Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Il caso

Un piano per Bologna che viene da lontano

Foto: ANASTASIA ZHENINA
Maurizio Lunghi
  • a
  • a
  • a

L'emergenza sanitaria ha messo a dura prova i servizi. Nel contempo, però, ha dato una forte accelerazione all'uso delle tecnologie che saranno alla base degli obiettivi di sviluppo del nuovo Piano territoriale metropolitano

L'articolo che segue è tratto dal n.4/2020 di Idea Diffusa, il mensile a cura dell'Ufficio lavoro 4.0 della Cgil realizzato in collaborazione con CollettivaClicca qui per leggere tutti gli articoli di questo numero dedicato alle smart cities.

La fase di pandemia, tuttora in corso, ha messo a dura prova la tenuta del sistema dei servizi complessivamente intesi delle nostre città. Dalla tenuta del sistema sanitario e socio sanitario, la scuola, università e ricerca, fino ai servizi pubblici essenziali collettivi come il trasporto pubblico gomma-ferro; nonché le pesanti ricadute sul tessuto economico produttivo che di fatto hanno accelerato una fase profonda di recessione. Tutto questo, nel bel mezzo di un processo già avviato da tempo di introduzione delle nuove tecnologie comunicative e di sviluppo di forme di intelligenza artificiale sperimentata in diversi settori a diversi livelli.

A Bologna, alcuni anni fa, si avviò un percorso di elaborazione intitolato Piano strategico metropolitano 2.0 (Psm 2.0), che riassunse, coinvolgendo tutti gli attori economici, sociali e politici del territorio, le coordinate su cui sviluppare le scelte di investimento futuro e su cui introdurre in modo massiccio i processi di digitalizzazione. Attraverso questo confronto, si è concretizzata una parte importante delle scelte che sono contenute nel Patto di sviluppo della città metropolitana, sottoscritto da istituzioni, sindacati e associazioni economiche, che rappresenta la base delle relazioni sindacali istituzionali della Città metropolitana.

Il Covid 19 ha dato una forte accelerazione in particolare all’uso delle tecnologie digitali della comunicazione, dell’uso della banda larga, del lavoro a distanza, così come la didattica scolastica. Possono sembrare aspetti banali e transitori, legati all’emergenza sanitaria, ma, in realtà, questi strumenti sono entrati sempre più nell’uso quotidiano e lavorativo e impongono al sindacato una valutazione attenta della loro pervasività e capacità potenziale in un futuro ormai prossimo. Oggi le imprese, così come le istituzioni, a partire dal Governo, stanno considerando il loro utilizzo nei diversi settori.

Non a caso, il nuovo Piano territoriale metropolitano, che si dovrà intrecciare con il nuovo Piano regionale, parte da un'attenta riflessione su come si può operare nel massimo della sicurezza e della protezione della salute e, al contempo, raggiungere traguardi di crescita e sviluppo capaci di tenere il passo con le sfide globali, salvaguardando diritti e condizioni di lavoro dignitose. Riorganizzare la sanità sul territorio, estendendo gli interventi sanitari fino ai livelli domiciliari, cambiando il modello ospedale-centrico e rafforzando poliambulatori e Case della salute, è un esempio di come, nel rispetto del distanziamento fisico, si possano meglio recuperare le liste di attesa e dare risposte a tutti i livelli.

Le scuole, le università, il ritorno alle lezioni in presenza fisica, è un’altra grande sfida che si deve cogliere per garantire a tutti sicurezza e certezza del diritto all’istruzione, come previsto dalla Costituzione. Così come i processi d'innovazione tecnologica nei luoghi di lavoro, a partire dal lavoro in remoto e dai processi di riorganizzazione e ristrutturazione che ne deriveranno, è un altro terreno inevitabile di sfida, su cui si gioca lo sviluppo futuro e la tenuta occupazionale.

