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Avete presente il vecchio detto “occhio non vede, cuore non duole”? Ecco, se volessimo individuare tra i proverbi quello più adatto a descrivere la modalità, a dir poco subdola, con la quale la privacy degli utenti viene costantemente messa sotto attacco, direi che potremmo usare questo.
Si, perché sono tantissime le impostazioni che vengono attivate per default da parte delle grandi piattaforme a nostra insaputa. Impostazioni che riguardano l’utilizzo dei nostri dati, di cui la maggior parte delle volte ignoriamo, appunto, l’esistenza.
Ma, mentre il noto proverbio sottolinea il fatto che “non si soffre per qualcosa che accade in nostra assenza o di cui non si è a conoscenza”, i potenziali danni alla nostra privacy sono assolutamente reali, a prescindere dal nostro grado di consapevolezza. E allora proviamo a riconoscerli e a neutralizzarli.
Perché, anche se alcune funzioni vengono “imposte” a nostra insaputa, nella maggior parte dei casi è possibile intervenire per eliminarle.
Tra quelle più recenti e insidiose, vi è la nuova funzione di cloud processing che permette a Facebook di analizzare le foto presenti nel rullino fotografico degli utenti (tutto il rullino presente sul telefono), comprese quelle mai pubblicate.
La funzione prende il nome di “suggerimenti di condivisione del rullino fotografico” e sfrutta (manco a dirlo) l’intelligenza artificiale per generare consigli personalizzati come album tematici o collage.
La funzionalità, a detta di Meta, si attiverebbe tramite un pop-up che appare durante la pubblicazione di Storie su Facebook e Instagram, con il quale gli utenti vengono invitati a consentire l’accesso alla loro galleria fotografica.
Una volta concessa l’autorizzazione, Meta può esaminare l’intera libreria di immagini presente sul dispositivo (caricando le foto automaticamente sui server dell’azienda), per poi generare proposte creative come collage o montaggi tematici. In realtà, molti utenti hanno scoperto impostazioni già attive senza averle mai autorizzate.
E qui scatta il primo allarme per la privacy. Perché è evidente che operazioni simili amplificano i dubbi, sempre più legittimi, sull’effettiva sicurezza dei dati personali condivisi con le grandi piattaforme e sul loro possibile utilizzo futuro.
Ad alimentare ulteriormente la preoccupazione, vi sono anche alcune incongruenze tutt’altro che secondarie: Meta dichiara, ad esempio, che vengono analizzate solo fotografie risalenti a non più di 30 giorni, ma diversi utenti hanno segnalato di aver ricevuto “suggerimenti” basati su immagini più datate.
Questo ha ovviamente sollevato perplessità non di poco conto sulla reale portata dell’accesso ai dati personali e sulla trasparenza delle politiche aziendali. Nelle more della definizione di questa vicenda, dai contorni non proprio nitidi, noi utenti (adesso consapevoli del fenomeno), possiamo intanto disattivare il servizio.
Per farlo basta seguire queste istruzioni. Su Facebook:
Come abilitare o disabilitare i suggerimenti della galleria:
1. Nella parte superiore del feed, tocca Crea storia (tasto più).
2. In alto a destra, tocca la rotella.
3. Tocca "Impostazioni del rullino foto”.
4. Disattiva “Ottieni suggerimenti dalla galleria quando navighi su Facebook”.
Nota: se usi Facebook con più dispositivi, i suggerimenti della galleria si applicano a tutti i tuoi dispositivi. Puoi modificare le autorizzazioni relative a foto e video per l'app Facebook nelle impostazioni del tuo dispositivo: https://www.facebook.com/help/1020723939310416/?helpref=uf_share, dove trovi le istruzioni (per IPhone e per Android).
Stessa procedura anche per Instagram:
1. Nella parte relativa alle Storie, tocca il tasto “più”
2. In alto a destra, tocca la rotella.
3. Impostazioni della fotocamera. In basso troverai “Consenti accesso”. Disabilita.
Meta assicura che una volta disattivata la funzione i file acquisiti verranno eliminati dai server entro un mese. Ma, vista la modalità con cui vengono introdotte queste “novità”, il suggerimento è quello di presidiare regolarmente le impostazioni sulla privacy, poiché nuove funzionalità possono raccogliere dati senza un consenso esplicito, ampliando la profilazione degli utenti ben oltre l’attività pubblica sui social.
Dopotutto, se è vero che i proverbi hanno un fondo di verità, “sapere è potere” è quello a cui noi dobbiamo far riferimento. È la conoscenza, che conferisce all'uomo capacità di controllo, spirito critico e influenza sulla realtà.
L’ultimo rapporto Desi ci segnala che in Italia solo il 45,8% della popolazione (16-74 anni) possiede competenze digitali di base, contro una media Ue del 55,6%, eppure tutti hanno uno smartphone, un pc e utilizzano Internet. Questo gap di competenze digitali, che causa spesso esclusione lavorativa e difficoltà nell’accesso ai servizi, rappresenta il terreno fertile in cui l’asimmetria nei rapporti di forza tra utenti e big tech cresce e si rafforza. È da li, quindi, che dobbiamo ripartire.
Si tratta di acquisire, in ogni ambito, nuove competenze e aggiornarle costantemente, ma significa anche sviluppare un diverso grado di attenzione rispetto a luoghi virtuali i cui effetti diventano sempre più reali.
Barbara Apuzzo, Responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni Cgil nazionale



























