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La cronaca racconta che se e quando si fanno ispezioni nei diversi luoghi di lavoro, si prevengono incidenti e si scovano lavoratori e lavoratrici in nero. È di queste ore la notizia che a Varese, grazie ai controlli si sono scoperte 33 persone al lavoro senza contratto. E nello scorso anno la Guardia di Finanza ha scovato 12 mila lavoratori e lavoratrici in nero, denunciato per caporalato 128 persone. Bene, anzi male perché questa è solo la punta dell’iceberg, ma è anche la dimostrazione che se i controlli si effettuano, le irregolarità si scovano.
Ed è proprio questa la denuncia della Fp Cgil che in una nota afferma: “Dopo due anni dalla barbara uccisione di Satnam Singh, il bracciante indiano abbandonato con il braccio amputato da chi lo schiavizzava, pochi giorni fa, ad Amendolara, l'orrore si ripete: quattro braccianti pakistani bruciati vivi in macchina dai caporali che li portavano nelle campagne del cosentino e del metapontino: è necessario che le autorità competenti diano risposte adeguate all'ampiezza e alla gravità del fenomeno".
In particolare, "occorre che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro incrementi i controlli in materia di caporalato e sfruttamento del lavoro ai sensi dell'art. 603 bis cp. Riteniamo incomprensibile e inaccettabile, come risulta dalle relazioni annuali della vigilanza dello stesso Inl, che negli ultimi tre anni i controlli sul caporalato si siano progressivamente ridotti (3208 lavoratori tutelati nel 2023, 1226 nel 2024 e 895 nel 2025) come se il fenomeno fosse in decremento”.
Solo qualche giorno fa era il direttore Ferruccio De Bortoli ad annotare sul Corriere della Sera che a fronte di roboanti promesse di aumentare ispettori del lavoro e controlli, il bilancio è in realtà negativo. Sia sul fronte assunzioni che su quello delle ispezioni. Scriveva De Bortoli: “In tutto il 2016 le ispezioni definite erano state, sempre da parte dell’Inail, 20 mila 876 mentre, nel 2024, si sono fermate a 7 mila 735. Il decremento è stato pari al 62,95 per cento. Ancora più significativo il caso della Lombardia, le aziende controllate sono scese da 4 mila 158 a 1576. Una diminuzione pari al 62,1 per cento”.
La riduzione delle ispezioni dipende, certo dalla riduzione del personale addetto, ma non solo. Si legge ancora nella nota della Fp Cgil: “Questa progressiva riduzione può essere letta considerando i numeri ridotti del personale ispettivo dell’Inl, ma anche con la progressiva rincorsa ai numeri delle ispezioni, che porta gli ispettori a non concentrarsi su fenomeni complessi da accertare. Persiste, inoltre, la carenza di banche dati da cui desumere informazioni essenziali per svolgere le attività di intelligence preventive all’ispezione”.
Occorre anche, ribadisce Fp Cgil, che l’Inl “faccia più ispezioni nei confronti delle aziende che richiedono nulla osta al lavoro subordinato per lavoratori migranti, considerando che attraverso la verifica degli indici di congruità, può già identificare situazioni altamente a rischio di sfruttamento. Non ci risulta, infine, che l’istituto abbia messo in campo attività di formazione per gli ispettori, mirate sulle tecniche di ispezione in caso di accessi per caporalato”.
È come quando, a seguito di morti sul lavoro, e i quattro migranti uccisi in Calabria certamente lo sono, si alza un coro di promesse e poi dopo pochi giorni si dimenticano gli impegni presi. La legge contro il caporalato che fu approvata a seguito della morte di Paola Clemente, anche lei una bracciante raccoglieva uva in Puglia. È una buona legge che andrebbe applicata in ogni sua parte.




























