Ci risiamo: il governo senza consultare nessuno ha deciso di “rimodulare” per l’ennesima volta i fondi del Pnrr. Ufficialmente l’intento sarebbe nobile: destinare ad altri progetti quelle risorse che rischieremmo di perdere se non si riuscisse a spenderle per realizzare progetti entro la scadenza del luglio 2026.

Sarebbe nobile, dicevamo, perché guarda caso anche in quest’ultima rimodulazione vengono tagliati i fondi per le missioni e i progetti che riguardano il welfare territoriale. Nei giorni scorsi, infatti, sono cominciate ad arrivare ai Comuni lettere contenenti la comunicazione del taglio delle risorse su due capitoli del Pnrr della Missione 5: quelli per i percorsi di autonomia per le persone con disabilità e quelli per l’housing temporaneo per le persone senza dimora. I due interventi valgono complessivamente 960 milioni di euro e puntano a rafforzare i servizi di inclusione sociale e abitativa. Ebbene, di quei 960 il taglio ammonta a circa 610 milioni, stiamo parlando dei due terzi del totale.

Se taglio è arrivato, si dirà, vuol dire che i Comuni non sono riusciti a spendere nei tempi stabiliti: affermazione del tutto opinabile, visto che i dati inseriti nel registro ReGis non sono aggiornati, e visto che la decisione del taglio è stata presa nelle segrete stanze del governo e non dalla cabina di regia prevista dall’Europa e nemmeno in un confronto da governo ed enti locali.

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Non è un caso infatti che Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, abbia preso carta e penna e abbia inviato una lettera alla ministra del Lavoro e del Welfare Calderoni e a quello con delega al Pnrr Foti. “È indispensabile sospendere qualsiasi comunicazione di definanziamento relativa ai progetti Pnrr degli ambiti territoriali sociali e dei Comuni sulle misure dedicate alla disabilità e all’housing temporaneo, per garantire l’ordinata prosecuzione delle attività in corso e il buon esito complessivo degli interventi”. Così scrive Manfredi che aggiunge: “Queste lettere stanno suscitando grande allarme e stupore, in quanto raggiungono Comuni e Ats che stanno portando avanti i propri interventi, garantendone la conclusione entro le scadenze finali previste dal Pnrr, e stanno provvedendo al caricamento dei relativi dati sulla piattaforma ReGis”.

Il presidente dell’Anci chiede che gli errori commessi vengano corretti, scrive infatti: “Qualora nelle scelte effettuate con la rimodulazione siano stati compiuti errori è necessario che il ministero se ne faccia carico, garantendo la continuità delle misure. Comuni e Ats devono poter proseguire senza soluzione di continuità, nel rispetto delle tempistiche generali previste dal Pnrr”.

Speriamo che la correzione arrivi tempestiva, anche se c’è da dubitarne. In realtà da quando Meloni siede a Palazzo Chigi si è perso il conto del numero delle revisioni e delle rimodulazioni che il governo ha fatto, ma tutte con la stessa caratteristica. Si tagliano i fondi per la realizzazione di infrastrutture sociali, dagli asili nido alle case di comunità ai servizi per gli anziani, con il conseguente spostamento di risorse verso lo stesso capitolo di spesa: incentivi alle imprese.

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Anche in quest’ultimo intervento non è difficile scoprire dove vengono messi 610 milioni di euro: si taglia il welfare territoriale e contemporaneamente aumentano gli incentivi alle imprese. Certo, non c’è scritto da nessuna parte la destinazione delle risorse tagliate ma siccome 2 più 2 continua a fare 4….

Per di più, è bene ricordare che non solo gli incentivi alle imprese non hanno condizionalità, ma Meloni e i suoi hanno fatto saltare anche le due previste per rispettare le richieste dell’Europa di utilizzare i fondi del Pnrr per ridurre i divari: i vincoli dell’occupazione giovanile e femminile.

L’amara verità è che il governo di destra fin dall’inizio ha cercato in tutti i modi di modificare surrettiziamente il Pnrr italiano che era stato scritto dall’allora presidente del Consiglio Draghi e approvato dall’Europa. Da una revisione all’altra si è ridotto il più possibile gli investimenti verso qualunque cosa avesse l’odore del pubblico e dei beni condivisi. Ed anche in questo caso non si soni smentiti: tagli al welfare pubblico territoriale a favore di imprese private, in spregio alla Costituzione e all’interesse dei cittadini e delle cittadine.

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