Otto ore di sciopero con presidio davanti ad Assolombarda. Domani, giovedì 9 gennaio, dalle 9.30, a Milano, le lavoratrici e i lavoratori della multinazionale farmaceutica tedesca Bayer incroceranno le braccia durante l’incontro previsto dal regolamento della procedura di licenziamento collettivo. La mobilitazione è stata proclamata dalla Filctem Cgil Milano con il sostegno delle Rsu aziendali.

La procedura riguarda 49 maestranze della divisione Pharma. Si tratta di 45 informatori scientifici e di altri 4 impiegati della sede milanese in viale Certosa. Una decisione legata, secondo i sindacati, alla soppressione della linea cardiovascolare per la perdita di sostenibilità economica.
Le assemblee di Milano, Roma e Catania hanno respinto il piano, giudicando non convincenti le ragioni dell’azienda e inaccettabile l’assenza di soluzioni alternative. Le lavoratrici e i lavoratori contestano la mancanza di percorsi di ricollocazione e ammortizzatori sociali.

Bayer nel pieno di una riorganizzazione globale

La protesta si colloca dentro un quadro molto più ampio di ristrutturazione del gruppo. Sotto la guida del nuovo amministratore delegato Bill Anderson, il colosso tedesco ha avviato un piano di contenimento dei costi che tra il 2023 e il 2025 ha già portato alla riduzione di oltre 12 mila posti di lavoro a livello globale, colpendo sia i livelli manageriali sia quelli operativi. 

Una cura dimagrante imposta dai problemi causati dall’acquisizione della statunitense Monsanto. Un’operazione che si è rivelata fortemente gravosa e che dal 2018 ha esposto Bayer a una raffica di azioni legali negli Stati Uniti, legate alle accuse di effetti cancerogeni del glifosato, uno dei diserbanti più diffusi al mondo. Le cause e le richieste di risarcimento hanno già comportato costi miliardari per il gruppo, con riflessi evidenti anche sulle altre attività industriali e sulle scelte di riorganizzazione in corso.

Tagli in Europa: dalla Germania a Italia e Svizzera

In Europa si è registrata la quasi totalità dei tagli. In Svizzera, presso la divisione Consumer Health di Basilea, sono stati confermati circa 150 licenziamenti. In Germania la spinta a razionalizzare costi e strutture ha portato alla chiusura di interi siti produttivi e divisioni, costata più di undicimila posti di lavoro. In Italia il colosso farmaceutico ha già dimezzato il suo organico, passando da circa 1.300 dipendenti agli attuali 620, attraverso accordi e incentivi all’uscita.

Questa dinamica mette in luce una contraddizione: mentre Bayer celebra 125 anni di presenza nel nostro Paese e annuncia piani di investimento e progetti strategici, la mobilitazione dei lavoratori evidenzia il clima di forte incertezza. La riorganizzazione decisa dall’azienda colpisce persone con elevata anzianità e professionalità, difficilmente ricollocabili sul mercato del lavoro.

La Cgil chiede un confronto reale

L’azienda ha escluso l’utilizzo di ammortizzatori sociali o strumenti di gestione non traumatica degli esuberi, definendo la riorganizzazione irreversibile. Questo ha interrotto una tradizione di relazioni sindacali che, negli anni, aveva consentito soluzioni condivise nelle crisi precedenti. La Filctem Cgil chiede un confronto reale con l’azienda: "Chiediamo a Bayer di rivedere le proprie posizioni e di aprire un confronto reale su percorsi di ricollocazione interna, riconoscendo il valore delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti", dichiara Carmelo Razzano della Filctem Cgil Milano.

Leggi anche