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Il governo prova a intestarsi un'altra operazione sicurezza. Il Viminale ha annunciato l’arrivo di oltre 3 mila nuovi poliziotti che ad agosto saranno assegnati a questure e commissariati italiani, presentando il provvedimento come un importante rafforzamento della presenza dello Stato sul territorio. Una narrazione che però si scontra con la realtà degli organici, da anni insufficienti, e con le critiche arrivate persino da una parte della maggioranza.
A contestare la distribuzione dei nuovi agenti è stato infatti il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha definito “penalizzante” l’assegnazione di appena 180 poliziotti alla regione. Secondo il governatore, il 6% delle nuove unità destinate a un territorio che rappresenta il 17% della popolazione italiana e produce il 23% del Pil dimostra una scarsa attenzione verso le esigenze della Lombardia.
Ma il problema va ben oltre la ripartizione territoriale. La questione è il numero complessivo delle assunzioni. Tremila nuovi agenti possono sembrare molti in un comunicato stampa. Lo sono molto meno se confrontati con gli anni di blocco del turnover, con i pensionamenti e con gli organici che continuano a registrare carenze strutturali in gran parte del Paese. È difficile parlare di svolta quando il sistema continua a rincorrere le emergenze invece di programmare un vero rafforzamento delle forze di polizia.
A contestare l’impostazione del governo è anche il Silp Cgil. Il segretario generale Pietro Colapietro parla apertamente di “ennesima operazione di pura propaganda”. Nel mirino c’è anche il metodo con cui sono stati diffusi i dati. “Prima ancora che l’amministrazione ne desse comunicazione ufficiale, i numeri sono stati veicolati da parlamentari di maggioranza nelle diverse realtà locali, usati come una sorta di velina politica per intestarsi meriti e millantare un’attenzione alla sicurezza che, nei fatti, resta tutta da dimostrare”, afferma il dirigente sindacale.
Una critica che tocca un nodo ormai ricorrente. Da mesi il governo costruisce la propria narrazione sulla sicurezza attraverso annunci, decreti e conferenze stampa. Più difficile è affrontare il tema delle risorse, delle assunzioni realmente necessarie, delle condizioni di lavoro degli operatori e del progressivo invecchiamento degli organici.
Il Silp lo va ripetendo da tempo, la sicurezza non si misura con gli slogan né con la corsa a rivendicare qualche centinaio di assegnazioni in più o in meno. Servono investimenti stabili, programmazione e personale sufficiente a garantire servizi efficaci ai cittadini. Se persino un presidente di Regione della stessa area politica del governo denuncia l’insufficienza del piano, forse il problema non è la geografia delle assegnazioni. È che 3 mila agenti, semplicemente, sono troppo pochi per colmare anni di carenze.





























