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Sono passati più di tre mesi da quando tutto è iniziato, ma la protesta non accenna ad affievolirsi. Orchestra e coro del teatro La Fenice non arretrano di un centimetro: Beatrice Venezi non è benvenuta come direttrice musicale e non gradite sono le modalità con cui è stata nominata. Il concerto di Capodanno è stato un successo di pubblico e di seguito, riuscendo a trasformare la questione in un vero e proprio caso nazionale.
La spille simbolo della protesta
Le spillette con la chiave di violino sono andate a ruba, su PayPal in poche ore è stato superato l’obiettivo di autofinanziamento fissato a 2 mila euro lanciato dalla Rsu del teatro per la produzione di nuovi gadget. Le 1.200 spillette, indossate da musicisti e pubblico durante il concerto del primo gennaio, sono diventate in poco tempo diverse migliaia, richieste da molti teatri in tutta Italia. La solidarietà delle altre orchestre italiane era già giunta nei mesi scorsi, ma adesso sta succedendo qualcosa di più: la vicenda della Fenice è diventata un caso nazionale e coinvolge non solo gli addetti ai lavori, ma anche il pubblico.
“Si è trattato di tutto fuorché di musica – afferma Francesca Poropat, Rsa del teatro – mentre noi puntiamo sulla qualità e sull’alto livello professionale che contraddistingue il nostro teatro. Il metodo adottato fino ad oggi ci manca di rispetto, bypassando l’interlocuzione con orchestra e coro, come avviene dovunque nel mondo”.
Atalmi, Slc Veneto: “Puntavano a stancarci ma non ce l’hanno fatta”
"Un fenomeno che ci ha travolto, siamo già alla seconda ristampa delle spille – osserva Nicola Atalmi, segretario generale della Slc Cgil Veneto –: un forte segnale di vicinanza alla lotta dei maestri. Questo è molto importante, perché sappiamo che la controparte puntava al logoramento. Quello che sta avvenendo, al contrario, è che la solidarietà cresce, non solo a Venezia. Sempre più l’iniziativa della sovrintendenza appare di arroganza e di lottizzazione politica e occupazione in ambito culturale”. E per Francesca Poropat orchestre e cori di tutta Italia si sono immedesimati in una battaglia che, in qualche modo, è anche la loro: quella di artisti e maestranze delle fondazioni lirico-sinfoniche che si sentono poco valorizzati e trattati come lavoratori di serie B: “Il nostro contratto aziendale è ancora in lire”.
Di Marco, Slc Cgil: “Il forte carattere simbolico”
“La protesta ha assunto un forte carattere simbolico – spiega la segretaria Sabina Di Marco, responsabile della produzione culturale della Slc Nazionale – perché si contrappongono due visioni: da un lato gli artisti, che considerano l’opera lirica un’eccellenza da difendere ad ogni costo; dall’altra l’approccio manageriale della sovrintendenza (e del ministero della Cultura) che vorrebbe trasformare qualunque cosa in un prodotto ‘pop’ da commercializzare”.
A ciò, si affianca un altro aspetto centrale, ovvero la rottura di una consuetudine democratica consolidata: “Il maestro, in un’orchestra, deve essere riconosciuto dai musicisti, garantendo di avere doti e competenze per assicurare la qualità della loro prestazione, altrimenti difficilmente riuscirà a dirigerli. Nel caso della Fenice, questo schema è stato rotto e dunque il pubblico si schiera dalla parte di chi rivendica, legittimamente, il proprio protagonismo a tutela del proprio lavoro”.
La funzione strumentale della cultura nel governo Meloni
Il caso della nomina di Venezi – tra ragioni di metodo e politiche – è diventato l’emblema del modo di agire del governo Meloni rispetto al mondo della cultura nel suo complesso che non punta più alla valorizzazione del patrimonio e del capitale artistico, quanto alla sua funzione strumentale nella divulgazione di una weltanschauung che è – questa sì – esclusivamente politica e ideologica. “Il lavoro artistico è sempre un lavoro sofisticato – ricorda Di Marco –, non lo si può banalmente ridurre a una merce, un prodotto. Occorre al contrario puntare sulla formazione, sull’educazione, anche quella alla fruizione culturale”.
Il braccio di ferro delle istituzioni
I lavoratori della Fenice, dunque, non mollano, e si preparano a tenere il punto fino a ottobre del 2026, quando la nomina di Beatrice Venezi diventerà effettiva, se non ci saranno passi indietro da parte della sovrintendenza, del ministero e del Comune di Venezia. Al momento, tutte e tre le istituzioni sembrano rimanere nella posizione di chi vuole continuare il braccio di ferro. Tanto che il sindaco, Luigi Brugnaro, insiste nel chiedere a orchestra e coro: “Datele una possibilità”.
Difficile capire come, se a non piacere ai musicisti è, alla base, il modo in cui è avvenuta la nomina. Nel frattempo, il sovrintendente Nicola Colabianchi ha accettato l’invito proveniente dall’amministratore del Teatro del Giglio di Lucca, Giorgio Angelo Lazzarini: quello a ospitare l’Orchestra di Venezia e la direttrice Beatrice Venezi sullo stesso palco. “Sarebbe stata buona prassi, da parte del sovrintendente Colabianchi, invitarla a dirigere un’opera qui da noi per un incontro conoscitivo – commenta Francesca Poropat –, ma questo doveva accadere prima della sua nomina. Come orchestra e coro non possiamo rifiutarci di partecipare a una produzione concordata. Ma non ne capiamo assolutamente il senso”.
In atto un conflitto culturale tra arte e politica
“È in atto un vero e proprio conflitto culturale, un approccio tra due modelli diametralmente opposti. – conclude Di Marco –. E quindi non può che trattarsi, a questo punto, di un caso nazionale che sembra davvero di difficile soluzione se non verrà applicato il buonsenso da parte della sovrintendenza, il tutto a sfavore della qualità della prossima stagione operistica, finendo per allontanare, anziché avvicinare il pubblico”. Ad auspicare il buonsenso è anche Atalmi, che aggiunge “Al concerto di Capodanno di Vienna, il direttore è stato scelto e votato dall’orchestra. Perché funziona così”.
Beatrice Venezi: colei che tace
E se anche lavoratori e sindacati manterranno viva la lotta per difendere la loro dignità, c’è forse solo un soggetto che potrebbe far uscire dall’impasse. Ovvero la diretta protagonista, per altro proprio per tutelare il suo interesse di non trovarsi sminuita – nelle sue competenze e qualità – da un’orchestra che non vuole farsi dirigere. E con la quale sarebbe non facile trovare, un domani, la giusta armonia. Ma di colei che dovrebbe parlare, al momento, “tace il labbro”, come quello della “Vedova Allegra”. Orchestra e coro, invece, hanno le idee chiare e lo dicono a gran voce: “La nomina di Venezi deve essere ritirata”.


































