È netta la segretaria nazionale della Fp Cgil Giordana Pallone: la giustizia che serve al Paese è tutt’altra cosa da quella che uscirebbe se la riforma Nordio venisse approvata dal referendum del 22 e 23 marzo prossimo. Secondo la dirigente sindacale i provvedimenti del governo “non migliorano l’amministrazione giudiziaria e, invece, destrutturano la funzione costituzionale propria dell’ordinamento giudiziario, minandone alla radice l’autonomia e l’indipendenza, con la dichiarata intenzione di stabilire una continuità tra le scelte politiche della maggioranza e la loro applicazione nelle aule giudiziarie, a prescindere dal diritto”.

Qual è l’altra idea di giustizia che proponete?
Un’idea di giustizia che investe e valorizza economicamente e professionalmente le lavoratrici e i lavoratori che tutti i giorni operano nel sistema giudiziario con carichi di lavoro crescenti, senza adeguata strumentazione e in strutture, troppo spesso, inadeguate. Una giustizia che stabilizza i 12.000 precari assunti con il Pnrr e che vedranno i loro contratti scadere il 30 giugno e che mette a regime l’Ufficio per il processo che ha mostrato in questi 4 anni di essere un elemento di innovazione importante. Così si avrà una giustizia efficiente, investendo e assumendo personale, valorizzando quelle lavoratici e lavoratori pubblici che garantiscono che i processi si celebrino, che avvengano in tempi idonei ad accertare le effettive responsabilità, siano civili o siano penali, che si occupano di cosa accade prima, durante e dopo una sentenza.

Altra rispetto a cosa?
Abbiamo un’idea altra rispetto a quella promossa dal governo con la riforma costituzionale e con la riforma della Corte dei Conti. Questi approvati dalla maggioranza di sono interventi che – in nessun modo – migliorano l’amministrazione giudiziaria e che, invece, destrutturano la funzione costituzionale propria dell’ordinamento giudiziario, minandone alla radice l’autonomia e l’indipendenza, con la dichiarata intenzione di stabilire una continuità tra le scelte politiche della maggioranza e la loro applicazione nelle aule giudiziarie, a prescindere dal diritto. Abbiamo un’idea altra rispetto a quella securitaria imposta dalla narrazione della maggioranza, e che investa nella professionalità di tutte quelle lavoratrici e lavoratori che a fronte delle sentenze di condanna non “buttano la chiave”, ma suppliscono alla sconfitta dell’intero sistema che quelle azioni illegali non le ha prevenute e danno attuazione all’art 27 della Costituzione.

Perché la Fp Cgil si “occupa” della giustizia?
Perché la giustizia è servizio pubblico, perché una giustizia efficiente è garanzia di uguaglianza e di esigibilità dei diritti per la popolazione, perché un ordinamento giudiziario autonomo e indipendente, separato dagli altri poteri della Repubblica, è fondamento di democrazia. E perché alla giustizia, affinchécsia efficiente, servono risorse che il governo non sta stanziando. Risorse per assumere personale e coprire le carenze di organico, risorse per stabilizzare i 12.000 precari, risorse per valorizzare la professionalità delle tante lavoratrici e tanti lavoratori che svolgono il loro lavoro nell’amministrazione giudiziaria con carichi di lavoro crescenti, spesso insostenibili.

I lavoratori e le lavoratrici della giustizia sono dipendenti pubblici. Quali sono le loro condizioni di lavoro?
L’articolazione del ministero della Giustizia, pur nella sua eterogeneità, ci consegna un quadro comune fatto di carenze di organico, carichi di lavoro crescenti e strumentazioni inadeguate. Il Dog, il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, nel 2025 aveva un organico previsto di 44.711 unità, ma quelle in servizio sono state 30.270, con una carenza di 14.441 lavoratori. Per il 2026 sarebbe previsto un aumento di 3.000 unità, ma considerando quelli che saranno cessati dal servizio, si avrà ancora una carenza di personale di circa 15.000 lavoratrici e lavoratori. Il Dgmc, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità che si occupa dell’esecuzione penale per i minori e dell’esecuzione penale esterna e messa alla prova degli adulti, continua ad avere scoperture di organico che vanno da circa il 10% aoltre il 40% in meno tra le varie figure professionali, con crescenti carichi di lavoro: solo nel 2025 oltre 23.000 minori presi in carico e oltre 245.000 adulti per l’esecuzione penale esterna, per poco più di 2.400 tra funzionai di servizio sociale e pedagogici, ne servirebbero almeno 700 in più. Così come importanti carenze di organico le ha il Dap – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che su 5.000 addetti civili ne ha in servizio il 10% in meno - per non parlare delle carenze tra il personale della polizia penitenziaria.

