Nel quartiere di Eat Street, a sud di Minneapolis, un agente federale ha aperto il fuoco e ucciso un uomo. È accaduto intorno alle 9 del mattino, davanti al locale Glam Doll Donuts, all’angolo tra Nicollet Avenue e 26th Street. La scena è stata documentata da un giornalista di Bring Me The News presente sul posto, che ha raccontato di diversi colpi sparati a distanza ravvicinata.

Un video diffuso nelle ore successive mostra l’uomo colpito apparentemente al petto mentre l’agente si trova a pochi metri da lui. La morte è stata confermata dal capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, che alla Cnn ha dichiarato: “L’uomo colpito a colpi d’arma da fuoco dagli agenti federali è morto”. I testimoni sono stati condotti all’edificio federale Whipple per essere ascoltati.

Si tratta della terza sparatoria che coinvolge agenti federali in città in poche settimane. Un dato che pesa come un macigno in un contesto già segnato da proteste e rabbia diffusa contro le operazioni dell’Ice. Nelle ultime settimane, secondo le organizzazioni locali, una donna di 37 anni è stata uccisa durante un intervento e sono stati fermati anche minori e manifestanti.

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La reazione politica non si è fatta attendere. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha affidato a X un messaggio durissimo dopo aver parlato con la Casa Bianca: “Il Minnesota ne ha abbastanza. Questa situazione è ripugnante. Il Presidente deve porre fine a questa operazione. Ritiri immediatamente le migliaia di agenti violenti e impreparati dal Minnesota. Subito”.

Minneapolis vive ore di altissima tensione, con una comunità che chiede verità, responsabilità e la fine di quella che viene percepita come una militarizzazione imposta dall’alto. Una ferita che si riapre, ancora una volta, nel cuore di una città simbolo delle battaglie per i diritti civili negli Stati Uniti.

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