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“La guerra non è la soluzione: stop all’attacco militare contro l’Iran, la diplomazia può ancora salvare tutto”. È una presa di posizione netta quella diffusa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo dopo l’operazione militare congiunta “Ruggito del leone” condotta da Israele e Stati Uniti contro Teheran, Isfahan, Karaj e Qom.
La rete parla senza mezzi termini di una scelta sbagliata per la guerra, descrivendo con allarme e angoscia le “bombe su Teheran”, le “colonne di fumo nero nel cielo della capitale iraniana”, i “cittadini nei rifugi” e gli “ospedali evacuati”, mentre “già partono i missili di risposta”. Il risultato è che “l’intera regione mediorientale è di nuovo precipitata nel baratro”.
“Arriva nel momento peggiore possibile”
Secondo la Rete Disarmo, quanto accaduto è “tanto più grave perché arriva nel momento peggiore possibile: mentre la diplomazia stava — faticosamente, ma concretamente — cercando una via d’uscita”. Viene ricordato che solo ieri il ministro degli Esteri dell’Oman, mediatore nei colloqui tra Washington e Teheran, aveva parlato di un accordo “alla nostra portata”, con l’Iran pronto a rinunciare alle scorte di uranio arricchito.
Dopo tre round negoziali a Ginevra, con il coinvolgimento dell’AIEA come osservatore tecnico, “si intravedevano per la prima volta le condizioni per un’intesa: zero accumulo, zero stoccaggio, piena verifica internazionale”. La questione del programma nucleare iraniano, sottolinea la Rete, è “cruciale”, anche in quanto aderente alla campagna ICAN e impegnata per “un Medio Oriente libero da armi nucleari”.
“Basta guerre e bombe in nome della libertà”
La condanna è esplicita: “Come Rete Italiana Pace e Disarmo, esprimiamo la nostra più ferma condanna per questo attacco militare”. E ancora: “Basta guerre e bombe ‘in nome della libertà’”. Per la rete pacifista “nessun obiettivo geopolitico giustifica la violenza militare e il suo inevitabile carico di morti, feriti e distruzione tra le popolazioni civili”. L’attacco, si legge, “non aiuterà la società civile iraniana a liberarsi del regime teocratico ma darà nuove motivazioni a Teheran per accelerare ed avviare in modo più esteso il proprio riarmo e rafforzare la repressione interna”.
“Siamo con il popolo iraniano”
La presa di posizione distingue nettamente tra regime e popolazione: “Siamo con il popolo iraniano che da anni lotta in modo pacifico e nonviolento contro un regime teocratico e repressivo”. Alla popolazione va “tutta la nostra solidarietà e vicinanza”. La richiesta di “libertà, diritti, giustizia, democrazia” è definita “la nostra stessa richiesta”.
Il futuro del Paese, afferma la Rete, “appartiene solo al suo popolo. Non a Netanyahu. Non a Trump”. Le conquiste democratiche, si legge ancora, si ottengono “con la forza del diritto e non con operazioni militari e nuove forme di colonialismo o di protettorati”.
Le richieste a Governo, UE e ONU
Nel condannare “l’ennesimo passo verso il baratro”, la Rete Italiana Pace e Disarmo chiede al Governo italiano e ai Paesi dell’Unione europea di “dissociarsi da questa follia”, di richiedere “la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu” e di “interdire l’uso delle basi, dei porti e degli aeroporti alle forze armate degli Stati Uniti impiegate in questa guerra illegale”.
Le richieste sono puntuali: “L’immediata cessazione delle operazioni militari”, il “ritorno urgente alla diplomazia”, un ruolo “attivo e autonomo” dell’Unione Europea per la de-escalation, la “protezione delle popolazioni civili” e l’impegno dell’Onu a “verificare e denunciare la repressione e la violazione dei diritti umani” contro chi manifesta pacificamente in Iran.
L’appello finale è diretto: “Mobilitiamoci. Nelle piazze, con le nostre organizzazioni, con le reti internazionali”. Sostegno esplicito anche al movimento “Donne Vita Libertà” e al diritto di autodeterminazione del popolo iraniano. Perché, conclude la Rete, “le guerre si portano dietro altre guerre” e “le armi non portano nessuna sicurezza ma stanno destabilizzando l’intero pianeta”.
“Il tempo della pace è adesso. Per la pace, il disarmo e la dignità di tutti i popoli.”
























