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“Finalmente ha prevalso il buonsenso”. Così Francesca Poropat, Rsu del Teatro La Fenice di Venezia, commenta l’esito di mesi di protesta per la nomina di Beatrice Venezi. Dopo i festeggiamenti dello scorso week end, tra gli applausi del pubblico in platea e davanti al teatro, c’è ora spazio per le riflessioni sulla vicenda, che si è conclusa con il trionfo dei lavoratori.
Di Marco, Slc: “Sollevati dalla scelta del sovrintendente”
"Accogliamo con sollievo la scelta fatta dal sovrintendente, supportato dal ministro Giuli, di revocare qualsiasi collaborazione di Beatrice Venezi con il Teatro La Fenice”, commenta Sabina Di Marco, segretaria nazionale Slc Cgil: “Non solo per la singola vicenda, ma per la scelta di entrambi di assumere un ruolo istituzionale di difesa del bene supremo che il Teatro La Fenice rappresenta per il nostro Paese".
Tutti scaricano Venezi
È stato, nei fatti, il sovrintendente Nicola Colabianchi a scrivere la parola fine, dopo le dichiarazioni di Beatrice Venezi a La Nación, in cui accusava l’orchestra e il coro di nepotismo. “Vere e proprie accuse diffamatorie nei nostri confronti”, commenta Poropat. A quel punto anche il ministro della Cultura Giuli si è rimesso alla scelta del sovrintendente e persino la premier Giorgia Meloni si è arresa all’impossibilità di sostenere l’amica personale rispetto ai continui scivoloni: “Ormai è indifendibile”.
Poropat, Rsu: “Venezi ci ha diffamato”
Negli ultimi mesi non sono mancati, infatti, episodi controversi e dichiarazioni ritenute offensive nei confronti dei musicisti, che un giornalista aveva persino definito “quattro pippe”, nel corso di un’iniziativa pubblica con Venezi. “Queste ultime affermazioni risultano però particolarmente gravi - aggiunge Poropat - perché mettono in discussione procedure pubbliche consolidate e riconosciute. Non è possibile insinuare irregolarità in un sistema che esiste da decenni, va ribadito con fermezza”.
“Finalmente Colabianchi difende la sua orchestra”
La presa di posizione finale di Colabianchi era l’unica possibile via per uscire dall’impasse, nonostante fino a pochi giorni fa il sovrintendente avesse sempre difeso apertamente Venezi. “Fa molto piacere che finalmente abbia preso le difese della sua orchestra”, spiega Poropat, sottolineando come questo avrebbe dovuto essere un atteggiamento naturale sin dall’inizio.
Slc e Cgil Veneto: “La vicenda non si chiude qui”
“Peccato che ci siano voluti mesi per riconoscere che quella nomina era sbagliata, inadeguata e profondamente contestata da chi il Teatro lo vive e lo fa vivere ogni giorno”, dichiara il segretario generale Cgil Venezia Daniele Giordano.
Soddisfazione esprime anche il segretario generale Slc Cgil Veneto Nicola Atalmi: “Era un esito che ci aspettavamo, perché era la conclusione più logica. Tuttavia, non si può pensare che la vicenda si chiuda qui. Esiste una responsabilità precisa da parte di chi ha compiuto questa scelta, sia nel metodo sia nel merito, e parliamo del sovrintendente Colabianchi”.
Per il sindacato non basta, dunque, prendere atto di come sono andate le cose: “Riteniamo che debba ammettere le proprie responsabilità e trarne le conseguenze. È stato lui l’autore di questo pasticcio”. Pare abbastanza chiaro: si scrive passo indietro, si legge dimissioni.
Una strenua e corale resistenza
"La nomina imposta agli orchestrali e all’intero Teatro ha suscitato una strenua e corale resistenza in cui la Slc Cgil ha agito da protagonista insieme alle altre sigle sindacali, in modo unitario e condiviso", ricorda Di Marco: “Le opere artistiche si realizzano con la condivisione e con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti. Un teatro d’opera non è un’azienda qualunque, i settori della cultura vanno governati garantendo il consenso attorno a un progetto artistico”.
Il nodo del contratto e delle penali
Atalmi pone l’accento su un altro nodo da sciogliere: l’esistenza di un eventuale contratto con Beatrice Venezi. “Al di là della nomina, vogliamo sapere se esista un accordo formale e quali siano le sue condizioni”, prosegue l’esponente sindacale: “Durante l’incontro con la direzione, il sovrintendente ha sempre confermato che un contratto ci fosse. Questo è un tema cruciale, perché vogliamo capire se il teatro rischia di dover pagare eventuali penali e di quale entità”.
L’apertura di una nuova fase
Sul fronte delle relazioni interne, la situazione appare dunque fragile. L’ultimo incontro con il sovrintendente, mentre era ancora in corso lo stato di agitazione, non era stato giudicato positivamente dai rappresentanti dei lavoratori. Grande è la soddisfazione per il risultato ottenuto, ma il percorso è ancora tutto da costruire. “Per noi non è la fine della vicenda, ma solo l’inizio”, conclude Atalmi: “Servono chiarezza immediata e l’apertura di una fase nuova per il teatro”.
L’esempio della Fenice e il futuro delle Fondazioni
"L’esperienza della Fenice sia di esempio”, conclude Di Marco: “In pieno rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, si auspica venga attribuito il giusto valore alle richieste fatte sui tavoli nazionali e alle rivendicazioni salariali e normative oggetto di negoziato, perché il raggiungimento di obiettivi ambiziosi parte da un lavoro sicuro, ben retribuito e dal riconoscimento delle professionalità”.























