Sono 72.240, circa un terzo del totale nazionale, le lavoratrici e i lavoratori inquadrati con contratti “pirata”, quelli siglati con organizzazioni sindacali minoritarie prive di reale rappresentatività. Questi lavoratori hanno salari più bassi rispetto a quelli dei Ccnl sottoscritti dai sindacati confederali, meno diritti per quanto riguarda, ad esempio, ferie, permessi, orari di lavoro, e in futuro avranno pensioni più basse. Il dato è contenuto in un Report sul dumping contrattuale in Sicilia nei settori privati (agricoltura esclusa) presentato oggi, 28 luglio, dalla Cgil regionale.
“Il dumping – ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino – danneggia i lavoratori, ma anche le imprese sane che devono fare fronte alla concorrenza sleale di chi pensa di competere sul mercato abbassando il costo del lavoro. Questa è una visione miope – ha aggiunto –, che non porta sviluppo e ripercuote i suoi effetti negativi sull’intera economia, a partire dai consumi”.
Lucchesi, Cgil Sicilia: “Fenomeno significativo, cresce dove filiere, appalti e frammentazione del lavoro rendono il contratto una leva competitiva al ribasso”
Illustrando i dati, il segretario confederale della Cgil regionale, Francesco Lucchesi, ha rilevato che “il fenomeno che coinvolge l’8,3% dei lavoratori (1% è la media italiana) potrebbe apparire marginale, ma in
realtà è significativo. Il suo impatto infatti cresce dove filiere, appalti e frammentazione del lavoro rendono il contratto una leva competitiva al ribasso”.
La maggiore incidenza di contratti pirata si regista nel terziario e nei servizi, con 46.335 lavoratori coinvolti e 9.789 aziende. Nei settori istruzione/sanità e cultura sono coinvolti 8.012 lavoratori, tra i meccanici 2.998. In edilizia 1.930, nei trasporti 1.305. Le percentuali parlano poi del 64,9% di contratti plurisettoriali, di una incidenza del 20,4% tra i tessili e del 16,6% tra i lavoratori del credito e delle assicurazioni. “I numeri – ha rilevato Lucchesi – raccontano ovviamente meglio delle percentuali l’impatto sulle persone”.
Lo studio della Cgil rivela un differenziale salariale rispetto ai contratti leader del 15-20%, che si traduce in un ammanco finale annuale in busta paga da 4.000 a 6.000 euro e un 30% di contributi non versati stimati sull’ammanco. “La differenza contrattuale, insomma – ha sottolineato Mannino – è anche un danno previdenziale”. La Cgil ha poi esaminato in particolare alcuni settori, confrontando le retribuzioni a parità di mansione. È emerso che nella sanità e nel settore socio-assistenziale il vantaggio retributivo annuo con i contratti con le organizzazioni confederali è di circa 2.719 euro; nel turismo fino a 4.447 euro e nel commercio di 6.566 euro. Giocano un ruolo decisivo tredicesime e quattordicesime.
Guardando alle singole province, Palermo e Catania registrano l’incidenza di contratti pirata più alta, avendo un tessuto economico in cui prevale il terziario. Enna registra il dato generale più basso ma contemporaneamente quello più alto nel settore tessile. “La contrattazione pirata – ha osservato Mannino – è una ulteriore causa di lavoro povero in una regione dove precarietà, stagionalità, lavoro discontinuo determinano una situazione salariale critica, inferiore alle medie nazionali, coinvolgendo circa 400 mila lavoratori, la metà di chi è impiegato nel settore privato. È una ulteriore dimostrazione della
destrutturazione di interi settori, come il turismo e il commercio e della fragilità nel mercato del lavoro destinata a incidere pesantemente sulle casse previdenziali col venire meno di una cifra stimabile in media in 110 milioni di euro l’anno”.
Cgil Sicilia: “Difendere i contratti leader è difendere salario, dignità del lavoro e qualità dell’impresa”
La Cgil non ha mancato di rilevare “il peso del dumping contrattuale sulle aziende sane e la distorsione che produce nel mercato”. Difendere i contratti leader, hanno rilevato Mannino e Lucchesi, è “difendere salario, dignità del lavoro e qualità dell’impresa”. Per il sindacato “l’obiettivo è dunque rendere riconoscibile il
contratto applicato e collegarlo ai controlli”, attraverso strumenti come il Durc, il Codice Cnel, la sincronizzazione delle banche dati per ridurre discrepanze ed elusioni, l’Unilav trasparente per consentire al
lavoratore l’accesso diretto alle informazioni contrattuali. Se rendere visibile il Ccnl ai lavoratori e agevolare i controlli può determinare un passo avanti “in attesa delle novità che possono venire dalla trattativa in corso con le associazioni datoriali sulla rappresentatività – ha detto Mannino –, la Regione potrebbe dare un segnale, smettendo di affidare appalti e contratti a chi fa dumping e vietando i contratti al ribasso in tutte le realtà che godono di finanziamenti pubblici, dalla sanità privata convenzionata ai servizi alla persona”.






















