Mattinata di confronto a Napoli per l’assemblea della Fp Cgil che si è svolta oggi, 19 gennaio, presso il Palazzo di Giustizia, alla presenza del segretario generale della confederazione, Maurizio Landini. “Un’altra idea di giustizia” è il titolo dell’iniziativa che è stata dedicata ai temi del referendum sulla cosiddetta riforma Nordio, un confronto partito con l’intervento di Alfredo Garzi Cosentino, segretario generale Fp Cgil Napoli, proseguita con la relazione introduttiva di Giordana Pallone, segretaria nazionale Fp Cgil, gli interventi di lavoratrici e lavoratori della Giustizia, di Giovanni Bachelet, presidente comitato società civile per il No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Marcello De Chiara, vice presidente dell’Anm e Paola Briguori, magistrata della Corte dei Conti, conclusa dal segretario generale della Cgil nazionale.
Landini: “Il nostro problema è far funzionare la giustizia che non funziona”
“Stiamo parlando dei bisogni degli italiani. Sicuramente questa riforma non ha assolutamente nulla a che vedere col far funzionare meglio la giustizia. Il nostro problema non è limitare l’autonomia o l’indipendenza della magistratura, ma far funzionare la giustizia che non funziona”. Così il segretario della Cgil, Maurizio Landini, al momento delle conclusioni. “Se il governo non prende nessun provvedimento – ha aggiunto – a giugno 12 mila lavoratori precari, che sono quelli assunti con il piano nazionale di ripresa e resilienza e che hanno in questi mesi dato un contributo importante, saranno lasciati a casa. È da anni che il settore soffre per la mancanza di personale, bisognerebbe investire su questo e sulle tecnologie a supporto. E, da questo punto di vista, invece, siamo al vuoto più totale. Così come basta parlare con qualche familiare che purtroppo ha avuto la disgrazia di avere un morto in famiglia per la sicurezza sul lavoro. Anche in questo senso siamo di fronte al fatto che una Procura unica nazionale non è stata fatta. Siamo di fronte al fatto che in molti casi questi processi vanno in prescrizione oppure queste persone non hanno assolutamente giustizia”.
“Quindi – ha detto ancora Landini – questi sono i problemi che secondo noi vanno affrontati e sono queste le ragioni che ci portano a essere impegnati per dire no a questo referendum, un voto su una riforma che risponde a una logica totalmente politica di un governo che non solo sulla magistratura, ma anche sull’informazione e sul Parlamento, ha intenzione di cambiare, di modificare radicalmente la nostra Costituzione. Al contrario per noi la Costituzione va applicata proprio per garantire quei diritti che oggi non sono assolutamente garantiti. A partire dal diritto alla giustizia, ma anche al lavoro e alla salute”.
“Penso che la maggioranza dei cittadini italiani non sappia cosa sia la separazione delle carriere – ha aggiunto Landini –. Che per altro è una cosa già possibile e legata alla volontà dei singoli giudici. Questo elemento non c’entra nulla con i veri problemi che i cittadini italiani vivono sui ritardi e sul funzionamento della giustizia. L’altro tema è la modifica nel funzionamento del Csm. Quanto contenuto nella riforma ha un obiettivo preciso: portare sotto il controllo politico anche l’azione dei magistrati. Mentre è proprio perché la nostra Costituzione dice che la legge è uguale per tutti che serve una giustizia autonoma, che non risponda a questo o quel potere politico, ma che risponda solo alla legge”.
“Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché – ha continuato Landini – non sorteggiamo i sindaci? Siamo su ‘Scherzi a parte’ o siamo in un Paese serio e degno di questo nome? E quello sarebbe il problema? Tra chi viene sorteggiato e chi viene indicato?”.
Ricci, Cgil Napoli e Campania: “Garantire alla magistratura di fare bene il proprio mestiere”
“Partecipiamo al Comitato della società civile per il No per garantire alla magistratura di far bene il proprio mestiere, senza condizionamenti”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, a margine dell’assemblea della mattinata. “Partiamo da una considerazione amara da parte della Cgil: oggi – ha detto Ricci – non ci vuole un referendum, ma una riforma della giustizia che parta innanzitutto dal mondo del precariato. Ci sono molti precari che fanno funzionare la giustizia. I processi sono lenti, sia quelli civili che quelli penali, e ci sono lavoratori che fanno funzionare questa macchina complicata e complessa che hanno bisogno di una stabilizzazione”.
“Questo – secondo Ricci – è un referendum che non parla di riforma della giustizia, ma uno strumento attraverso il quale l’esecutivo vuole limitare l’autonomia dei magistrati. La magistratura ha bisogno di una propria autonomia e non può essere assoggettata al potere esecutivo politico. Il tema della separazione delle carriere riguarda un numero limitatissimo di magistrati, parliamo di uno zero virgola, in percentuale”.

























