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Oggi inauguriamo Linea Economica e lo facciamo senza inginocchiarci davanti ai sacerdoti del Pil. Chi cerca l’ennesimo sermone sullo spread può accomodarsi altrove. Qui si parla di vita quotidiana, quella che non compare nei report patinati ma si misura alla cassa del supermercato e nel silenzio della banca quando lo stipendio arriva in ritardo. Basta con l’economia servita come ricetta per iniziati. È ora di riportarla a terra, tra chi lavora davvero.
Questa rubrica ha un’ambizione semplice e radicale. Raccontare salari, mutui, pensioni, tasse, fisco, senza le nebbie linguistiche che trasformano scelte politiche in fenomeni meteorologici. Ci hanno convinti che “non ci sono alternative”, che il mercato decide, che i tagli piovono da qualche divinità contabile. No. Ogni numero è un atto di governo e ogni atto decide chi respira e chi resta schiacciato.
Per questo Linea Economica sarà costruita con chi conosce il mestiere e sa spiegare. Sindacalisti che vivono i contratti, economisti che non si nascondono nei convegni, docenti che non parlano sopra la testa delle persone. L’obiettivo è trasformare formule e regolamenti in strumenti utili a difendere reddito e potere d’acquisto. Un’impresa che dovrebbe essere normale e invece oggi fa quasi scandalo.
Non aspettatevi carezze. Non distribuiremo consigli di borsa e non ci faremo incantare dagli oracoli delle banche centrali. Qui si smonteranno quelle politiche che gonfiano prezzi e sgonfiano salari, che premiano pochi e presentano il conto a molti. Si farà luce su un fisco che parla sempre di equità e poi la pratica solo quando conviene ai soliti noti.
Linea Economica nasce per chi non vuole più essere spettatore. Per chi pretende di capire dove finiscono i soldi prodotti dal lavoro e perché non tornano quasi mai a chi li crea. Da oggi apriamo una finestra che non teme di dire l’essenziale. Qui si parla di soldi veri, tasse vere, scelte vere. E della possibilità concreta di riprendersi il futuro che ci spetta.