Per essere sconfitto, il Coronavirus ha bisogno che si faccia rete a tutti i livelli e che si utilizzino le risorse europee, nazionali e locali per rilanciare anche un nuovo Stato sociale metropolitano, capace di rispondere alle nuove esigenze delle famiglie e dei singoli, alle nuove povertà che la pandemia ha messo in evidenza e su cui vanno costruite risposte non meramente assistenziali, bensì capaci di riqualificare e formare le persone per affrontare i servizi e le attività del futuro.

La sfida dei servizi pubblici di trasporto sono un terreno strategico per contenere l’uso del mezzo privato, in chiave ecologica e garantire la mobilità per tutti. Con il 'Patto metropolitano per il lavoro', nelle intese fra Regione e Cm, Bologna è Hub e quindi 'porta di accesso' dell'intera Regione, nonché snodo fondamentale nazionale e internazionale. Infrastrutture, mobilità, urbanistica, rappresentano un'opportunità straordinaria, e necessariamente occorre che le istituzioni locali mettano in campo una strategia coordinata e coerente su tali materie.

Le priorità sono: un investimento straordinario nella tutela e nella cura del territorio, a partire dalle parti più fragili, per prevenire i rischi sismici e idrogeologici, e la riqualificazione ed efficienza energetica prioritariamente, attraverso l'uso di fonti rinnovabili; scelte urbanistiche che privilegino la 'città pubblica', gli spazi per tutte e per tutti, per favorire socialità e integrazione, per riconciliare le fratture fra centri e periferie, per rispondere alle nuove emergenze sociali, a partire dall'emergenza abitativa, con scelte urbanistiche che contrastino esplicitamente la rendita immobiliare e finanziaria.

Occorre poi porre un forte freno alla crescita esponenziale dei grandi centri commerciali, con le distorsioni che ne conseguono sul modello di città e sociale, sull'occupazione e la qualità del lavoro. La mobilità sostenibile, condivisa, di massa, il trasposto pubblico in alternativa all'utilizzo dell'auto privata, favorendo abbonamenti più flessibili, a partire dagli studenti e dagli anziani, sono scelte improrogabili. Il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), rappresenta un'opportunità importante. La scelta deve essere quella di favorire la circolazione di mezzi elettrici, prioritariamente attraverso incentivi, ma anche divieti, con grande attenzione all’uso delle biciclette e dei monopattini.

Deve essere quindi ripresa con forza una politica di pedonalizzazione dei centri storici, e dunque respinte le idee di liberalizzazione degli accessi e la realizzazione di nuovi parcheggi per le auto private, avendo un'attenzione particolare per le persona anziane e/o con difficoltà motorie. Occorre poi, anche e soprattutto per quanto riguarda il trasporto pesante, realizzare infrastrutture sulle lunghe percorrenze, per la circolazione delle merci su ferro, collegando, valorizzando e innovando le importanti piattaforme logistiche del territorio, a partire dall'Interporto. È altresì importante il completamento del Servizio ferroviario metropolitano, che può dare una risposta positiva alle esigenze di mobilità e al collegamento dei principali poli dell'area metropolitana.

Infine, i due progetti strategici per Bologna, che consentono un passaggio dall’ibrido all’elettrico con la linea tram, avviando i cantieri già previsti e il servizio di collegamento diretto con navetta dalla stazione ferroviaria centrale all’aeroporto (People mover), visto che la cubatura di passeggeri prima del Covid-19 superava gli 8,5 milioni di persone. Infrastrutture, tecnologie, digitale  e nuovi sistemi di gestione dei flussi del traffico sono le sfide che abbiamo di fronte, a cui si aggiunge la necessità di snellire il traffico di passaggio Nord-Sud, con un passante autostradale che da oltre quindici anni dovrebbe ridurre il tasso di congestione della tangenziale bolognese e abbattere i livelli pesanti d'inquinamento.

Maurizio Lunghi, segretario generale Cgil Bologna