A Messina spunta di nuovo il sole e si contano i danni. Danni profondi, forse persino irreversibili. Ci vorranno anni per rivedere la costa com’era. Quando ai primi di aprile i raggi quasi estivi, a queste latitudini, facevano rifiorire il lungomare. Bar, ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari tornavano a riempirsi e a dare lavoro a un esercito di stagionali, quattromila, forse cinquemila, che tornavano a percepire un salario che li avrebbe sostenuti fino a ottobre e ai sei mesi di inverno coperti dalla Naspi. Una routine consolidata, c’è chi va avanti così da dieci, anche da quindici.  

Google Maps segnala i danni del Ciclone Harry lungo la costa messinese (Google Maps)

Adesso, di fronte al disastro lasciato dal ciclone Harry che si è ingoiato tutta la fascia costiera da Messina fin quasi a Taormina, di riaprire le attività ad aprile non se ne parla e chissà quando qualcuno di quegli esercizi potrà davvero riaprire. E ai danni materiali si aggiungono quelli, gravissimi, sociali. Perché qui gli stagionali ciclici sono circa l’80% della forza. I loro colleghi, il 20% a tempo indeterminato, avranno gli ammortizzatori sociali, ma per loro che percepivano la Naspi d’inverno in virtù dei periodi lavorati a primavera e in estate, quali ristori si prevedono?

Patti, Cgil Messina: “Stagionali colpiti due volte”

A fiutare subito il rischio che corre il futuro di questi lavoratori e ad attivarsi è stata la Cgil di Messina. “Stiamo cercando di capire con le parti datoriali – ci spiega al telefono il segretario generale della Camera del Lavoro, Pietro Patti –  come dare ristoro agli stagionali. Colpiti due volte, perché resteranno senza salario ad aprile e rischiano di non poter richiedere la Naspi a ottobre”.

“Come si muoverà il governo?”

Come si può intervenire? “Stiamo cercando di capirlo, sia a livello regionale, sia, soprattutto, a livello nazionale. Come si muoverà il governo? Un bonus come quelli elaborati durante l’emergenza legata al Covid, un allungamento della Naspi, un contributo straordinario. Per adesso – ammette Patti – non c’è niente di concreto sul tavolo”.

La situazione

E in tanti a Messina e nelle zone colpite pensano che non tutti, a Roma, abbiano compreso le proporzioni del disastro. “È saltato il lungomare, chilometri e chilometri di strada sono stati cancellati, il mare si è mangiato tutto, ha eroso la parte produttiva di un territorio che vive solo di stagionalità – è la sintesi drammatica del segretario messinese –. Senza contare che la ferrovia serviva solo i pendolari della zona. I danni stimati per la Sicilia sono di un miliardo di euro, 300 milioni per il nostro territorio, ma sia la protezione civile sul calcolo generale che il comune parlano di una sottostima. Il rischio concreto – ci conferma – è che queste attività non riprenderanno per qualche anno”.

La situazione è drammatica. “La ferrovia tra Catania e Messina è bloccata, bloccata la maggior parte delle strade. L’unico collegamento viario agibile in questo momento lungo la riviera messinese, circa dieci comuni, è una piccola statale che normalmente è a senso unico. Adesso, per l’emergenza, è stato introdotto il doppio senso di circolazione. Il problema è che con il doppio senso è impossibile parcheggiare l’auto o consentire agli autobus sostitutivi del treno di fare le fermate senza bloccare il traffico. Un caos totale che rischia di nuocere gravemente anche agli esercizi rimasti aperti. È chiaro – ci spiega Patti – che se il cittadino non può parcheggiare non può neanche fare acquisti”.

L’unica cosa da salvare, racconta Patti, è stata la tempestività con cui hanno emanato “l’allerta rossa. Una decisione che ha salvato vite umane. Le persone hanno capito, si sono allontanate dalla zona a rischio, le scuole sono rimaste chiuse, anche se per i negozi non c’è stato niente da fare. È stato tutto inutile, le barriere di sacchi di sabbia, le precauzioni. In un attimo è stata travolta ogni cosa”.

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