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Ancora in piazza contro il “nuovo” ddl Bongiorno: quello che, passando dal concetto di “consenso” a quello di “dissenso”, ha stravolto del tutto il disegno di legge che, nella prima versione, a novembre, aveva fatto registrare un consenso bipartisan. L’appuntamento è per oggi (28 febbraio) a Roma dove alle 13 partirà il corteo che, da piazza della Repubblica raggiungerà piazza San Giovanni in Laterano.
Manifestazione organizzata da centri antiviolenza e associazioni, con l’adesione della Cgil. Il nuovo testo, come ampiamente denunciato da chi vi si oppone, cancella il concetto di “consenso” dall’art. 609 bis del Codice Penale, sostituendo il riferimento al “consenso libero e attuale” con la “volontà contraria alla relazione sessuale” o dissenso. Il nuovo dispositivo è stato approvato come "testo base" dalla Commissione Giustizia del Senato il 27 gennaio 2026, con 12 voti a favore e 10 contrari.
La mobilitazione segue quella - capillare su tutto il territorio nazionale - che si è svolta lo scorso 15 febbraio e lo slogan è lo stesso: “Senza consenso è stupro”. Ed è esattamente questo il nodo: il passaggio dalla necessità del consenso a quella della manifestazione del dissenso indebolisce pesantemente chi è vittima di violenza sessuale.
Il perché lo ha spiegato bene su Collettiva Carla Quinto, responsabile studio legale Be Free cooperativa sociale: “Indagare il consenso significa verificare la presenza di indici chiari e precisi di volontà di avere il rapporto sessuale da parte del soggetto passivo del reato, per esempio la donna. In assenza di indici chiari e univoci di consenso si deve presumere il dissenso del destinatario degli atti sessuali, quindi il potenziale autore ha l’obbligo di astenersi, altrimenti commette reato”.
Invece, continua Quinto, “Parlare di dissenso significa far ricadere sulla vittima l’onere di dimostrare la sua contrarietà al rapporto sessuale, per esempio lottando o gridando sottraendosi all’atto stesso. Invece, notoriamente, la maggioranza delle vittime di violenza subisce senza reagire: le ricerche scientifiche dimostrano che la gran parte degli stupri avviene senza violenza o minaccia perché la vittima, che spesso conosce l'autore, è remissiva, terrorizzata e resta pietrificata dall’assalto sessuale patito”.
Pertanto, “ciò significa remare contro, in maniera diretta, rispetto a chi lavora ogni giorno per prevenire la violenza, costruendo una cultura del rispetto e dell'autodeterminazione, del consenso e dell'affettività”. Insomma, il rischio è quello di un arretramento - culturale e legislativo - clamoroso, con effetti che vanno anche al di là del ddl.
Non bisogna dimenticare infatti che la Convenzione di Istanbul – adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, ratificata due anni dopo dall’Italia e in vigore nel 2014 –, all’articolo 36 chiede espressamente agli Stati di adottare misure contro ogni atto sessuale compiuto su una persona senza consenso. Ce lo dice l’Europa, insomma, ma la nostra maggioranza sembra ancora una volta fare orecchie da mercante. Per questo, la piazza romana va riempita.

























