Il ciclone Harry ha colpito in questi giorni Calabria, Sicilia e Sardegna, e l'allarme non è ancora finito. Da domenica sono stati necessari oltre 1.600 interventi dei Vigili del fuoco: a Catania è stato devastato il lungomare, nel vertice in Prefettura a Catanzaro si è parlato di un evento di scala secolare, in Sardegna onde di una decina di metri si sono abbattute sugli edifici di parte del litorale, così come in Sicilia e in Calabria. I venti hanno viaggiato a oltre 140 chilometri all’ora. 

I danni non si contano: solo per la Sicilia, principalmente colpita nel Catanese e nel Messinese, si parla di mezzo milione di euro, tanto che è stato richiesto lo stato di emergenza. Le linee ferroviarie delle zone colpite sono state interrotte anche per le frane. La responsabilità non è imputabile solamente al maltempo e al cambiamento climatico, perché stiamo parlando di regioni nelle quali gli interventi in difesa del territorio sono stati assenti o insufficienti. Tutto ciò si ripercuote sulle infrastrutture, le attività economiche, il tessuto abitativo e quindi i cittadini. Dai territori, tutti e a gran voce chiedono interventi strutturali. 

Sicilia

“Sull’isola poco o quasi niente si è fatto contro il dissesto idrogeologico e per la messa in sicurezza delle coste”, dice il segretario generale Fillea Cgil Sicilia Giovanni Pistorio: “Ogni qualvolta c'è un evento più o meno importante piangiamo i danni e talvolta pure i morti, come accaduto qualche anno fa a Messina”. 

Giovanni Pistorio, segretario generale Fillea Cgil Sicilia

Secondo il dirigente sindacale è necessario intervenire su un doppio livello: “Agire sul dissesto idrogeologico e organizzare piani di sicurezza per l’eventuale evacuazione delle zone a rischio, elemento che sarebbe utile anche nel caso di un sisma”. 

Per le di vie di fuga, prosegue Pistorio, “bisognerebbe puntare in maniera molto più decisa sulla rete stradale primaria e secondaria, la prima insufficiente e la seconda pressoché inesistente. Ragion per cui ogni qualvolta che arriva un evento naturale più o meno importante i cittadini rimangono bloccati senza poter raggiungere zone di salvaguardia e nemmeno, in casi minori, di raggiungere posto di lavoro o casa. Senza gli interventi descritti, la Sicilia continuerà a bloccarsi per più volte l’anno”. 

Leggi anche

Sul disastro in corso il segretario generale Cgil Sicilia Alfio Mannino chiede interventi di ripristino celeri e di mettere in campo gli ammortizzatori sociali in deroga per i lavoratori dei settori colpiti. Nel contempo, tornando sui mancati interventi, richiama le responsabilità politiche: “Lo dobbiamo alle scelte antimeridionaliste del Governo Meloni e all’inadeguatezza del Governo Schifani”.

Calabria 

Analoghe considerazioni vengono fatte dal segretario generale Cgil Calabria Gianfranco Trotta, ma con attenzione alle specificità regionali. “Le intense precipitazioni, il forte vento e le mareggiate hanno provocato danni ingenti mettendo a rischio posti di lavoro, continuità produttiva e sicurezza delle persone”, spiega: “Ancora una volta la Calabria paga un prezzo altissimo a causa di un territorio fragile e vulnerabile, ma anche per la mancanza di una programmazione strutturale sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, più volte da noi sollecitata”.

Ciclicamente la Calabria si piega per il maltempo. “Frane, inondazioni, crolli di arterie stradali non possono essere più etichettati come eventi straordinari”, afferma il dirigente sindacale, chiedendo l’attivazione urgente di interventi immediati e straordinari a sostegno delle popolazioni e delle attività colpite. Trotta, nel contempo, ribadisce la richiesta altrettanto urgente “di un grande piano per la manutenzione del territorio focalizzato sulla sicurezza idrogeologica, la prevenzione degli incendi e la tutela ambientale”.

Il segretario generale della Cgil Calabria così conclude: “Il settore della forestazione è ai minimi storici, con poco personale e in età avanzata. Da tempo chiediamo un piano per il lavoro che punti anche, e particolarmente, a irrobustire quest’ambito, garantendogli maggiore operatività”.

Sardegna 

Nell’isola il ciclone Harry ha fatto la maggior parte dei danni nel Cagliaritano, lungo la litoranea che collega il capoluogo con la zona di Sarroch, dove è presente la raffineria Saras-Sarlux. “Le mareggiate hanno fatto crollare la strada, costringendo i pendolari a fare più di 30 chilometri per raggiungere la zona industriale oppure per arrivare in città”, spiega il responsabile Ambiente Cgil Cagliari Marco Mereu: “Sono state evacuate 200 famiglie in una frazione di Capoterra, tra il mare e la litoranea, perché i torrenti che scendono dai monti, a causa delle forti precipitazioni, scaricano l’acqua al mare con notevole velocità, creando danni ingenti alle abitazioni sulla costa”.

Anche Mereu precisa “che lo sviluppo degli insediamenti lungo la litoranea è stato notevole negli ultimi 20-30 anni. Infatti c’è anche un’altra area a rischio inondazioni, quella di Macchiareddu, attorno alla laguna di Santa Gilla, dove i fiumi Cixerri e Flumini Mannu scaricano sullo stagno innalzando il livello dell'acqua e allagando parti degli stabilimenti della zona industriale. Questi fenomeni in passato avvenivano raramente, oggi sono sempre più frequenti”. 

C’è, infine, una questione strettamente sindacale sollevata dalla Cgil e dalla Filcams: “C’è un cortocircuito logico e sociale: la Protezione civile intima ai cittadini di non uscire di casa, ma i centri commerciali restano aperti, costringendo migliaia di persone a mettersi in viaggio su strade provinciali allagate o a rischio frana”.

Oltre al pericolo fisico, il sindacato solleva il tema della gestione familiare. Con la chiusura precauzionale delle scuole, molti genitori che lavorano nel settore privato si sono trovati in trappola: “È un paradosso che colpisce soprattutto le donne, ancora pilastro del lavoro nel commercio e della cura familiare”. La battaglia sindacale si sposta ora verso la Regione e le associazioni datoriali, per chiedere sia un “protocollo clima” unico per tutti i lavoratori sia che la responsabilità sociale d'impresa non resti solo un concetto astratto davanti alla furia degli elementi.