Una pioggia battente che non si ferma da giorni, una frana di quattro chilometri che avanza, la paura di venire sfollati, come è già successo a 1.500 persone. A Niscemi la situazione è disastrosa, l’intera collina su cui sorge il paese è compromessa, a rischio.
“Non sappiamo se ci faranno lasciare casa, potrebbe accadere da un momento all’altro, viviamo in uno stato d’ansia continuo, e questo è devastante – racconta Chiara Cultraro, responsabile della Camera del lavoro di Niscemi -. E la cosa più terribile è che non ci danno risposte certe, non sappiamo quello che dobbiamo fare”.
Mentre gli abitanti del paese in provincia di Caltanissetta colpito dal ciclone Harry vivono nell’incertezza di una terra che crolla sotto i loro piedi, la premier Meloni è andata in visita a incontrare le autorità competenti. “Ma non ha parlato con la cittadinanza – precisa la sindacalista della Cgil -, né ha fatto cenno a investimenti a breve termine”.
Due strade provinciali sono crollate e hanno lasciato il paese isolato. Per questo i lavoratori, per lo più braccianti agricoli italiani e stranieri, per arrivare nei campi devono ora percorrere tragitti lunghissimi. Ma, ancora peggio, i cittadini in caso emergenza non possono raggiungere gli ospedali vicini per ricevere il primo soccorso.
“A chi dice che il paese non doveva essere costruito su quella collina rispondo che Niscemi non è sorto ieri su quel territorio, ma nel Settecento – conclude Cultraro -. In questi decenni sono stati concessi i permessi a costruire, mentre fino a dieci giorni fa era data la possibilità di chiedere e ottenere la residenza. È davvero paradossale”.






















