Dopo la morte di Pasquale Andriotta i driver sono tornati a scioperare. Alla prefettura di Piacenza hanno mostrato le immagini del deposito e denunciato carichi di lavoro, caldo e problemi di sicurezza. Sullo sfondo un’altra questione: un ispettorato del lavoro chiamato a vigilare su quasi 25 mila imprese con una manciata di ispettori.

Pacchi ovunque

Ci sono i pacchi. Ovunque. Impilati uno sull’altro, appoggiati a terra, ammassati attorno ai nastri e alle postazioni di lavoro. In alcuni punti lasciano corridoi stretti tra una catasta e l’altra. In una delle fotografie, sul fondo, si distingue chiaramente una porta indicata dalla segnaletica verde come uscita di emergenza e, nella zona immediatamente antistante, colli e attrezzature.

Sono alcune delle immagini del magazzino Brt di Caorso che questa mattina i lavoratori hanno portato dentro la prefettura di Piacenza. Le fotografie da sole non consentono di stabilire se siano state violate specifiche norme di sicurezza. Per questo servono sopralluoghi e verifiche tecniche.

Ma documentano certamente un deposito fortemente congestionato e accompagnano una denuncia molto precisa dei lavoratori: in quelle condizioni, sostengono, gli spazi di sicurezza sarebbero ridotti e in alcuni momenti anche le uscite di emergenza finirebbero circondate o ostacolate dai pacchi.

È su questo che la Filt Cgil ha chiesto alla prefettura di intervenire. La protesta arriva ventiquattr’ore dopo la morte di Pasquale Andriotta, il driver di 42 anni stroncato da un malore durante una consegna a Piacenza. Andriotta lavorava nell’appalto Brt e il suo contratto a termine era in scadenza. I suoi colleghi stavano scioperando proprio contro i carichi di lavoro, la carenza di personale e un’organizzazione giudicata ormai insostenibile.

Qui il driver fa anche il facchino

Oggi lo sciopero è proseguito e si è spostato davanti alla prefettura. Durante l’incontro i lavoratori hanno raccontato anche un’altra particolarità dell’organizzazione di Caorso. Secondo quanto riferito dalla Filt Cgil, il driver non si limita a prendere il furgone e partire per il proprio giro di consegne: deve prima caricarlo. Un’attività che, nei giorni con maggiori volumi, può richiedere anche un’ora o due.

In altre piattaforme della corrieristica esistono squadre dedicate al caricamento e il driver trova il mezzo già preparato. A Caorso le due attività si sommano: movimentare i colli, caricare il mezzo e poi iniziare la giornata sulla strada, con decine di fermate e consegne da effettuare.

Caldo infernale

Altra denuncia dei lavoratori: non c’è aria condizionata. Un elemento tutt’altro che secondario nei giorni in cui le temperature esterne superano abbondantemente i trenta gradi. Non significa, ed è necessario ribadirlo, che queste condizioni abbiano causato il malore fatale di Andriotta. A dirlo potranno essere soltanto gli accertamenti. Significa però che le condizioni di quel luogo di lavoro meritano di essere controllate.

Ed è qui che la vicenda di Caorso incontra un problema molto più grande. Pochi ispettori per quasi 25 mila imprese. Quando la delegazione ha chiesto verifiche sul magazzino, durante il confronto in prefettura è emersa anche la questione della carenza di personale dell’ispettorato territoriale del lavoro. I numeri aiutano a capire le dimensioni del problema.

Pochi ispettori, pochi controlli

Nel 2025 in provincia di Piacenza risultavano 24.681 imprese attive. Nello stesso anno l’ispettorato ha effettuato 734 accessi. L’organico indicato nel bilancio dell’attività comprendeva 32 persone complessivamente e appena 12 funzionari ispettivi effettivi, affiancati dal nucleo carabinieri dell’ispettorato.

È bene non trasformare questi numeri in una divisione troppo semplice: l’attività è selettiva, si concentra sui settori e sulle situazioni considerate a maggior rischio e comprende interventi di diversa natura. Ma la sproporzione resta evidente.

Quale vigilanza?

Se si confrontano soltanto le 734 imprese controllate con le quasi 25 mila attive, si arriva a meno del 3 per cento in un anno. Ed è lo stesso ispettorato a segnalare quanto il fronte della sicurezza sia impegnativo: nel 2025 le violazioni prevenzionistiche accertate a Piacenza sono salite da 289 a 513, con un aumento del 77,5 per cento. Quindi da una parte aumentano le irregolarità individuate, dall’altra c’è una struttura che deve controllare un territorio industriale e logistico enorme con risorse limitate.

È questa la contraddizione denunciata dai sindacati: possiamo moltiplicare le norme sulla sicurezza, inasprire le sanzioni e dichiarare dopo ogni morte che servono più controlli. Ma se chi deve entrare nelle aziende e quei controlli deve materialmente farli è troppo poco, la vigilanza capillare diventa nei fatti quasi impossibile.

La richiesta: un controllo nel deposito

E Piacenza, con uno dei principali poli logistici del Paese, è un osservatorio particolarmente significativo. Nel 2025 il settore trasporto e logistica ha rappresentato circa il 14 per cento dell’attività ispettiva provinciale. La prefettura, secondo quanto riferito dalla Filt Cgil al termine dell’incontro, si è fatta carico della segnalazione e della richiesta di verifiche.

È probabilmente questo il punto da cui ripartire. Perché dopo la morte di Pasquale Andriotta è necessario accertare cosa sia successo a lui. Ma sarebbe un errore fermarsi lì. Bisogna entrare nel magazzino. Bisogna verificare se quelle vie di fuga siano sempre libere, come vengano gestiti i picchi di pacchi, quali siano gli spazi disponibili, quali temperature si raggiungano nelle ore più calde. Bisogna capire quanto tempo un driver trascorra a caricare il furgone prima di partire, quanti colli movimenta, quanti ne consegna e come cambiano i carichi quando una parte dei lavoratori sciopera.

Prima dell’incidente

La sicurezza comincia prima dell’incidente. Ed è precisamente per questo che servono ispettori in numero sufficiente per andare a vedere cosa succede nei luoghi di lavoro quando ancora non è successo niente. Questa mattina, usciti dalla prefettura, i lavoratori sono andati al monumento ai Caduti sul lavoro di Piacenza e hanno deposto una corona di fiori. Un omaggio a Pasquale e a chi è morto lavorando.

Ma le fotografie portate poche ore prima dentro il palazzo del governo pongono una domanda che riguarda chi invece domani mattina tornerà dentro a quel magazzino: quelle condizioni sono sicure? Adesso qualcuno deve andare a verificarlo.