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La storia del Sant’Alessio Regina Margherita di Roma è di quelle che hanno dell’incredibile. Un istituto pubblico, fino a poco tempo fa eccellenza nella riabilitazione dei bambini e bambine non vedenti o ipovedenti – e anche nell’aiutare gli adulti ad acquisire autonomia a capacità lavorativa – da 20 mesi circa sta subendo il depauperamento del proprio patrimonio. Si registra la fuga di una parte del personale e l’allontanamento di altri professionisti. Con il tristissimo risultato che i servizi forniti cominciano seriamente a risentirne e a pagarne le conseguenze sono gli utenti e i lavoratori e le lavoratrici.
La situazione è talmente degenerata da costringere i lavoratori e le lavoratrici a convocare, insieme ai sindacati Fp Cgil e alla Uil Fpl Roma e Lazio, e alle associazioni delle persone cieche e ipovedenti e alle famiglie, un presidio giovedì 12 marzo dalle ore 15.30 davanti alla Regione Lazio in difesa del Sant’Alessio Regina Margherita.
Una storia che arriva da lontano
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire. Il Sant’Alessio Margherita di Savoia è “Azienda di servizi alla persona disabile visiva”, si legge nel sito dell’Asp: “Fondata nel 1868 e, da allora, si dedica alla promozione dell’autonomia e dell’inclusione sociale delle persone cieche e ipovedenti, anche con disabilità aggiuntive. Opera attraverso interventi abilitativi e riabilitativi nei campi della salute, dell’educazione, della formazione, del lavoro, dello sport e della qualità della vita in senso ampio”. Peccato che da 20 mesi a questa parte comincia a non essere più garantito quanto si promette.
La destra occupa posti
Venti mesi fa il presidente della Regione Rocca nomina un nuovo direttore e poi un nuovo presidente, di provata fede Fratelli di Italia, se non di ultra destra. Il direttore, Massimo Canu, nasce politicamente a Colle Oppio, è sposato con Maria Teresa Bellucci, viceministra al Lavoro e alle Politiche sociali nel governo Meloni e sembra avere un’antipatia spiccata per i lavoratori e le lavoratrici ipovedenti e non vedenti.
Possibile, si penserà, che il direttore di un istituto per la riabilitazione e la costruzione della vita autonoma di non vedenti e ipovedenti li abbia in antipatia? Strano certo, eppure quale altra spiegazione dare al fatto che i sette collaboratori ipovedenti e non vedenti dell’Istituto da Canu siano stati mandati via?
Con la rimozione dei 9 lavoratori e lavoratrici qualificati non vedenti si sono chiusi progetti e perfino chiusa la web radio. È stata azzerata la comunicazione inclusiva: chiuso l’ufficio marketing/comunicazione e poi l’ufficio stampa. E come per magia è stato accentrata in un’unica persona esterna tutta la comunicazione. Pare senza titoli o esperienza in materia, ma con un passato vicino ad ambienti neo fascisti.
La grande fuga
E che dire dei 19 professionisti sanitari, medici, psichiatri, terapisti, logopedisti che negli ultimi mesi sono andati via? E d’altra parte sono davvero pochi i lavoratori e le lavoratrici che hanno un contratto, molti sono a partita Iva o a contratti brevissimi.
Da mesi manca l’assistente sociale e da ultimo non c’è più chi si occupa della terapia di orientamento, fondamentale per chi non vede: una terapista è in malattia e l’altro rimasto si è dimesso avendo trovato di meglio. E come dare torto a chi percepisce salari al di sotto delle paghe contrattuali? 19,50 euro l’ora per i tecnici sanitari (in media altrove si guadagna sopra i 22 euro) e 31 euro l’ora per i medici mentre fuori la paga oraria supera i 36 euro.
E i servizi?
Come è facilmente immaginabile a pagare il prezzo più alto di questa stagione di “confusione”, e soprattutto di “amichettismo” del direttore Canu, sono gli utenti o gli aspiranti tali. Dei 118 accessi giornalieri alla terapie riabilitative, solo 70 riguardano bambine e bambini, assistere loro è più complesso che assistere adulti. Le liste di attesa sono bloccate e non esiste più il terapista di riferimento ma i piccoli che arrivano per la seduta praticamente ogni volta sono trattati da una nuova persona. E questo non fa certo bene.
Chi traduce i libri scolastici?
Uno dei servizi in passato offerti con tempestività e professionalità era la traduzione in tempo quasi reale dei libri di testo per le scuole. Traduzione dalla parola scritta a quella in rilievo per la lettura dei ragazzi e delle ragazze non vedenti. Canu, con determina 320/2025, ha pensato bene di mandar via chi fino a quel momento svolgeva il servizio di traduzione, quattro lavoratori con dieci anni di esperienza, e di assumerne dieci con zero esperienza a cui sono state fatte svolgere 18 ore di formazione.
Tra questi dieci, tre sono parenti della responsabile della trasparenza, sempre di nomina Canu. “In pratica – ci dice Roberto Scannella della Fp Cgil di Roma Lazio – i parenti di chi deve prevenire l’anticorruzione avrebbero preso il posto di professionisti con esperienza decennale”. Il risultato? Un grande ritardo nella resa accessibile dei libri e il diritto allo studio negato.
Formazione negata
Racconta ancora Scannella che sono stati azzerati i corsi di formazione professionalizzanti per non vedenti, rendendo così impossibile per loro la ricerca di un lavoro. Non si fa più manutenzione ordinaria degli edifici, con il triste risultato che qualche settimana fa una paziente grave è rimasta bloccata in ascensore – l’unico funzionante – insieme ai portantini. Per liberarli sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. E mentre questa è la situazione in poco più di un anno Canu ha speso ben 400 mila euro in consulenze. Per cosa sono serviti?
La restituzione del salario
Ma la cosa più paradossale è che Canu appena arrivato ha firmato due determine per attivare i fondi per salario accessorio e scatti di anzianità. Dopodiché, però, ha chiesto indietro a ciascun dipendente, anche a quelli andati in pensione, una media di 20 mila euro a testa. Sostiene che gli avanzamenti e le progressioni lineari di carriera non erano corrette e quindi vorrebbe indietro i soldi e retrocedere lavoratori e lavoratrici. “Sono mesi che cerchiamo di intavolare una trattativa, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Lui ha firmato le determine che ora disconosce sostenendo che gliele hanno fatto firmare senza spiegargli cosa fossero”, commenta amaro e arrabbiato Scannella.
Cosa c’è dietro?
Dietro questo sfacelo sembra esserci la strategia di fondo che connota questa destra: quella di una privatizzazione di fatto dei servizi, a partire dalla sanità. La riduzione della capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine più fragili risponde perfettamente a questa logica.






















