La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Entrato in vigore il decreto sicurezza

Partiamo da una delle norme più discusse del governo Meloni. Il decreto sicurezza, entrato in vigore il 31 marzo, viene criticato anche da chi dovrebbe applicarlo. Il Silp Cgil lo definisce infatti “l’ennesimo spot propagandistico” che rischia di scaricare su agenti e cittadini costi e responsabilità senza risorse adeguate. Secondo il segretario Pietro Colapietro, misure come fermo preventivo, perquisizioni immediate, zone rosse e Daspo estesi richiederebbero personale e strutture che oggi non ci sono. Dubbi arrivano anche dalla società civile e dell’associazionismo che denunciano il rischio della deriva autoritaria e le limitazioni del diritto di protesta. Resta poi il paradosso: più poteri sulla carta, meno capacità reale di garantire sicurezza.

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Italia e stato di diritto

E il dibattito politico sulle scelte del governo riguarda anche la qualità della democrazia.

Secondo il nuovo rapporto annuale di Liberties, la rete europea per le libertà civili, la democrazia nell’Unione Europea continua a mostrare segnali di arretramento. Nel rapporto del 2026 l’Italia viene inserita nella categoria dei cosiddetti smantellatori cioè i governi che stanno erodendo le istituzioni dello stato di diritto. Lo stesso gruppo in cui si trovano anche Ungheria, Bulgaria, Croazia e Slovacchia. Il rapporto analizza quattro aree principali: giustizia, corruzione, libertà di stampa e bilanciamento dei poteri.

Secondo gli autori, molte raccomandazioni della Commissione europea restano senza attuazione, e in diversi Paesi – Italia compresa – si registrano segnali di regressione.

Un quadro che riaccende il dibattito sullo stato della democrazia nel continente.

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Amazon e lavoro notturno

Restando in tema di diritti ma spostando l’attenzione sul lavoro parliamo di una sentenza che probabilmente farà storia. A Torino una sentenza della Corte d’Appello potrebbe cambiare le regole del lavoro nella logistica. I giudici hanno confermato l'illegittimità della condotta di Amazon in merito all'applicazione del contratto collettivo nazionale sul lavoro notturno. Il caso è partito da un lavoratore del sito logistico di Grugliasco sostenuto dalla Filt Cgil. Il contratto prevede infatti che nei turni notturni otto ore di retribuzione corrispondano a sette ore e quarantacinque di lavoro effettivo. Amazon sosteneva che questa riduzione non spettasse ai dipendenti che già usufruivano di una pausa retribuita. I giudici hanno stabilito il contrario. La decisione apre la strada ai ricorsi e dunque all’ottenimento degli arretrati. Una sentenza che, secondo il sindacato, ristabilisce un principio semplice: i contratti si rispettano, i diritti non sono negoziabili.

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Moda: settimana corta a Lucca

Restando del mondo del lavoro la buona notizia arriva dalla Toscana, nello specifico da Lucca: alla Serena Cecchini Design si lavorerà meno ore ma con lo stesso stipendio. L’azienda e la Filctem Cgil hanno firmato un accordo che riduce l’orario settimanale da 40 a 35 ore, mantenendo invariato il salario. Il nuovo modello prevede giornate di lavoro da sette ore e continuerà almeno fino alla fine dell’anno, con l’obiettivo di renderlo strutturale. Secondo il sindacato è una risposta concreta alla crisi del settore moda: ridurre la pressione sui tempi di lavoro senza tagliare diritti o salari. Un esperimento che prova a tenere insieme produttività e qualità della vita.

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Il lavoro di cura invisibile

Il lavoro però non è solo quello riconosciuto nei contratti. Ce n’è un altro, enorme, che spesso resta invisibile. Ogni giorno nel mondo si svolgono 16 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito. Lo ricorda l’Organizzazione internazionale del lavoro in occasione della giornata dedicata al lavoro invisibile. Parliamo di cura di bambini e anziani, pulizie, cucina e gestione della casa. Un lavoro fondamentale per la società, ma che nella grande maggioranza dei casi non viene pagato né riconosciuto. A svolgerlo sono soprattutto le donne. Secondo l’Oil 708 milioni di donne nel mondo restano fuori dal mercato del lavoro proprio a causa delle responsabilità di cura. In Italia la situazione è ancora più evidente: il 74% del lavoro familiare grava sulle donne. Tradotto nella vita quotidiana significa quasi tre ore al giorno in più rispetto agli uomini, che diventano oltre quattro se in casa ci sono figli.

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Decreto bollette

A questo quadro si aggiungono anche le difficoltà economiche che continuano a pesare sulle famiglie. È stato approvato alla camera il decreto bollette. Il provvedimento prevede misure per ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese. Ma secondo la Cgil si tratta di un intervento insufficiente e temporaneo, che non affronta le cause strutturali della crisi energetica. Il bonus previsto per alcune famiglie in base al reddito sarà di 115 euro una tantum, molto meno rispetto agli aiuti degli anni precedenti. Ma resta il nodo più grande: il costo dell’energia continua a crescere, anche a causa delle tensioni internazionali.

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Università per Regeni

E chiudiamo tornando sui diritti e sulle libertà di cui si parlerà anche nelle università italiane. A dieci anni dalla scomparsa nasce infatti l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”. Tra aprile e maggio, 76 atenei italiani organizzeranno incontri, proiezioni e momenti di confronto dedicati alla libertà di ricerca e di studio. L’iniziativa partirà il 13 aprile dall’Università Statale di Milano e coinvolgerà oltre 15 mila persone tra studenti, ricercatori e cittadini. Al centro degli incontri anche la proiezione del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni.

Un modo per ricordare una vicenda che resta ancora aperta, per chiedere verità e giustizia e per ribadire che la libertà di ricerca è una parte essenziale della democrazia.

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Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.