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Sono in 12 mila, lo dicevi, che rischiano di non avere più lavoro dalla prossima estate. Eppure a detta della maggior parte dei magistrati senza di loro i processi rallenterebbero ulteriormente e forse l’Ufficio per il processo nato grazie ai Pnrr rischia di chiudere
Non sono solo i magistrati a dire che i 12.000 lavoratrici e lavoratori assunti con il Pnrr hanno migliorato il sistema giudiziario. Gli 8.500 assunti per Upp, i 1.500 tra funzionari tecnici, di amministrazione, di edilizia, contabilità eccetera, e i 2.000 operatori assunti come data entry, hanno raggiunto obiettivi straordinari per la giustizia del nostro Paese. Lo dicono i dati forniti dal monitoraggio dell’amministrazione: Riduzione dell’arretrato relativo a cause civili di Tribunali e Corti di appello al 2019: già smaltito il 43% nei Tribunali e il 50% nelle Corti d’Appello; riduzione delle pendenze civili (i procedimenti iscritti fino al 2022): già ridotto dell’83% sia nei Tribunali sia nelle Corti di Appello; riduzione delle pendenze penali pari al 30,6%; riduzione dei tempi, prendendo a riferimento l’indicatore dei tempi processi Disposition Time rispetto ai valori 2019, già ridotto per Civile del 27% e per il Penale del 38%.

La loro mancata stabilizzazione - per la quale come Fp Cgil ci stiamo battendo fin dal primo giorno e per cui continueremo a farlo fino all’ultimo e oltre – andrà ad aggravare un quadro di carenza di organico che riguarda tutti i dipartimenti del ministero, non solo Tribunali e Corti di Appello.

E dunque: perché votare No i prossimi 22 e 23 marzo – se la data verrà confermata – al referendum sulla riforma Nordio?
Perché non è questa riforma che serve per rendere efficiente la giustizia. Perché è una riforma che, invece, indebolirà l’intero sistema. Alla giustizia serve che si investano risorse, che si valorizzi tutto il personale, economicamente e professionalmente, dando piena a vera attuazione alla riforma dell’ordinamento professionale previsa dal Ccnl 2019-2021 e ancora incompiuta, che si proceda a un piano di assunzioni - perché non può esistere che ci siano Tribunali con metà dell’organico in servizio - anche in previsione dei pensionamenti dei prossimi anni (data l’età media dei dipendenti di oltre i 55 anni), che si investano risorse nella strumentazione informatica, perché le sfide dell’innovazione tecnologica passano anche dall’avere la strumentazione idonea per poterla utilizzare, e nelle stesse infrastrutture perché non si può accettare che si vada a lavorare in edifici fatiscenti, che si riconosca alle lavoratrici e ai lavoratori della giustizia come a tutti i dipendenti pubblici il diritto alla mobilità, tutt’ora negato.

E, naturalmente, la questione dei precari
Alla giustizia serve che si stabilizzino tutti i 12.000 precari assunti con il Pnrr ancora in servizio che tra pochi mesi, il 30 giugno, dovranno abbandonare i loro posti di lavoro, lasciando scoperti Tribunali, Corti di appello, Dipartimenti e Uffici, dopo aver fatto un lavoro straordinario in questi 4 anni per tutto il Paese, lasciando le colleghe e i colleghi di ruolo con nuovi aggiuntivi carichi di lavoro, i magistrati senza un indispensabile supporto e la popolazione con il tradimento dell’aspettativa di una giustizia che può essere efficiente e veloce solo se è dotata del personale e delle risorse necessari a farla funzionare.

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