"Prime valutazioni sul Piano di ripresa e resilienza", è il documento che la Cgil ha redatto nei giorni scorsi mentre si stava avviando la crisi di governo, e che ora è indirizzato al futuro esecutivo che sarà guidato da Mario Draghi ("con riserva"). La bozza del Pnrr, già più volte modificata, potrebbe anche assumere nuovi connotati, ma c’è un punto sul quale insiste da tempo il sindacato, che rimane comunque dirimente, e che riguarda il coinvolgimento delle parti sociali nei processi decisionali.

Ci spiega Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil: “L’Unione europea fa delle sollecitazioni, noi invece lo chiediamo con maggior forza: uno stretto rapporto con le parti economiche e sociali del Paese, non tanto in un quadro di governance, ma di regolazione nel contesto del rapporto tra le parti. Serve un confronto rafforzato, settore per settore e missione per missione, e una regolazione pattizia su alcune tipologie di interventi, come gli ammortizzatori sociali e la partita fiscale”. Quindi non può bastare la sola consultazione su tutto ciò che ha impatto diretto sul lavoro.

Le valutazioni del sindacato parlano di una positiva base di partenza per aprire un confronto di merito sugli investimenti e sulle riforme, per poi passare all’analisi delle criticità e quindi alla formulazione di proposte. Due le assenze più importanti nel Pnrr. “Una riguarda il tema dell’occupazione – afferma Fracassi - e consiste nella sua sottostima e nella mancanza di una valutazione d’impatto occupazionale delle misure (nel testo non c’è una cifra a riguardo), mentre dovrebbe essere misurato soprattutto in materia di giovani e donne”.

“La seconda – prosegue - concerne il fatto che su tutte le filiere produttive manca una visione di sviluppo che colleghi i vari temi. Un esempio che riguarda la partita della riconversione green: il fattore positivo sta nelle risorse messe a disposizione per la filiera degli autobus pubblici elettrici, una partita enorme e un nodo del futuro, ma non c’è traccia delle politiche industriali coerenti per lo sviluppo delle filiere produttive stesse. Quando diciamo manca che una visione di politica industriale ci riferiamo a tutte le filiere”.

Il documento della Cgil dettaglia quindi mission per mission le obiezioni, i punti deboli e i punti di forza. Fracassi interviene allora sui grandi temi, partendo dalla questione sociale e sanitaria che “deve essere ulteriormente sostenuta e accompagnata, in ambito pubblico, da misure di politiche ordinaria con un piano straordinario dell’occupazione, perché è impensabile che si possa procedere senza nuove assunzioni”.

Se c’è poi un chiodo sul quale il sindacato batte dalla comparsa del Recovery plan è quello della governance. “Un'altra assenza su di una questione molto delicata – spiega la vicesegretaria della Cgil -, perché la gestione della partita ne determinerà il successo.  A seconda della governance si misurerà la capacità o l’incapacità della spesa delle risorse. È necessario allora valorizzare il ruolo dello Stato, senza che ci siano soggetti che ad essi si sostituiscano, quindi potenziarlo e centralizzarlo. Serve quindi un soggetto che verifichi l’attuazione di tutte le misure e quindi di spesa, che è un altro elemento di regola europea da non dimenticare”.

Tocca poi al macro-capitolo delle riforme, alcune di esse richieste anche dall’Europa (come quella del fisco e della giustizia) e altre abilitanti, per dare senso a tutta la partita, come ci spiega Fracassi ricordando che il sindacato ha indicato in questo senso quattro interventi. “Tre le riforme: dell’istruzione e della formazione permanente per il lavoro, del fisco, del lavoro nel suo complesso (ammortizzatori, contrasto alla precarietà, rappresentanza e non autosufficienza). A queste aggiungiamo la riforma della pubblica amministrazione, perché strategico per l’attuazione Pnrr, e un intervento abilitante di revisione del Piano nazionale integrato energia clima, altrimenti obiettivi fuori norma rispetto vincoli europei”.

“Nell’elenco del nostro documento – conclude Fracassi - ci sono tanti interventi che sosteniamo e proponiamo e che si aggiungono al nostro precedente testo  ‘Dall’emergenza al nuovo progetto di sviluppo’. Partiamo dal chiederci cosa serve ai diversi settori, sostenendo le risposte con i ragionamenti fatti con le singole categorie. Infine in questo quadro c’è da ricordare che il  Next generation Eu non è solamente composto da investimenti, ma da investimenti e riforme sulle quali l’Unione europea ha fatto uscire le linee guida per gli Stati membri in materia di strumentazione e progettazione".

I TESTI DEI DOCUMENTI

Il documento del 29 gennaio 2021

Il documento "Dall'emergenza al nuovo modello di sviluppo"