PHOTO
Passare dall’Italia alla Francia, dalla Germania al Belgio o dalla Slovenia all’Austria senza fermarsi a un posto di frontiera è diventato un gesto normale. Ma dietro quella normalità c’è uno dei progetti politici più ambiziosi della storia europea: lo spazio Schengen.
Il nome viene da un piccolo villaggio del Lussemburgo, al confine con Francia e Germania. È qui che il 14 giugno 1985 Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmarono l’Accordo di Schengen. Cinque Stati sovrani decisero di fare qualcosa che fino ad allora sembrava impossibile da immaginare: eliminare progressivamente i controlli alle frontiere che li separavano.
L’area più vasta al mondo
Nel 1990 venne firmata la Convenzione di Schengen, che definì le modalità concrete per applicare quell'accordo. Da allora il progetto si è progressivamente allargato fino a diventare la più vasta area di libera circolazione al mondo.
Oggi lo spazio Schengen comprende 29 Paesi: 25 Stati membri dell'Unione europea e i quattro Paesi dell'Associazione europea di libero scambio, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
Dal primo gennaio 2025 ne fanno pienamente parte anche Bulgaria e Romania. Restano invece fuori Cipro, dove i controlli alle frontiere interne non sono ancora stati eliminati, e l'Irlanda, che non aderisce, perché mantiene una speciale Area di libera circolazione con il Regno Unito. Aderire avrebbe imposto la creazione di un confine controllato con l'Irlanda del Nord
Libertà di movimento
Il vantaggio di Schengen è soprattutto uno: la libertà di movimento. Oltre 450 milioni di persone possono attraversare le frontiere interne dei Paesi aderenti senza sottoporsi ai controlli di frontiera. È una libertà che riguarda concretamente la vita quotidiana di milioni di europei.
Oggi lo spazio Schengen si estende per oltre 4 milioni di chilometri quadrati e comprende 29 Paesi, per una popolazione di oltre 450 milioni di persone. Quasi 1,7 milioni di persone vivono in uno Stato dell'area Schengen e lavorano in un altro. Ogni anno vengono effettuati circa 1,25 miliardi di viaggi all'interno dell'area.
Sono numeri che raccontano meglio di qualsiasi definizione cosa significhi Schengen. La frontiera non scompare fisicamente, ma smette di essere, nella vita ordinaria, un ostacolo alla mobilità. È anche per questo che è considerato un elemento fondamentale del mercato unico europeo. La libertà di circolazione facilita il lavoro transfrontaliero, gli spostamenti professionali, lo studio e il turismo e produce vantaggi economici per cittadini e imprese.
Non è quindi soltanto una comodità per chi va in vacanza. È una delle infrastrutture politiche ed economiche sulle quali si regge l'integrazione europea.
Non solo cittadini europei
La libertà di circolazione all'interno dell'area riguarda anche i cittadini di Paesi terzi che vivono regolarmente nell'Unione europea o che vi si recano per turismo, studio o lavoro.
Chi si trova regolarmente nello spazio Schengen può attraversare le frontiere interne senza essere sottoposto ai controlli di frontiera previsti per l'ingresso nell'area. Alle frontiere esterne, invece, valgono regole comuni. Per chi arriva da Paesi terzi e deve soggiornare per un breve periodo esiste una politica europea comune dei visti. È proprio questa la logica di fondo di Schengen: meno controlli all'interno, più coordinamento all'esterno.
L’abolizione dei controlli non significa meno sicurezza
Schengen non nasce per rendere le frontiere meno sicure. Al contrario, l'abolizione dei controlli interni è stata accompagnata dalla costruzione di strumenti comuni di sicurezza. Gli Stati devono cooperare attraverso le forze di polizia, le autorità doganali e quelle che controllano le frontiere esterne.
Uno degli strumenti fondamentali è il Sistema d'informazione Schengen, il Sis. Le autorità dei diversi Paesi possono utilizzarlo per inserire e consultare segnalazioni relative a persone e oggetti ricercati o scomparsi.
La cooperazione riguarda anche lo scambio diretto di informazioni tra le forze di polizia, l'assistenza operativa reciproca, la sorveglianza transfrontaliera delle persone sospettate e, in determinate circostanze, l'inseguimento transfrontaliero dei criminali. Il principio è dunque quello di sostituire il controllo sistematico della persona alla frontiera con una maggiore cooperazione tra le autorità.
Questo sistema è considerato particolarmente importante nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla tratta di esseri umani. A protezione delle frontiere esterne opera inoltre Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Accanto al Sis funzionano o sono in fase di sviluppo altri strumenti informatici, tra cui il Visa information system, il sistema di ingressi/uscite e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi.
Da Schengen a Maastricht
Schengen nasce come accordo tra governi, ma la sua storia si intreccia progressivamente con quella dell'Unione europea. Un passaggio decisivo arriva con il Trattato di Maastricht del 1992, che introduce la cittadinanza dell'Unione europea e sancisce il diritto delle persone di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Il Trattato di Lisbona conferma successivamente questo diritto e ribadisce la libertà di movimento di persone, beni, servizi e capitali all'interno dello spazio europeo.
L'esperimento Schengen assume così un significato che va oltre la semplice eliminazione dei controlli alle frontiere. Stati sovrani scelgono di rinunciare a una parte del controllo fisico dei propri confini interni sulla base della fiducia reciproca e di regole comuni. È una delle forme più concrete assunte dall'integrazione europea.
