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L’Immigration and Customs Enforcement, conosciuta come Ice, è una delle agenzie federali più temute e controverse degli Stati Uniti. Istituita nel 2003 all’interno del dipartimento per la Sicurezza interna, sull’onda lunga dell’11 settembre, Ice nasce con l’obiettivo dichiarato di far rispettare le leggi sull’immigrazione e contrastare i traffici illegali. In poco più di vent’anni si è trasformata in una macchina repressiva con oltre 20 mila agenti, poteri estesi e un raggio d’azione che va ben oltre i confini nazionali.
Trump soffia sul fuoco
Gli omicidi di Alex Pretti e di Renee Good sono solo gli ultimi terribili episodi di una escalation che sta terrorizzando gli Stati Uniti da quando alla Casa Bianca risiede Donald Trump. In un post sul suo Truth Social ha scritto: “Tragicamente, due cittadini americani hanno perso la vita a causa del caos provocato dai Democratici. Le Città Santuario e gli Stati gestiti dai Democratici si rifiutano di collaborare con l’Ice, e stanno anzi incoraggiando gli agitatori di sinistra a ostacolare illegalmente le loro operazioni per arrestare i peggiori tra i peggiori!”. Così facendo, ha aggiunto il presidente americano, “i Democratici stanno anteponendo i criminali immigrati clandestini ai cittadini rispettosi della legge e contribuenti, creando situazioni pericolose per tutti i soggetti coinvolti”.
Non ai confini ma dentro le città
A differenza della Border Patrol, Ice opera soprattutto all’interno del paese. Entra nelle città, nei quartieri popolari, nei luoghi di lavoro. E lo fa spesso senza uniformi riconoscibili, con arresti improvvisi e modalità che, secondo numerose organizzazioni per i diritti civili, alimentano paura e insicurezza più che legalità. “È un sistema costruito per intimidire”, denunciano da anni associazioni come Aclu, che parlano apertamente di violazioni del quarto emendamento e di uso arbitrario della forza.
Operazioni di massa e vittime civili
Le cronache recenti hanno riacceso i riflettori sull’agenzia. Operazioni come la cosiddetta “Operation Metro Surge” nel Midwest hanno portato a migliaia di arresti e a episodi mortali che hanno coinvolto civili, anche cittadini statunitensi. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, in più casi gli agenti hanno agito senza mandati validi, entrando in abitazioni private e fermando persone poi risultate estranee a qualsiasi reato. Un modus operandi che ha scatenato proteste e richieste di indagini indipendenti.
Profilazione e detenzione come sistema
Non si tratta di casi isolati. Report di Associated Press e inchieste del Guardian raccontano di detenzioni arbitrarie, profilazione razziale, abusi nei centri di detenzione e condizioni disumane per i migranti reclusi. Ice è stata più volte accusata di colpire in modo sproporzionato le comunità nere e latinoamericane, contribuendo a un clima di terrore quotidiano. “Viviamo con la paura costante di un raid”, raccontano attivisti e residenti, “anche chi ha documenti in regola può finire nel mirino”.
Sicurezza o sospensione dei diritti
L’agenzia rivendica risultati nella lotta al crimine transnazionale e alla tratta di esseri umani. Ma il prezzo pagato in termini di diritti, trasparenza e fiducia democratica è altissimo. Ice opera con un livello di autonomia e opacità che molti osservatori definiscono incompatibile con uno stato di diritto. Negli Stati Uniti il dibattito è aperto, e sempre più voci chiedono una riforma radicale, se non lo smantellamento, di un apparato che sembra rispondere più alla logica della paura che a quella della giustizia.


























