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Il ministero dell’Interno del Marocco sostiene che sono 11 le persone morte nel tentativo di raggiungere l'exclave spagnola di Ceuta la scorsa settimana. Il bilancio delle autorità spagnole è invece di 72 morti. Un balletto di cifre che conferma come si stia speculando a scopi politici internazionali sulla pelle dei migranti. In questo caso, inoltre, si moltiplicano le fonti secondo le quali la traversata a nuoto di migliaia di persone per raggiungere Ceuta sia stata “sollecitata” ad hoc dalle autorità marocchine, con l’appoggio statunitense e israeliano, per attaccare il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, per le sue politiche migratorie e per essere l’unica voce fuori dal coro europeo a rispondere secchi “no” al presidente Donald Trump e al suo entourage internazionale.
Tutto si ascriverebbe inoltre al tentativo trumpiano, e non solo, di affossare l’Unione europea. Ancor di più la tesi pare poco peregrina se si guarda alla reazione della presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni, la quale ha immediatamente sospeso gli accordi di Schengen con la Spagna sulla libera circolazione dei cittadini. L’Italia guida altri Paesi europei che hanno chiesto lo stesso provvedimento. È però curioso che Paesi confinanti con la Spagna, come Portogallo e Francia, non abbiano fatto altrettanto, benché teoricamente più interessati a maggiori controlli alle frontiere.
Italia capofila nella corsa ai “return hub”
E ancora, quanto accaduto (o fatto accadere) ha portato alla riunione dei ministri dell’Interno europei che si terrà domani e che vedrà al centro il modello inaugurato proprio da Meloni con gli hub per migranti in Albania per esternalizzare le frontiere.
Un portavoce della Commissione europea ha fatto sapere che la Commissione stessa “è pronta a valutare proposte compiute, basate sulla cooperazione strategica con i nostri partner lungo l'intero percorso e in linea con il quadro giuridico". Tra i sostenitori delle proposte italiane vi sono la Danimarca, i Paesi Bassi e un’altra lista fin troppo nutrita di membri Ue che si preannuncia come maggioranza in caso di voto.
Già due mesi fa il Parlamento europeo aveva usato il regolamento europeo sui rimpatri per legittimare e andare verso la diffusione degli accordi con Paesi terzi, così che un gruppo di membri avrebbe già individuato una lista di sedi per gli hub europei e a sostenerli sono arrivati 19 membri Ue. L’esito è una lettera di incoraggiamento alla Commissione affinché sostenga gli sforzi dei Paesi che già stanno progettando i propri 'return hub'. Tra questi Paesi non ci sono ancora una volta Francia, Portogallo, Spagna, ma anche il Lussemburgo.
Il tutto potrebbe non essere a costo zero per l’Unione, perché c’è chi nel Parlamento europeo sta già ipotizzando l'utilizzo dei fondi Ue per l’operazione di esternalizzazione, che quindi non sarebbe a solo carico dei singoli ma Paesi, ma ben sponsorizzata dalle casse europee.
Ancora una volta assistiamo all’uso dei migranti come carne da macello che si fa strumento di distrazione nelle mani di chi vuole fare credere che la soluzione a tutti i problemi dei cittadini sia lo stop alle migrazioni. Cosicché non dilaghi la coscienza che quello che rende tante vite dure, o insoddisfacenti, o addirittura impossibili e ci rende insicuri risiede nelle crisi internazionali e belliche, nella mancanza di lavoro o di lavoro dignitoso, di istruzione e sanità, nella perdita dei diritti.
Se aggiungiamo le campagne elettorali, come quella eterna in Italia e rafforzata dalle urne che potrebbero aprirsi tra meno di un anno, o quella di Trump per le midterm di novembre, o, ancora, quella del primo ministro Benjamin Netanyhau che, voglia o non voglia, a ottobre dovrà affrontare le elezioni legislative dopo il 7 ottobre 2023 e il genocidio palestinese, non possiamo che constatare la disumanità in questo uso strumentale di vite umane.
