Quando tornano i controlli
Schengen non è irreversibile. Il Codice delle frontiere prevede la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli quando si verifica una minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza interna.
La regola generale resta la libera circolazione. Il ritorno dei controlli dovrebbe quindi rappresentare una misura eccezionale e temporanea, una extrema ratio.
In caso di minaccia grave, lo Stato interessato deve notificare la propria intenzione alla Commissione europea e agli altri Paesi dell'Unione. In altre circostanze eccezionali, che mettano a rischio il funzionamento complessivo dello spazio Schengen, il Codice prevede anche un ruolo del Consiglio dell'Unione europea.
Un punto è fondamentale: reintrodurre i controlli non significa necessariamente chiudere una frontiera. I collegamenti possono continuare a essere garantiti e la libera circolazione rimane il principio generale. Ma i dati raccontano altro: la sospensione è diventata progressivamente uno strumento di politica interna sempre più utilizzato dagli Stati europei.
Dal 2015 la pressione aumenta
Nell'ultimo decennio anni, infatti, il sistema è stato sottoposto a pressioni sempre maggiori. Prima gli attentati terroristici e gli ingenti flussi migratori del 2015-2016. Poi la pandemia di Covid-19, che ha prodotto un'impennata senza precedenti delle notifiche.
Negli anni compresi tra il 2006 e il 2014 le reintroduzioni dei controlli erano state 35. Dal 2015 a oggi hanno superato quota 400. Tra il 2020 e il 2022, durante l'emergenza sanitaria, si sono registrate quasi 190 notifiche.
Il dato parla di circa 500 notifiche complessive in vent'anni, ma va letto correttamente: non significa che Schengen sia stato sospeso 500 volte. Sono le comunicazioni con cui i singoli Stati hanno annunciato la reintroduzione o la proroga dei controlli alle frontiere interne.
Italia, Slovenia e il ritorno delle frontiere
Anche l'Italia ha reintrodotto i controlli. Il primo caso, il più significativo e ben prima dell’affare Ceuta, riguarda la frontiera con la Slovenia, dove le verifiche sono state introdotte nell'ottobre 2023 e successivamente prorogate. Nel 2026 la misura è prevista fino al 18 dicembre.
Le motivazioni indicate dall'Italia riguardano soprattutto l'immigrazione irregolare lungo la rotta balcanica, le reti di traffico di migranti e il rischio di infiltrazioni di persone legate a organizzazioni terroristiche.
Anche qui, però, il confine non viene chiuso. Le autorità possono fermare e identificare le persone in ingresso attraverso controlli a campione o a flusso scorrevole.
La Slovenia ha invece scelto una strada differente: nel giugno 2026 ha revocato i controlli alle frontiere interne con Croazia e Ungheria, puntando su altre forme di sorveglianza, sulle cosiddette misure compensative e sulla cooperazione tra le forze di polizia.
Il caso Italia-Spagna
La crisi di Ceuta, in realtà, non ha fatto altro che riportare la questione al centro dell'attenzione. Dopo l'afflusso di migranti verso l'enclave spagnola in territorio nordafricano, l'Italia ha reintrodotto temporaneamente i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. La misura, inizialmente prevista per un periodo limitato, è stata poi prorogata.
Il caso è particolarmente significativo perché una crisi che nasce sulla frontiera esterna dell'Unione europea produce conseguenze su una frontiera interna dello spazio Schengen.
E la questione non è soltanto tecnica. La vicenda si è trasformata anche in uno scontro politico tra Roma e Madrid, inserendosi nella più ampia distanza tra il governo di Giorgia Meloni e quello di Pedro Sánchez sulla gestione delle migrazioni e sul ruolo dell'Europa.
Il paradosso di Schengen
La storia recente di Schengen contiene quindi un paradosso. L'Unione europea ha costruito uno spazio nel quale le frontiere interne hanno perso gran parte della loro funzione. Ma quando arrivano crisi migratorie, emergenze sanitarie, attentati o nuove minacce alla sicurezza, gli Stati tornano a utilizzare proprio quelle frontiere.
Il problema non è che la possibilità di reintrodurre i controlli non esista: è prevista dalle regole europee. Il punto è quanto spesso l'eccezione venga utilizzata e quanto a lungo possa durare senza mettere in discussione la funzione stessa dello spazio senza frontiere.
Schengen nasce dalla fiducia reciproca tra Stati. La sua sicurezza non dipende quindi soltanto dalla capacità di controllare una frontiera, ma dalla capacità di cooperare quando quella frontiera non viene più controllata.
Perché Schengen è importante
La libera circolazione è una delle libertà più concrete costruite dall'Unione europea. Schengen non è soltanto un accordo sulla gestione delle frontiere. È un pezzo della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone e uno degli strumenti che rendono concretamente possibile il mercato unico.
La sfida per l'Europa è tenere insieme le due esigenze su cui il sistema è stato costruito: sicurezza delle frontiere esterne e libertà di movimento all'interno.
Perché se la risposta alle crisi diventa sistematicamente il ritorno dei confini nazionali, il rischio non è soltanto quello di rendere più complicati i viaggi. È quello di indebolire una delle conquiste più visibili dell'integrazione europea.






























