Case sull’orlo di un precipizio. Un intero paese sospeso su un baratro impressionante. È Niscemi, in provincia di Caltanissetta. L’immagine della frana che avanza l’abbiamo vista sul web, nei tg: oltre 1.500 le persone evacuate, danni ingenti, una comunità stremata. Si tratta di un dissesto antico, un’evoluzione di quello che si verificò nel 1997, una ferita mai davvero rimarginata.

“La fragilità del territorio – ha dichiarato il vice presidente della Società italiana di geologia ambientale Michele Orifici – presenta ancora una volta il conto e lo fa in maniera molto salata, visto il grande numero di persone che hanno dovuto, precauzionalmente, lasciare le proprie abitazioni”.

100 milioni, solo briciole

Le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna in questi giorni sono state colpite duramente dal ciclone Harry, solo l’ultimo evento meteorologico estremo, che a un primo calcolo ha causato danni per oltre tre miliardi di euro. Peccato che la cifra stanziata ieri dal Consiglio dei ministri dopo aver dichiarato lo stato di emergenza nazionale per le tre regioni siano solo briciole: 100 milioni di euro da dividere in tre parti uguali per i primi interventi.

“Dal Consiglio dei ministri arrivano risposte inadeguate che mortificano ulteriormente le popolazioni colpite”, si legge nell’ordine del giorno a sostegno dei territori colpiti dal ciclone approvato dall’assemblea generale Cgil, che esprime solidarietà e vicinanza alle popolazioni e s’impegna a chiedere al governo e alle istituzioni risorse adeguate.

"Da un lato l'insufficienza delle risorse stanziate, 100 milioni di euro a fronte di danni stimati dalle Regioni per complessivi tre miliardi”, prosegue la Cgil: “Dall’altro si rileva la mancanza di misure strutturali e la totale assenza di misure per il sostegno delle famiglie sfollate. Si aggiunga che non si sta attivando nessuna misura di sostegno al reddito per i lavoratori dei settori coinvolti, agricoltura e turismo, che non usufruiscono di cassa integrazione ordinaria”.

Azioni al contrario

Il copione è sempre lo stesso. Mentre gli eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico assumono carattere sempre più frequente e distruttivo, colpendo in modo particolare le aree più fragili del Paese, al Sud come al Nord, non vengono realizzate azioni di adattamento e prevenzione soprattutto in quei territori più esposti al dissesto e al rischio idrogeologico.

Anzi, si continua a costruire e a consumare suolo. I dati parlano chiaro: il 29,2 per cento delle coste siciliane fino a 300 metri è cementificato, in Calabra la quota è del 29,6 per cento. Solo nel 2024 si è continuato a costruire lungo le linee di costa: 25 ettari in più in Sicilia, 13 ettari in Calabria e in Sardegna (Snpa, 2025). 

Emergenza nazionale

“Sicilia, Calabria e Sardegna presentano storiche fragilità economiche, sociali e strutturali: alti tassi di disoccupazione, precarietà lavorativa, spopolamento delle aree interne, carenze infrastrutturali, dissesto idrogeologico e insufficiente manutenzione del territorio”, denuncia la Cgil nell’ordine del giorno: “Questa devastazione poteva essere contenuta se negli anni ci fosse stata un’infrastrutturazione adeguata e manutenzioni e interventi di governo del territorio, come la cura dei litorali e dei corsi d’acqua e iniziative di riforestazione”.

Continua il sindacato: “L’emergenza odierna è un’emergenza nazionale, anche se l’attuale governo anti-meridionalista non sembra pensarla così. Da tempo chiediamo un piano per il lavoro che punti anche a irrobustire non solo l’ambito preventivo che sottende a tali e sempre più frequenti disastri, ma che sottenda interventi di stabilizzazione sociale, puntando a creare lavoro, economia e reinsediamento a partire dalla rivitalizzazione e dal rilancio delle aree interne”.

Interventi, ricostruzione, ripristino

Misure di sostegno e ammortizzatori sociali, interventi urgenti per la messa in sicurezza del territorio, ricostruire le infrastrutture danneggiate, ripristinare le migliori condizioni di lavoro e di vita, tra le richieste della Confederazione. E ancora: un piano strutturale e duraturo d’investimenti pubblici per il Mezzogiorno, di prevenzione del dissesto idrogeologico, di tutela ambientale, creazione di lavoro stabile e di qualità, rafforzamento dei servizi pubblici.

“La Cgil – conclude l’ordine del giorno – s’impegna a tutti i livelli a sostenere le vertenze territoriali, a monitorare l’utilizzo delle risorse pubbliche e a promuovere iniziative di mobilitazione e di confronto per garantire diritti, sicurezza e sviluppo sostenibile. A mantenere alta l’attenzione sulle condizioni dei territori colpiti e a fare della giustizia climatica, sociale e territoriale una priorità dell’azione sindacale”.