Il Comitato per il No al referendum sulla giustizia, presieduto da Giovanni Bachelet, farà con convinzione la sua parte per difendere i diritti di tutti i cittadini e la Costituzione. Con la riforma Nordio il governo Meloni ridimensiona l’indipendenza magistratura e cancella l’equilibrio tra i poteri previsto dalla nostra Carta fondamentale. Si tratta di un disegno coerente con l’insofferenza che la destra ha sempre dimostrato nei confronti di ogni forma di controllo della legalità e contrappeso al potere esecutivo.

Questa riforma costituzionale, imposta a colpi di maggioranza senza un reale confronto con il Paese e il Parlamento, non risolve i tanti problemi della giustizia italiana. Non assicura efficienza agli uffici, non riduce la durata dei processi, non evita gli errori giudiziari, non migliora la condizione delle carceri.

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In realtà è stata fatta solo per umiliare la magistratura. La separazione delle carriere e della formazione trasforma i pubblici ministeri in una casta specializzata nell’accusa e li declassa a fare gli avvocati della polizia, di fatto sottomessi alle direttive della politica. Altrettanto pericolosa la divisione del Consiglio superiore della magistratura in tre diversi organi che viene triplicato con un Consiglio per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’Alta Corte disciplinare, nuovo giudice speciale competente a decidere sia in primo grado sia in appello (con la soppressione del diritto di impugnare le decisioni in materia disciplinare).

Il sorteggio dei membri togati, infine, cancella il diritto costituzionale di eleggere la propria rappresentanza e nega ai magistrati la possibilità di scegliere tra i colleghi più competenti e indipendenti, a conferma la volontà del governo di indebolire l’ordine giudiziario. Tutto questo mette a rischio il principio di legalità e finisce per sollevare il potere della politica dal rispetto della legge. Basterebbero questi contenuti a rendere evidenti le ragioni del No e l’impegno a promuovere una convinta e larga partecipazione al voto, cominciando col firmare online anche la richiesta di referendum sulla piattaforma del Ministero dell’Interno.

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Accanto alla valutazione del merito va denunciato il disegno politico di scardinare la democrazia costituzionale perseguito dalla destra al governo. Una destra erede di chi non ha votato la nostra Carta fondamentale ma anzi ha sempre cercato di azzopparla e adesso cerca di farlo smontandola pezzo a pezzo. Ha iniziato a spaccare l’Italia con l’autonomia differenziata, e non intende arretrate neanche dopo la sentenza demolitoria della Corte Costituzionale.

È poi passata a limitare le funzioni di controllo sulla spesa pubblica della Corte dei Conti che insieme all’abolizione dell’abuso d’ufficio appare un chiaro messaggio di impunità per gli amministratori incompetenti o peggio corrotti. Dopo il referendum sulla legge Nordio, che la maggioranza considera già vinto, sono annunciate una nuova legge elettorale, con l’abolizione dei collegi uninominali e un abnorme premio di maggioranza e la riforma del premierato, con l’elezione diretta del capo del governo battezzata non a caso da Meloni "la madre di tutte le riforme”.

È evidente che la posta in gioco è molto alta ed è il futuro della Repubblica e della Costituzione, che 80 anni fa ci furono consegnate da chi sconfisse il fascismo lottando per la liberà e la democrazia. E oggi riguarda tutti noi.

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