No al raduno europeo dei naziskin in Trentino. Ci risiamo. Anche questa volta per l’evento “Ritorno a Camelot 2026”, previsto dal 3 al 6 settembre, i neonazisti hanno scelto di ambientare la loro rimpatriata tra valli, montagne e castelli, nella frazione di Pietramurata, comune di Dro. Gli ingredienti tradizionali della galassia nera che appesta l’Italia ci sono tutti: quel Veneto Fronte Skinheads che resta la prima linea del neonazismo nostrano e la retorica improbabile di torri merlate, leggende, foreste, birra e salsiccia tipica di quelle latitudini politiche. A prenotare un posto stavolta anche Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.

L’appello della società civile per dire “No al raduno dei nazisti”

Il manifesto che annuncia il raduno

E allora, di nuovo e più forte ancora, c’è stato chi ha gridato e grida “No al raduno”. A dirlo con fermezza un appello firmato da decine di associazioni, partiti e singoli esponenti della società civile che ieri a Trento era stato consegnato alla prefetta Isabella Fusiello. E che è rimasto lettera morta, perché il raduno alla fine si farà. A nulla sono valse le parole firmate, tra gli altri, da Cgil Cisl e Uil della provincia, l’Anpi, le Acli, l’Arci e tante altre sigle. Alla prefetta e al presidente della provincia autonoma Maurizio Fugatti era stato chiesto che, “nel rispetto della Costituzione e delle normative italiane, nonché al fine di evitare ogni rischio per l’ordine pubblico e ogni possibile violazione della legge, il raduno non venga autorizzato”. Tanto più che il 5 settembre in Trentino è prevista la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per “celebrare l’ottantesimo anniversario dell’accordo Degasperi-Grüber che, dopo l’occupazione nazifascista del Trentino e del Sudtirolo, hanno garantito grazie all’Autonomia speciale il progressivo rinsaldarsi di vincoli di solidarietà, convivenza ed integrazione tra popolazioni di lingua diversa”. 

L’appello, tuttavia, è rimasto inascoltato e quindi i promotori manifesteranno a Pietramurata il 3 settembre alle ore 17:00. “Manifesteremo democraticamente e pacificamente il nostro dissenso organizzando un presidio ed un corteo di resistenza democratica – si legge nella conclusione del documento –. Perché oggi, come ottantuno anni fa, il Trentino vuole continuare ad essere una terra libera da ogni forma di nazifascismo”.

Cgil del Trentino: “Non si possono ammettere posizioni sfumate, accomodanti né ambigue”

La linea è “no pasarán” perché, spiega la Cgil in una nota, in una situazione così grave “non si possono ammettere posizioni sfumate, accomodanti né ambigue. Di fronte a questo appuntamento e alle idee illiberali e antidemocratiche che promuove non ci si può limitare ad un controllo formale degli adempimenti burocratici. Quelle idee sono contro la Costituzione”.

“Il ‘Festival ritorno a Camelot’ – scrive la Cgil – è un raduno di persone che si ispirano ad idee naziste e fasciste, del tutto inconciliabili con le libertà democratiche e i valori che stanno alla base della nostra Costituzione e della nostra Autonomia. Ospitare in Trentino una manifestazione di questo tipo è impensabile ed inaccettabile”.