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Come previsto il governo Meloni è andato diritto per la sua strada: ha approvato il decreto attuativo della riforma della Corte dei conti senza, ascoltare le richieste di attendere, ascoltare e confrontarsi. D’altra pare la “riforma” si inserisce perfettamente nel disegno meloniano di diminuire i controlli per i colletti bianchi e gli amministratori della cosa pubblica. E a leggere i testi sembra essere tornati all’epoca del referendum costituzionale: anche in questo caso indebolimento della magistratura contabile, accentramento dei poteri dalle sedi regionali a Roma e separazione tra magistratura giudicante e requirente.
A lanciare l’allarme sono stati i magistrati dell’Associazione nazionale magistrati Corte dei conti che in conferenza stampa hanno sottolineato innanzitutto la totale assenza di confronto nonostante più volte l’avessero chiesto. "Nei prossimi giorni ci vedremo per un primo confronto su questi testi, dopo di che non so se in autunno proclameremo uno sciopero, spero non ci sia bisogno, confido nell'apertura al dialogo da parte del governo". Lo ha detto Donato Centrone, presidente dell'Associazione dei magistrati della Corte dei conti, in conferenza stampa.
E a sottolineare la contrarietà della magistratura contabile è arrivata una nota: "Con l'esame in prima lettura in Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla riorganizzazione della Corte dei conti, il governo prosegue sulla strada della compressione dell'autonomia della magistratura e dell'indebolimento delle garanzie poste a tutela dei cittadini".
"Esprimiamo – si legge ancora - rammarico per il mancato accoglimento del nostro appello alla riflessione. La nostra azione non si ferma qui. Continueremo a far sentire la nostra voce e a spiegare ai cittadini le conseguenze di scelte che riteniamo non condivisibili e che rischiano di incidere direttamente sulla tutela degli interessi della collettività e sul corretto funzionamento delle istituzioni", conclude l'associazione.
Moltissime le reazioni all’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei ministri. Reazioni preoccupate per la democrazia nel nostro Paese. Dice a tal proposito Lara Ghiglione, segretaria nazionale della Cgil: “Quello che sta accadendo sulla Corte dei conti riguarda la qualità della nostra democrazia. La Corte dei conti è un presidio di legalità e di tutela dell’interesse pubblico. Garantisce che le risorse collettive siano utilizzate correttamente e che chi amministra denaro pubblico risponda delle proprie scelte. Indebolirne l’autonomia significa indebolire il controllo di risorse stanziate dalle cittadine dei cittadini”.
Le fa eco Rocco Maruotti, segretario generale Anm: “La riforma della Corte dei conti è semplicemente pericolosa, lo è perché indebolisce la magistratura contabile che svolge un ruolo fondamentale di controllo sulla spesa del denaro pubblico”.
La presidente di Magistratura democratica Silvia Albano sostiene: “Questa riforma della Corte dei conti si inserisce pienamente in un progetto che attraverso diverse riforme mira a ridurre i controlli giurisdizionali e/o indipendenti su chi governa e amministra la cosa pubblica".
"I magistrati della Corte dei conti – ha aggiunto la presidente di Md – lo denunciano da tempo. In questo progetto, ad esempio, si inseriva la riforma della giustizia, bocciata dal referendum, e l’abrogazione del reato d’abuso d’ufficio che perseguiva anche comportamenti di sviamento dell’attività della pubblica amministrazione per vantaggi personali. La Corte dei conti controlla che i soldi delle nostre tasse vengano spesi bene e in conformità alla legge, indebolirne il potere di controllo è un danno per tutti noi”.
Già, un danno per tutti i cittadini e le cittadine, un’altra possibilità di impunità per chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica con dignità e onore. I magistrati contabili per l’autunno hanno ipotizzato uno sciopero. Al loro fianco l’Anm. Ancora Maruotti: “Sosteniamo con convinzione i colleghi che protestano con durezza non solo per il merito ma anche per il metodo: purtroppo il governo ha detto no a ogni confronto. Ed è un grave errore”.
Anche la Confederazione di Corso d’Italia è al fianco dei magistrati contabili, non per corporativismo ma per difendere i diritti di cittadine e cittadini. Chiosa infatti Giglione: “La Cgil considera questa riforma sbagliata e pericolosa. Le preoccupazioni espresse dalla magistratura contabile, dalle opposizioni e da numerosi costituzionalisti non possono essere liquidate come una normale contrapposizione politica. Quando chi è chiamato a esercitare un controllo indipendente denuncia il rischio di un’interferenza del potere esecutivo, il dovere del governo dovrebbe essere quello di aprire un confronto, non di accelerare”.
Torna un altro tema caro al governo ma in contrasto con la Costituzione, il bilanciamento dei poteri che Meloni e Nordio volevano e vorrebbero “sbilanciato” a favore dell’esecutivo. Era così con la riforma della giustizia bocciata dal referendum, sarebbe così se la legge elettorale all’esame del Parlamento venisse approvata.
Ma, sottolinea la segretaria nazionale: “la trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche è un bene comune. Senza controlli indipendenti si indebolisce la capacità dello Stato di prevenire sprechi, mala gestione e fenomeni corruttivi. A rimetterci sono sempre le cittadine e i cittadini, perché ogni euro sprecato è un euro sottratto ai servizi pubblici, alla sanità, alla scuola, al lavoro e ai diritti”.
Anche dalla Cgil arriva lo stesso appello che a Palazzo Chigi hanno inviato magistrati e studiosi: “Chiediamo al governo di fermare i decreti attuativi e di aprire un confronto vero con la magistratura contabile. Difendere l’autonomia della Corte dei conti significa difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la qualità della nostra democrazia. Non è una battaglia corporativa ma è una questione che riguarda tutti”.






























