Sono 50 mila i posti di lavoro che la Volkswagen, il più grande produttore europeo di automobili, taglierà in Germania entro il 2030. Ad annunciarlo è stato l'amministratore delegato Oliver Blume, in una lettera inviata agli azionisti in occasione della presentazione dei risultati annuali. La riduzione, afferma l’azienda, avverrà in modo “socialmente responsabile”, utilizzando strumenti come “pensionamenti regolari, programmi di pensionamento graduale e accordi volontari di fine rapporto”.

“Nel 2025 – ha scritto Blume – abbiamo realizzato risparmi per 1 miliardo e siamo sulla strada giusta per raggiungere il nostro obiettivo di risparmiare oltre 6 miliardi di euro annui in tutto il gruppo entro il 2030”. L’anno scorso i posti di lavoro erano calati del 2 per cento, toccando quota 662.900 lavoratori, mentre i tre principali impianti tedeschi avevano ridotto i costi di produzione del 20%.

A motivare la decisione i dazi statunitensi, la concorrenza cinese, la domanda stagnante in Europa e il costoso rinnovamento della controllata Porsche. I tagli riguarderanno l’intero gruppo automobilistico, quindi anche gli altri brand del gruppo (come Audi e Porsche, che dovrebbero contribuire rispettivamente con 7.500 e 3.900 uscite), oltre che la sussidiaria software Cariad.

Lodi, Fiom: “Preoccupati per la componentistica”

“Le notizie e i numeri provenienti da Volkswagen sono estremamente preoccupanti”, commenta il segretario nazionale Fiom Cgil Samuele Lodi: “Lo sono sia perché, a differenza di un anno fa, toccano tutti i brand del gruppo e non solo la casa madre, sia perché coinvolgono l’intero settore della componentistica, che è molto presente nel nostro Paese”.

Sono numerose in Italia, infatti, le aziende fornitrici dell’industria automobilistica tedesca. “La decisione – riprende il dirigente sindacale – rischia di peggiorare una situazione già molto grave. La componentistica è infatti coinvolta dalla strategia di disimpegno dal nostro Paese di Stellantis. Da mesi chiediamo al governo un tavolo unico per la componentistica: è poco utile affrontare le varie crisi tavolo per tavolo, serve una discussione generale che dia una prospettiva e metta in campo vere politiche industriali”.

Tornando a Volkswagen, una particolare attenzione andrà posta per i due marchi italiani, Lamborghini e Ducati, legati alla casa automobilistica tedesca. “Al momento – conclude Lodi – non abbiamo segnali, ma sarà necessario monitorare la situazione e rivendicare la necessità che per questi due importantissimi marchi vengano confermati prospettive e investimenti”.

I numeri 2025 di Volkswagen

I risultati dell’anno scorso evidenziano anzitutto il ritorno del segno positivo per gli utili: nel 2025 è stato di 439 milioni, anche se il risultato netto si è però quasi dimezzato (da 12,4 miliardi a 6,9). Volkswagen ha venduto 9,022 milioni di veicoli, lo 0,2% in meno rispetto al 2024. I ricavi sono scesi dello 0,8% a 321,9 miliardi, il margine operativo lordo si è ridotto da 37,96 a 32,1 miliardi e il risultato operativo è sceso del 53,5% a 8,9 miliardi.

“Nel 2025 abbiamo messo la nuova forza del gruppo Volkswagen sulla strada giusta e mantenuto saldamente la nostra azienda in carreggiata, nonostante i venti contrari a livello globale”, ha affermato l'amministratore delegato. Per il 2026 Volkswagen, ha concluso Blume, prevede di “proseguire con disciplina il lavoro di taglio dei costi e di realizzazione di modelli innovativi”.