È stato sottoscritto nei giorni scorsi l'accordo tra le organizzazioni sindacali e Poste Italiane sulla riorganizzazione della divisione Mercato Privati (MP), un'intesa che punta a coniugare innovazione organizzativa, tutela dell'occupazione e salvaguardia del servizio pubblico sull'intero territorio nazionale.

Tra le principali novità dell'accordo figura l'avvio, a partire dal 2027, della sperimentazione della cosiddetta settimana corta. Il progetto interesserà inizialmente alcuni uffici postali, dove l'orario di lavoro sarà distribuito su quattro giorni, con l'obiettivo di migliorare l'organizzazione del lavoro e favorire una maggiore conciliazione tra vita privata e attività professionale.

“Per la prima volta nella storia è stato approvato in Poste Italiane un accordo di questo tipo in via sperimentale, che prevede una riformulazione degli orari. - afferma Nicola Di Ceglie, coordinatore nazionale Slc per i servizi postali - La settimana corta è una battaglia molto importante che come Cgil stiamo portando avanti”.

L'intesa introduce inoltre un nuovo modello organizzativo per l'intera rete degli uffici postali, senza mettere in discussione la presenza capillare dell'azienda sul territorio. Viene infatti confermata l'apertura di tutti i 12.600 uffici postali italiani, preservando il ruolo di presidio sociale e di servizio pubblico che Poste Italiane svolge, in particolare nei piccoli comuni e nelle aree interne del Paese.

“È un accordo di sistema frutto del grande impegno da parte delle nostre rsu e della categoria tutta. – prosegue Di Ceglie – Poste è una grande azienda refrattaria a novità sostanziali come questa, ma ha dimostrato apertura e siamo riusciti a raggiungere un accordo importante, che inciderà in positivo sulla qualità della vita dei lavoratori interessati”.

Un altro punto qualificante dell'accordo riguarda la revisione dell'algoritmo di classificazione degli uffici nell'ambito della nuova clusterizzazione, ovvero il sistema con cui l'azienda classifica e raggruppa gli uffici postali e i centri di smistamento in base a criteri territoriali, volumi di lavoro e operatività per organizzare turni, orari e personale. L’accordo appena siglato incide sugli algoritmi di classificazione, per evitare il declassamento di migliaia di sedi, tutelare le professionalità già presenti e sostenere i livelli occupazionali.

“Sono elementi di grande valore politico – osserva Di Ceglie – che nel lungo periodo ci permetteranno di tutelare i lavoratori di una divisione fortemente interessata dalla digitalizzazione e dall’introduzione dell’intelligenza artificiale.

Sul fronte del lavoro, l'intesa prevede complessivamente 6.300 interventi di politiche attive, tra nuove assunzioni, trasformazioni dei contratti da part-time a full-time, sportellizzazioni e percorsi di mobilità volontaria, con l'obiettivo di rafforzare gli organici e accompagnare la riorganizzazione della rete senza ricadute negative sull'occupazione.

Per i sindacati, l'accordo rappresenta un passo importante verso un modello organizzativo più moderno ed efficiente, capace di valorizzare il lavoro, garantire la qualità dei servizi ai cittadini e rafforzare la presenza di Poste Italiane come infrastruttura sociale strategica per il Paese.

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