Un buon accordo, stavolta firmato anche dalla Flc Cgil: peccato che, a 70 giorni dalla sigla sull’ipotesi di rinnovo del Cccl istruzione e ricerca 2025-2027, il personale della scuola, dell'università, della ricerca e dell'Afam non abbia ancora ricevuto alcun beneficio economico. La denuncia arriva dal sindacato della conoscenza della Cgil che in una nota ricorda come l’accordo è fermo “presso il ministero dell'Economia e delle finanze, mentre oltre 1 milione e 300 mila lavoratrici e lavoratori attendono il pagamento degli aumenti stipendiali e degli arretrati maturati”.

Una situazione, continua la nota, “che sta determinando un concreto danno economico per chi lavora nel comparto, già fortemente penalizzato dall'aumento del costo della vita e dalla perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni”.

L’accordo, ricordiamo, prevede un incremento medio mensile degli stipendi del comparto di 130,7 euro, che corrispondono a un + 5,9%, più un ulteriore aumento di 5,5 euro medi (2,6%) per un incremento totale di circa 137 euro medi mensili, 143 per il personale docente e 800 euro medi di arretrati.

Per il personale Ata, inoltre, è prevista anche un una tantum (110 euro) derivante dai risparmi per il rinvio al settembre 2027 dell’avvio del nuovo ordinamento professionale Ata già previsto dal Ccnl 2019/21. Successivamente, si apriranno le trattative per il rinnovo della parte normativa.

Si tratta di una prima risposta concreta all’emergenza salariale, che arriva però dopo anni in cui lavoratrici e lavoratori hanno pagato il prezzo dell’inerzia politica che ha prodotto retribuzioni inadeguate. Una situazione confermata, sembra un paradosso, dalla stessa Aran, l’agenzia per la contrattazione del governo che a fine maggio ha certificato come tra il 2016 e il 2025 gli stipendi degli insegnanti sono cresciuti del 13,4%: 9,2% in meno dell’inflazione che nello stesso periodo è stata pari al 22,6%.

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Una prima risposta che però a oltre due mesi dalla firma è bloccata: “Questo stallo burocratico che si ripete puntualmente è vergognoso. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e tutto il governo hanno la responsabilità politica di garantire il rapido completamento dell'iter necessario all'entrata in vigore del contratto e all'immediata corresponsione delle somme spettanti”, attacca la Flc Cgil.

Che conclude: “Le lavoratrici e i lavoratori dell'istruzione e della ricerca non possono continuare a pagare il prezzo di ritardi amministrativi. È necessario intervenire senza ulteriori indugi affinché gli incrementi retributivi e gli arretrati vengano erogati nel più breve tempo possibile. Non sono più accettabili ulteriori rinvii".