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Tutte le superiori a 4 anni? Potrebbe essere questo l’obiettivo finale di un’offensiva sulla scuola pubblica che il ministro Valditara sta portando avanti pezzo per pezzetto, senza la grancassa di una molto più complicata riforma ordinamentale. La denuncia di questo rischio arriva dalla Flc Cgil che mette insieme un po’ di cose dette e accadute negli ultimi mesi.
A partire dall’ultima. Pochi giorni fa il titolare del dicastero dell’Istruzione e del merito ha detto che “l'istruzione tecnica e professionale è un'istruzione di serie A”. E fin qui, ovviamente, nulla da dire. Poi ha aggiunto che per questo bisognerà fare una legge secondo la quale tutte le scuole superiori e anche gli istituti tecnici si chiameranno “licei”. Il ministro ha anche detto che vorrebbe partire da settembre: via, dunque, con il liceo agrario, il liceo meccanico, il liceo alberghiero.
La questione, che parrebbe semplicemente terminologica, potrebbe nascondere un’altra intenzione: quella di ridurre tutti i percorsi delle scuole secondarie di secondo grado di un anno, anche attraverso una retorica fallace secondo cui si fa così in Europa.
Non sarebbe proprio una sorpresa. Questo governo, come sappiamo, ha già varato due sperimentazioni che vanno in questo senso: il liceo in 4 anni e la filiera tecnologico-professionale, della durata stessa di 4 anni. Se poi andiamo un po’ indietro nel tempo - ma non troppo - scopriamo, rivela la Flc Cgil in una nota, che “nella relazione conclusiva del Gruppo ristretto di lavoro sulla filiera Eqf 2,3,4 nei percorsi del secondo ciclo di istruzione, redatta nel 2023 da un gruppo di quattordici esperti coordinati dal prof. Giuseppe Bertagna, si trovano una serie di proposte che descrivono la visione d’insieme del ministro dell’Istruzione e compongono un disegno complessivo di riforma della scuola secondaria di secondo grado”.
Ebbene, nella relazione, continua il sindacato della conoscenza della Cgil, “i percorsi di istruzione della secondaria di secondo grado vengono denominati licei e si arriva all’indicazione di ridurre a quattro anni tutti gli indirizzi della secondaria”. Ma c’è dell’altro: nel settembre del 2024 è stata depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge delega del governo (la n. 1739) che prevede la durata quadriennale dei corsi di studio per tutti gli indirizzi dell’istruzione secondaria di secondo grado.
E, infine, la recentissima riforma degli istituti tecnici - questa invece ordinamentale - pesantemente criticata dalla Flc (che ha indetto lo stato di agitazione) e per la quale si attende il parere del Cspi, prevede la formazione e lavoro (ex alternanza) dal secondo anno: elemento che per alcuni potrebbe rendere più semplice poi abbreviare il percorso di un anno.
Proprio mettendo insieme questi elementi, la Flc Cgil si chiede “se nelle intenzioni del ministero ci siano scelte che vanno al di là di formali cambi di denominazioni, prevedendo invece una 'riforma a pezzetti' della secondaria che arrivi fino alla riduzione di un anno di tutte le scuole superiori”.
Un progetto rispetto al quale, continua il sindacato, “ribadiamo la nostra netta contrarietà, sia per la riduzione qualitativa che comporterebbe sul secondo ciclo di istruzione, che per il nefasto effetto che potrebbe avere sugli organici, portando al taglio automatico del 20% degli insegnanti di sostegno”.
Infine, un avvertimento: “Al momento, la riduzione di un anno dei percorsi di secondo grado può avvenire solo se deliberata dal collegio dei docenti, non si tratta infatti di percorsi ordinamentali, ma di sperimentazioni volontarie programmate sulla scorta delle possibilità consentite dal Dpr 275/1999”.
Ma poi colpisce un altro aspetto: si dice che si vuole farla finita con la distinzione tra un’istruzione di serie A (i licei), e quella a torto considerata di serie B (tecnici e professionali). Poi però, se andiamo a vedere la riforma dell’istruzione tecnica ci accorgiamo che nella realtà la direzione è opposta. Come ha spiegato su Collettiva Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale Flc Cgil, “vengono eliminate 66 ore al quinto anno. Di queste, 33 vengono tolte all’italiano, un’ora a settimana, e proprio nell’anno della maturità. Al contrario vengono ampliate le attività di formazione scuola lavoro”. Anche in queste piccole cose si legge la curvatura ideologica della riforma”.
Non solo. I tecnici finora avevano un biennio unitario, che rendeva possibile per ragazze e ragazzi una scelta più ponderata dell’indirizzo da seguire al triennio: “Con i nuovi tecnici - fa notare ancora Pistorino - questa unitarietà scompare. Al contrario è prevista una quota oraria di flessibilità che la scuola potrà utilizzare per aderire alle 'esigenze formative delle imprese’. Si tratta di una citazione letterale ed è esattamente quello che questo governo intende realizzare anche con la filiera tecnologico-professionale e che noi abbiamo denunciato come una evidente sudditanza della scuola al mercato”. Infine, come già annunciato, la formazione scuola-lavoro viene anticipata al secondo anno.
Insomma, altro che serie A o serie B: con queste idee la scuola italiana rischia di precipitare in serie C.
























