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Dieci giorni di vacanze estive in meno per permettere alle singole Regioni di modulare il calendario scolastico secondo le proprie esigenze e per fare da volano al turismo: estivo o invernale. Dipende dai casi. È l’idea – ma ancora non c’è nulla di scritto – della ministra del turismo Daniela Santanchè. Già caldeggiata, sussurrata nel passato, ritorna ora. Stoppata per ora l’autonomia differenziata, il governo si muove come può.
E non sorprende neanche troppo che, chi ha permesso alle aziende di entrare persino nella programmazione didattica nella filiera tecnico-professionale (con la riduzione del percorso da cinque a quattro anni l’anticipo dell’alternanza scuola-lavoro al secondo anno di corso), continui a pensare alla scuola non come luogo di formazione alla cittadinanza, ma come puro fattore economicistico. D’altra parte anche il liceo del made in Italy va in quella direzione.
Il ministro Valditara dice di non saperne nulla – ma fonti giornalistiche scommettono che non è così – ma la reazione del mondo della scuola è tiepida se non di aperta ostilità. Persino l’Anp (l’associazione dei dirigenti scolastici), per bocca del suo presidente Antonello Giannelli, sottolinea che è “irrealizzabile” e che “non ci sono le risorse”.
Una bocciatura totale arriva dalla Flc Cgil che giudica la proposta “errata sia dal punto di vista didattico che organizzativo”.
Un’idea che “denota una scarsa conoscenza della complessità del sistema scolastico pubblico. Adempimenti come gli scrutini, gli esami di Stato, la definizione degli organici, la mobilità del personale e le attività propedeutiche all'avvio dell'anno scolastico richiedono tempi certi e una gestione unitaria a livello nazionale”.
D’altra parte il sindacato della conoscenza della Cgil ricorda che “le Regioni hanno già la facoltà di deliberare il calendario scolastico, garantendo il limite minimo di 200 giorni di lezione, mentre le singole istituzioni possono prevedere adattamenti legati all'offerta formativa”.
E invece “la frammentazione proposta dalla ministra appare invece una soluzione semplicistica e inadeguata per il rilancio del turismo, che necessiterebbe di interventi strutturali ben diversi per la valorizzazione del patrimonio culturale”.
Il sindacato si augura che l’ipotesi venga accantonata dal ministro Valditara. “Ribadiamo la nostra ferma opposizione a soluzioni estemporanee che, anziché migliorare il funzionamento della scuola, rischiano di compromettere l'unitarietà a favore di una regionalizzazione impropria”, conclude la nota.






















