di vendere il sito Gambro-Dasco, controllato dal fondo Carlyle. Nessun dettaglio su tempi, potenziali acquirenti o perimetro della cessione, totale o parziale. Un annuncio che arriva dopo l’impegno, assunto a dicembre, a presentare entro il 31 marzo un piano industriale atteso da mesi.
Sindacati: decisione inaccettabile
Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme alla Rsu, parlano di una scelta inaccettabile. Dopo appena un anno dall’insediamento, il fondo Carlyle non avrebbe investito un euro nello stabilimento, nonostante gli annunci di rilancio. Per le organizzazioni sindacali si tratta di un segnale chiaro: un fondo che ragiona solo in termini di profitto e che rischia di lasciare senza prospettive un sito storico per l’area nord modenese e per l’intero biomedicale italiano.
Un simbolo del distretto biomedicale
Lo stabilimento di Medolla è considerato un punto di riferimento per il distretto biomedicale, un pezzo di storia industriale che ha costruito competenze, occupazione e filiere. La prospettiva di una vendita senza un progetto industriale solleva interrogativi sul futuro produttivo e sulla tenuta occupazionale, in un comparto già segnato da riorganizzazioni e incertezze.
Appello alle istituzioni e mobilitazione
I sindacati annunciano mobilitazione e chiedono il coinvolgimento delle istituzioni, a partire dal ministero delle Imprese e del made in Italy. L’obiettivo dichiarato è trovare acquirenti seri, capaci di investire nello sviluppo, valorizzare le competenze e garantire la tutela occupazionale. La vicenda viene letta come un test sulla capacità del sistema pubblico di intervenire di fronte a operazioni finanziarie che mettono a rischio lavoro e industria.
40 ore di sciopero approvate
Dopo l’incontro in Regione, le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno riferito ai lavoratori riuniti in assemblea. La risposta è stata netta: approvato all’unanimità un pacchetto di 40 ore di sciopero, con le prime 8 ore fissate per domani, mercoledì 18 febbraio. Una mobilitazione che punta a cambiare una traiettoria giudicata già segnata e a rimettere al centro il futuro industriale del sito.

























