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L'allarme

Cgil Bergamo, il covid sta entrando nei luoghi di lavoro

Italcementi, Bergamo si ferma contro la cessione
Foto: (fotografia di Jorge Franganillo, da Flickr)
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La Cgil di Bergamo lancia l'allarme. Sono numerosi i casi di Covid-19 segnalati all’interno delle aziende della provincia. Torna l'incubo, a distanza di un anno. “Si tratta di diversi focolai”, ha dichiarato questa mattina Angelo Chiari che per la segreteria provinciale della CGIL si occupa di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. “I comparti interessati sono vari e anche le dimensioni delle realtà colpite. In un’azienda i contagi riscontrati sono stati 26 su 120 dipendenti”.
Angelo Chiari parla di un “un senso di sconfitta per tutti di fronte al nuovo dilagare del virus a un anno dalla prima ondata. Quello che sta accadendo ora fa ancora più rabbia perché un anno fa, tra nuovi protocolli e rigide misure di prevenzione, i luoghi di lavoro erano stati in qualche modo risparmiati dai colpi più duri della pandemia malgrado il nostro territorio si trovasse nell’occhio del ciclone”.
 
"Nelle difficili settimane della scorsa primavera - ricorda in un comunicato la Camera del Lavoro - tutte le parti sociali, datoriali e sindacali si erano confrontate  e avevano lavorato insieme per giungere, il 5 maggio, a sottoscrivere un Protocollo Territoriale sulla sicurezza ad integrazione del Protocollo nazionale del 26 aprile. L’obiettivo di tutti era il contenimento della pandemia attraverso una serie dettagliata di azioni e misure da attuare all’interno delle aziende".
 
“Ora, invece, quello a cui assistiamo è un rilassamento generale di fronte alle procedure previste per garantire la sicurezza”, prosegue Chiari.  “Altra situazione particolarmente pericolosa che stiamo riscontrando è la gestione delle trasferte lavorative, soprattutto quelle verso l’estero, che rispetto allo scorso anno oggi vengono ampiamente utilizzate, Gran Bretagna e Brasile compresi. Un trasfertista di ritorno dal Brasile ci ha chiamato: l’azienda lo ha rimandato subito al lavoro. Grave è il fatto che il sistema dei rientri in patria non sia tracciato e ai dipendenti che rientrano non venga richiesto di effettuare alcun periodo di quarantena per tornare al lavoro. Serve subito tornare tutti alla massima prudenza e al rispetto scrupoloso delle norme previste per il contenimento della pandemia. Altrimenti sarà come tornare indietro di un anno”.