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La Procura di Napoli sta indagando su oltre 4.200 iscrizioni all'Università Telematica Pegaso – relative a corsi di formazione per educatori professionali socio-pedagogici, lauree e master – ritenute irregolari. L'inchiesta vede 40 iscritti nel registro degli indagati con accuse gravissime, tra le quali figurano associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e falsità ideologica, che sembrano rispondere a un unico obiettivo: aumentare gli iscritti e incrementare i ricavi.
Nessuna sorpresa dalla Flc: “È la logica conseguenza di un sistema basato sul profitto e sul mercimonio di corsi, titoli e attestati formativi, che finisce per trasformare questi atenei in veri e propri titolifici. Una deriva che denunciamo da anni”, così commenta la notizia dell’indagine Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil.
Il sindacato della conoscenza della Cgil, ricorda Fracassi, “ha prodotto sulla questione dossier dettagliati, organizzato iniziative pubbliche e segnalato comportamenti illeciti al ministero dell’Università e al Cun”.
Nonostante queste denunce dettagliate, l’unica risposta sono stati atti che, in realtà, sottolinea la sindacalista, “hanno alleggerito gli obblighi e facilitato l'aggiramento della normativa da parte degli atenei for profit. Basti pensare al decreto 1.835 che ha salvato Multiversity, E-Campus e simili, dimezzando i requisiti loro richiesti e prospettando la possibilità di esami on-line”.
Le verifiche on-line continuano a essere segnalate, convalidate poi da sessioni d'esame organizzate come vere e proprie “catene di montaggio”. E ancora: esami ridotti a colloqui di pochi minuti, basati spesso su una sola domanda. “Siamo di fronte a un mero adempimento burocratico per confermare il voto della prova on-line, che aggira la norma e svilisce il valore stesso del percorso di studi”, attacca la leader della Flc Cgil.
Che aggiunge: "Bene, dunque, l’indagine della Magistratura, ma ora sarebbe essenziale capire se comportamenti simili avvengano anche negli altri atenei dello stesso gruppo o nei 4 o 5 atenei che si muovono palesemente con le stesse logiche e bisogna porre l’attenzione anche su tutti i soggetti che erogano titoli e certificazione tra le più varie”.
"Un messaggio chiaro – continua – va dato alle istituzioni: Mur e Anvur non possono più voltarsi dall'altra parte o limitarsi a emanare linee guida di facciata. Devono agire una vigilanza effettiva e rigorosa”.
Senza interventi si rischia di toccare un punto di non ritorno nel degrado del sistema universitario: "La laurea deve tornare a essere il risultato di un percorso di studio autentico. Bisogna superare definitivamente i modelli for profit nell'istruzione universitaria e ribadire un principio inalienabile: la conoscenza è un diritto e un bene pubblico, non un business", conclude Fracassi.

























