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Accordo raggiunto sulla gestione degli esuberi alla Rotork Controls di Porcari (Lucca), multinazionale britannica attiva nella produzione di attuatori e sistemi di controllo per impianti industriali, che a inizio anno aveva annunciato nove esuberi nel personale amministrativo (tutte donne) sui complessivi 13 di quell’area.
L’accordo ha anzitutto permesso il dimezzamento degli esuberi, che scendono a cinque. Inoltre avverranno tutti esclusivamente su base volontaria (la cosiddetta “non opposizione al licenziamento”), e saranno accompagnati da un pacchetto di incentivi economici.
Sindacati: “Esuberi dovuti all’intelligenza artificiale”
“Nonostante il risultato colga l’obiettivo di evitare licenziamenti coatti, resta la profonda delusione per non essere riusciti a far riassorbire l’interezza degli esuberi all’interno del perimetro aziendale”, commentano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil territoriali: “La salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro rimane la priorità assoluta dell’azione sindacale e la perdita di cinque professionalità rappresenta comunque un prezzo che il territorio paga”.
Le tre sigle evidenziano che il contesto generale in cui si inserisce la vertenza è estremamente complicato.” Ci troviamo di fronte – spiegano – a quella che, nei fatti, si è manifestata come una prima iniziativa di licenziamenti direttamente legati alla rivoluzione tecnologica e all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Non si tratta più di uno scenario futuro, ma di una realtà presente che trasforma radicalmente l’organizzazione del lavoro e mette a rischio la tenuta occupazionale”.
Fiom, Fim e Uilm così concludono: “Questa vicenda dimostra che le dinamiche attuali superano gli strumenti tradizionali di gestione delle crisi. È indispensabile e urgente che le istituzioni, a tutti i livelli, si attivino per costruire insieme al sindacato nuovi strumenti di tutela industriale e occupazionale. Servono ammortizzatori sociali innovativi, percorsi di formazione continua e politiche attive in grado di governare la transizione tecnologica, impedendo che il progresso si traduca in un mero costo sociale per i lavoratori”.






















