Passano le settimane ma per le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Calzaturificio TM, oggi Progetto Scarpa, non arrivano ancora indicazioni concrete sul futuro delle attività produttive e dell’occupazione. I sindacati continuano a chiedere chiarezza sulle prospettive industriali legate alle lavorazioni che in passato facevano riferimento a Ferragamo, mentre il tavolo aperto presso la Regione Toscana non ha ancora prodotto soluzioni in grado di dare certezze ai dipendenti coinvolti.

La situazione viene considerata sempre più critica anche perché, nonostante il coinvolgimento delle istituzioni regionali nella gestione della vertenza, restano irrisolti i nodi principali: la continuità produttiva, il mantenimento delle competenze professionali e il destino occupazionale di decine di lavoratori.

Senza stipendio da mesi, molti valutano le dimissioni

Dopo quasi cinque mesi senza retribuzione, numerosi dipendenti stanno prendendo in considerazione l’ipotesi delle dimissioni per giusta causa. Una scelta obbligata più che volontaria, finalizzata ad accedere alla Naspi e ottenere almeno una forma di sostegno economico per le proprie famiglie.

A rendere ancora più complessa la vicenda è il mancato decollo del progetto industriale che avrebbe dovuto garantire continuità alle attività produttive. L’assenza di una reale ripartenza ha impedito anche l’attivazione di strumenti di tutela in grado di offrire una copertura ai lavoratori. Molti di loro vantano decenni di esperienza nel settore calzaturiero e rischiano ora di uscire dal mercato del lavoro senza alternative concrete.

Una filiera già colpita da altre crisi

La vertenza si inserisce in un contesto già segnato dalle difficoltà di altre aziende storicamente legate alle produzioni Ferragamo. Le crisi che hanno coinvolto il Calzaturificio Chacà e Carol hanno infatti comportato negli ultimi anni la perdita di circa 120 posti di lavoro diretti, con effetti pesanti sull’intero sistema produttivo del Valdarno.

Per le organizzazioni sindacali la questione non riguarda soltanto il destino dell’ex TM, ma il mantenimento di un patrimonio di competenze professionali che rappresenta uno degli elementi distintivi della filiera toscana della moda.

Filctem: “Servono risposte e responsabilità”

A chiedere un cambio di passo è anche Elisa Calori, segretaria generale della Filctem Cgil Arezzo, che sollecita Ferragamo a chiarire le proprie intenzioni e la Regione Toscana a proseguire il lavoro di garanzia svolto finora nella vertenza.

Secondo Calori, le lavoratrici e i lavoratori coinvolti meritano risposte dopo anni trascorsi al servizio del marchio. La dirigente sindacale ricorda inoltre come il territorio abbia già subito in passato processi di disimpegno industriale e sottolinea il valore strategico delle maestranze locali nella realizzazione di produzioni di alta moda. Un patrimonio costruito nel tempo che contribuisce in modo determinante alla qualità e al valore aggiunto del made in Italy e che, secondo il sindacato, non può essere disperso senza una prospettiva industriale credibile.