La giornata internazionale della salute, voluta dall’Onu nel 1948 e iniziata a celebrarsi dal 7 aprile del 1950 per festeggiare la nascita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, quest’anno in Italia cada a pochi giorni dalla pubblicazione del Focus dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio “Pubblico e privato in sanità: il finanziamento, la produzione e le imprese”. A leggerlo c’è davvero da rimanere amareggiati e preoccupati.

Amareggiati perché ancora una volta non si può far altro che registrare quanto il precetto costituzionale dell’articolo 32 sia disatteso, così come disatteso è il principio di universalismo previsto dalla Legge che istituì il Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Preoccupati perché la privatizzazione della sanità procede imperterrita e silenziosa.

Un sistema ibrido

Quello italiano, come quello di altri paesi europei, è un sistema sanitario ibrido: pubblico e privato. La questione è che la quota di privato aumenta, sia quella acquistata dal pubblico che quale pagata direttamente dalle famiglie, mentre il finanziamento pubblico diminuisce. Secondo l’Upb “quasi un terzo della spesa pubblica è destinato a servizi erogati da fornitori privati”. Tradotto significa che il Ssn acquista” servizi da soggetti privati. Ospedali, Rsa, laboratori e cooperative che erogano servizi ai cittadini e alle cittadine pagate dal pubblico.

Il finanziamento pubblico

I numeri son lì a dimostrare che quanto raccontato da Meloni “siamo il governo che ha maggiormente finanziato la sanità” è semplicemente una menzogna, sì una menzogna perché dal 2012 a oggi la quota di pil destinato al Fondo sanitario si è gradualmente rimpicciolita fino ad arrivare al 6,3%. In pochi ricordano che secondo l’Oms sotto il 6,5% è a rischio la salute pubblica. Non è peregrino ricordalo oggi visto che la ricorrenza che si celebra proprio dall’Oms è stata istituita per tutelare la salute dei cittadini e delle cittadine del mondo.

Il confronto con l’Europa

Il confronto con l’Europa è quel che dovrebbe far vergognare chi ci governa a cominciare dal ministro della salute Orazio Schillaci che in quanto medico ha pure pronunciato il giuramento di Ippocrate. In Italia il Ssn copre meno di tre quarti della spesa sanitaria complessiva mentre la media europea di attesta un po’ sopra l’80%. Di contro la spesa diretta degli italiani e delle italiane è di ben 9 punti superiore a quella della media europea visto che pagano di tasca propri ben il 23,6%.

E non solo, si legge nel Focus che a queste fonti di finanziamento: “Si affianca il recente e significativo incremento della spesa intermediata da assicurazioni, mutue e fondi sanitari che, pur rimanendo ancora contenuta, ha contribuito a rafforzare ulteriormente il ruolo del mercato nella sanità”.

Il personale a basso salario

Medici, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari, tecnici di laboratorio e potremmo elencarne ancora molte di figure di professionisti della sanità, son le braccia e le gambe che fanno funzionare la sanità, che garantiscono il diritto alla salute. Ebbene cosa si scopre leggendo il Focus dell’Upb? Che il valore aggiunto prodotto dalla sanità privata è maggiore di quello prodotto da quella pubblica perché “la contrazione della componente pubblica del valore aggiunto è riconducibile prevalentemente all’andamento dei redditi da lavoro dipendente”.

Il periodo di riferimento è la seconda decade del 2000, i salari si sono ridotti e si è contratto il numero dei dipendenti. Contemporaneamente però è aumenta la spesa per i consumi intermedi, ciò quelli dove si fa rientrare il ricorso a cooperative o gettonisti.

Le richieste di Cgil e Fp

Il questo racconto è scritta la ragione che fa chiedere alla confederazione di Corso di Italia e alla Fp Cgil di far saltare il tetto alla spesa del personale e un piano straordinario di assunzioni. Ed è qui scritta anche la ragione della non sottoscrizione del rinnovo del contratto lo scorso gennaio. “Non abbiamo sottoscritto a novembre l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 dei Dirigenti medici, veterinari e sanitari e non firmiamo oggi il definitivo perché non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative. Rimane un contratto definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all'inflazione del triennio, che non introduce nulla di normativo e che peggiora le sperequazioni a danno dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”. Lo ha affermato Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil, illustrando le ragioni del no alla sottoscrizione del contratto 2022/2024 anche per i dirigenti del Ssn.

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Il paradosso della sanità privata

La privatizzazione è in atto e probabilmente con l’avvio delle case e degli ospedali di comunità aumenterà visto che non si prevede l’assunzione di personale per farle funzionale e qualcuno dovrà farlo. Ma gli oltre 300mila operatori della sanità privata sono ancora in attesa del rinnovo del contratto da oltre 10 anni. Le aziende associate Aris e Aiop guadagno ma da mesi si rifiutano perfino di sedersi al tavolo delle trattative se Stato e Regioni non garantiscono di accollarsi gli eventuali aumenti contrattuali.

17 aprile: sciopero della sanità privata

“Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale Aiop che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”. Lo dichiarano, in una nota unitaria, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

I numeri della vergogna

“Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”.

“Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le Rsa, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500 euro di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del Ssn. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”.

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