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Scatta lo sciopero di 8 ore all’ex Ilva di Taranto, con assemblee in ogni sito per difendere i posti di lavoro. Lo proclama la Fiom, al termine del tavolo di oggi a Palazzo Chigi. “Il fallimento dell’ex Ilva non può essere scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori, per questo abbiamo deciso di indire 8 ore di sciopero e assemblee in tutti gli stabilimenti”. Così Michele De Palma, segretario generale Fiom Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom.
Il governo deve trovare una soluzione
La Corte d’appello di Milano ha stabilito per decreto la chiusura dell’area caldo entro 90 giorni. “Il governo ha la responsabilità di trovare soluzioni, vista la situazione determinatasi con il decreto – spiegano i sindacalisti -. C’è una questione di sicurezza nazionale che riguarda 20.000 occupati diretti e indiretti dell’Ilva con ricadute devastanti per la città di Taranto e la cessazione delle attività di tutti gli altri stabilimenti, a partire da Genova, Novi Ligure, Racconigi”.
Serve un piano straordinario per occupazione e salario
A rischiare l’estinzione è l’intero sistema: “La produzione di acciaio nel nostro Paese rischia di chiudere definitivamente – per De Palma e Scarpa -. Serve un piano straordinario di messa in sicurezza dell’occupazione e del salario delle persone per evitare che 20mila persone siano licenziate o messe in cassa integrazione a zero ore, senza un piano e nessuna prospettiva futura”.
L’Ilva va rilanciata, non affossata come si sta facendo in questi giorni. Prosegue la Fiom: “Sono necessarie le risorse per i lavoratori e per il progetto industriale per rilanciare la produzione decarbonizzata dell’Ilva. Paradossale – dunque – che la società DRI sia stata svuotata delle risorse. Ribadiamo che l'unica soluzione è una garanzia da parte dello Stato per salvaguardare l'industria del nostro Paese”.
Tavoli di confronto la prossima settimana
Dall’ultimo incontro di marzo, la Fiom è stata convocata oggi a Palazzo Chigi “in seguito alla nostra dichiarazione di autoconvocazione”.
La prossima settimana partiranno i tavoli di confronto al Mimit anche con le istituzioni locali per arrivare ad una soluzione condivisa: “In questo mese di discussione – conclude la sigla – non ci saranno azioni unilaterali da parte del governo e dell’azienda”.
























