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La legalità negli appalti non è soltanto una questione di regole amministrative o di contrasto ai fenomeni criminali. È un tema che riguarda direttamente la qualità del lavoro, la tutela dei diritti, l'efficacia della spesa pubblica e la stessa tenuta democratica del Paese. Da questa convinzione nasce l'iniziativa “Legalità e appalti: la nuova direttiva europea anticorruzione”, promossa dalla Cgil nazionale per oggi, lunedì 22 giugno.
L'iniziativa nasce in vista del recepimento da parte del nostro Paese della nuova direttiva europea che riguarda tanto la sfera pubblica che quella privata, con particolare attenzione alla cosiddetta 'responsabilità di impresa', al ripristino di specifici reati, oltre che in materia di misure di prevenzione. Pubblicata in Gazzetta ufficiale il aprile 2026, dovrà essere recepita entro il 1° giugno 2028.
L'incontro si inserisce anche all'interno della lunga campagna di raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare portata avanti dal sindacato di Corso d'Italia. Oltre a quella sulla sanità c'è proprio “Io firmo per stesso lavoro, stesso contratto”, per garantire parità di diritti, tutele e retribuzioni per chi lavora nella catena degli appalti. Ad aprire i lavori sarà Alessandro Genovesi, responsabile dell'Area Contrattazione inclusiva, appalti e contrasto al lavoro nero della Cgil nazionale, che richiama l'attenzione sulla posta in gioco.
Una questione che riguarda lavoro e democrazia
La lotta alla corruzione non è una materia per soli tecnici o giuristi. Riguarda democrazia e lavoro. “Il tutto – dice Genovesi – in un paese in cui il prezzo del malaffare varia tra i 50 e i 150 miliardi di euro all'anno, a seconda se si stimino solo il valore connesso a tangenti, frodi e appalti truccati o anche gli effetti sull'indotto, sugli investimenti esteri persi ed in termini di minore efficienza economica. Con un crollo, solo negli ultimi anni, nell’indice di percezione della corruzione di trasparency international dal 41° posto nel 2022 al 52°”.
La sfida della nuova direttiva europea
Il punto di partenza, è il sistema degli appalti pubblici: un settore che rappresenta una quota decisiva dell’economia nazionale e nel quale si intrecciano qualità dei servizi, diritti dei lavoratori, concorrenza tra imprese e trasparenza amministrativa.
“Contrastare concorrenza sleale, frodi, corruzione e quindi sprechi di denaro pubblico, vuol dire difendere direttamente i diritti dei lavoratori, pensionati, cittadini e cittadine”, spiega Genovesi, ricordando come questo tema faccia parte della stessa identità del sindacato: “E questo la Cgil lo ha nel proprio DNA”.
Risorse pubbliche e modello di sviluppo
Secondo il dirigente della Cgil, la discussione sull’anticorruzione deve uscire da una dimensione esclusivamente amministrativa e assumere una valenza più ampia.
“Oggi quindi non parliamo solo di come combattere meglio l’illegalità e la criminalità organizzata (anche di stampo mafioso) che inquinano il vivere civile e le economie locali, minano il consenso democratico e ingabbiano le stesse libertà dei lavoratori, ma parliamo di come mettere le risorse pubbliche al servizio di un modello di società, di fare impresa, di rapporti sociali ed economici più giusti, imparziali e più di qualità, di controllo democratico del territorio in alternativa al controllo mafioso”.
Il tema, quindi, non riguarda soltanto il contrasto ai comportamenti illegali, ma la possibilità di usare la spesa pubblica come strumento di crescita e di riequilibrio sociale. “Usare cioè la leva pubblica per orientare modelli di sviluppo, avendo la certezza che ogni euro vada realmente in servizi e tutele, alimenti modelli sociali virtuosi, rafforzi il patto di cittadinanza”.
Corruzione e democrazia sostanziale
Genovesi insiste sul rapporto tra legalità e funzionamento delle istituzioni democratiche. “In sostanza stiamo parlando della difesa ‘economica e finanziaria’ della democrazia sostanziale. L’integrità pubblica è cioè una precondizione della reale capacità dello Stato democratico”.
Ora la nuova direttiva europea, che introduce un quadro comune per gli Stati membri. “È quindi, nei suoi limiti, un punto di partenza e una grande occasione politica e sindacale. Non è un testo rivoluzionario: è il prodotto di un compromesso politico che però noi salutiamo con favore”.
La direttiva europea e le contraddizioni italiane
Per la Cgil il valore principale del provvedimento è soprattutto politico. “L’anticorruzione è diventata, per la prima volta, una politica europea vincolante e questo cambia la traiettoria”. Un passaggio che apre anche una contraddizione con alcune scelte compiute in Italia negli ultimi anni.
“Una Direttiva che trae ispirazione dal nostro Codice Antimafia, eredità dello straordinario lavoro e dal sacrificio di Pio La Torre, e al contrario una legislazione nazionale che in questi anni è arretrata, indebolendo i presidi di legalità”.
Il riferimento è ai sistemi di prevenzione e controllo che, secondo la Cgil, non possono essere considerati un ostacolo alla velocità delle decisioni pubbliche.
“Non basta scegliere tra più controlli o più rapidità. Serve un’azione sistemica che recuperi il giusto equilibrio tra prevenzione e sanzione, tra responsabilizzazione dei decisori e tutela della funzione anche ‘programmatoria’ della spesa pubblica”.
La nuova corruzione e il rischio delle zone grigie
Genovesi richiama anche le trasformazioni del fenomeno corruttivo, sempre più difficile da individuare. “La corruzione si presenta come un fenomeno che si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica”.
Un fenomeno che non coincide più soltanto con le tangenti tradizionali, ma comprende rapporti opachi, distorsioni amministrative, conflitti di interesse e condizionamenti economici.
Sul fronte degli appalti, la Cgil evidenzia il rischio che procedure troppo semplificate senza adeguati contrappesi possano produrre nuove vulnerabilità. “Dietro queste prassi si annidano sicuramente scarsa concorrenza, ma spesso anche sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta infiltrazioni criminali. Quella mafia dei colletti bianchi non meno pericolosa di chi spara ed uccide”.
Il ruolo del sindacato
Per il sindacato la risposta non può essere affidata soltanto alla repressione penale. “L’anticorruzione efficace non è né solo penale né solo amministrativa: è un sistema in cui prevenzione e repressione si sorreggono a vicenda, in cui la trasparenza rinforza i controlli, in cui la formazione alimenta l’integrità, in cui le procedure aumentano gli spazi di autonomia”. La direttiva europea, inoltre, riconosce un ruolo importante alla società civile e ai lavoratori.
“La Direttiva chiede il coinvolgimento attivo della società civile, di cui lo stesso sindacato è espressione”. Un ruolo che la Cgil collega alla contrattazione e alla presenza nei luoghi di lavoro. “Presidiando con la contrattazione di anticipo, con i diversi protocolli di legalità, con il lavoro delle nostre categorie molti aspetti relativi ad appalti e affidamenti”.





























