Uno sciopero e un presidio davanti alla prefettura di Piacenza, il giorno dopo la morte ieri (31 agosto) di Pasquale Andriotta, driver precario dell’appalto Brt. Li hanno messi in atto i lavoratori, i colleghi di Pasquale, per protestare contro le condizioni di lavoro insostenibili, i carichi, il caldo, la poca sicurezza all’interno del magazzino Brt di Caorso.

Senza sicurezza

Una situazione illustrata anche con immagini da una delegazione composta da Filt Cgil, lavoratori e sindacati Uil, Usb e Sicobas, ricevuta dai rappresentanti della prefettura, che si sono impegnati a farsi carico delle segnalazioni: pacchi accumulati in numerosi punti del magazzino, anche in prossimità delle uscite antincendio, spazi di lavoro congestionati e un ambiente nel quale non è presente un sistema di climatizzazione, nonostante le temperature elevate di questi giorni.

“Abbiamo riportato alla prefettura una situazione che denunciamo da tempo e che riguarda più in generale il sistema degli appalti, ma che a Caorso ha raggiunto livelli che riteniamo non più sostenibili – spiega in una nota la Filt Cgil di Piacenza –. Abbiamo chiesto che vengano effettuati controlli puntuali sulle condizioni di sicurezza e sull’organizzazione del lavoro. Sappiamo delle difficoltà determinate anche dalla carenza di personale dell’ispettorato territoriale del lavoro, ma proprio per questo riteniamo necessario che tutte le istituzioni competenti vengano coinvolte”.

Smistamento merci

Tra le questioni sollevate anche l’organizzazione del lavoro dei driver: secondo quanto denunciato dalla Filt, quello di Caorso sarebbe uno dei pochi magazzini della corrieristica nei quali il driver, prima di iniziare il giro delle consegne, deve occuparsi direttamente anche dello smistamento merci per il proprio furgone.

“Significa che un lavoratore può trascorrere anche un’ora o due all’interno del magazzino a movimentare e caricare i pacchi prima ancora di partire per le consegne – sottolinea la Filt Cgil di Piacenza –. In altre realtà questa attività viene svolta da personale dedicato e il driver trova i colli già predisposti. Qui invece al lavoro di consegna si somma quello di facchinaggio. È uno degli elementi che incide sui carichi complessivi e sui ritmi della giornata ed è il lavoro che ha dovuto fare Pasquale prima di iniziare il turno di consegne”.

La delegazione ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di verificare attentamente i sistemi di prevenzione e gestione delle emergenze. I lavoratori hanno ricordato quanto accaduto circa due mesi fa in un magazzino Brt nell’area della Bovisa, a Milano, dove secondo quanto riferito e documentato durante un incendio alcuni addetti sarebbero intervenuti con gli estintori. Un episodio che per la Filt rende ancora più urgente verificare che vie di fuga, presidi e impianti antincendio siano sempre pienamente accessibili e funzionanti.

Solo dopo una tragedia

“Dopo quello che è successo a Pasquale non intendiamo avanzare conclusioni sulle cause della sua morte che spetterà agli accertamenti chiarire – affermano ancora la nota sindacale -. Ma non possiamo neppure accettare che le denunce sulle condizioni di lavoro vengano considerate soltanto dopo una tragedia. Pacchi davanti alle uscite di emergenza, caldo nei magazzini, carenza di personale, driver che devono caricare per ore il proprio mezzo e poi affrontare il giro delle consegne sono questioni concrete sulle quali chiediamo verifiche e risposte concrete”.

Dopo l’incontro in Prefettura, lavoratori e rappresentanti sindacali hanno reso omaggio a tutte le vittime e ricordato Pasquale Andriotta al monumento dedicato ai Caduti sul lavoro. “È stato un gesto che abbiamo voluto compiere insieme – conclude la Filt Cgil –. Pasquale è morto mentre lavorava e oggi i suoi colleghi hanno scioperato anche per chiedere che lavorare non significhi mettere a rischio la propria salute e la propria sicurezza. Adesso chiediamo che alle parole seguano i controlli e gli interventi necessari”.