Il decreto bollette è stato approvato alla Camera con 157 sì e 93 no. Passa adesso al voto del Senato praticamente blindato l’8 aprile, per essere convertito entro il 21. Contiene “misure urgenti per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività e per la decarbonizzazione delle industrie”. Cosa prevede esattamente? Può davvero fare la differenza per alleggerire le famiglie dal peso delle bollette?

Insufficiente ed estemporaneo

“È un provvedimento del tutto insufficiente, estemporaneo e destinato a non produrre effetti reali – dichiara Christian Frerrari, segretario confederale Cgil, in un’intervista all’Huffpost -. Non affronta le cause strutturali della crisi, ma si limita a interventi tampone. Anche i bonus previsti sono significativamente inferiori rispetto a quelli messi in campo negli anni scorsi, persino rispetto al 2025. E soprattutto non compensano l’aumento dei prezzi: per gli utenti più vulnerabili, ad esempio, è già stato certificato un aumento dell’8,1 per cento della bolletta elettrica”.

L’aggiornamento per i 3 milioni di famiglie in regime di maggior tutela è stato deciso l’altro ieri dall’Arera, con un aumento che secondo l’Autorità di regolazione per energia sarà di 25,58 euro, mentre i consumatori calcolano un balzello di 46 euro su base annua.

“Di fatto questo decreto sancisce una riduzione delle tutele rispetto al passato – aggiunge Ferrari -. Non c’è un rafforzamento degli strumenti di protezione, ma al contrario un loro ridimensionamento, proprio mentre i prezzi tornano a salire e il rischio di una nuova fiammata inflattiva è concreto”.

Mini bonus per le famiglie

Confermato un bonus una tantum, solo per quest'anno e solo per l'energia elettrica, di 115 euro per i nuclei con reddito Isee fino a 9.794 euro. Un netto passo indietro rispetto alle agevolazioni dello scorso anno: l’importo era quasi il doppio e la soglia Isee era di 25 mila euro. Trova conferma inoltre il bonus a discrezione delle aziende che potranno utilizzare la misura a fini pubblicitari.

“Si tratta di una misura che attiene alle scelte di mercato delle imprese – commenta Federconsumatori in una nota - e che non dovrebbe trovare posto in una legge approvata dal Parlamento. Le nostre numerose richieste di rivedere in modo strutturale i bonus sono state ignorate. Allo stesso modo, non hanno trovato spazio norme di contenimento e riforma degli oneri di sistema e dell'Iva”.

L'unica positiva eccezione, dopo anni di pressioni anche da parte di Federconsumatori, è l'istituzione del bonus a favore degli utenti del teleriscaldamento in disagio economico, una platea fino a ora ingiustamente discriminata.

Il costo della guerra in Medio Oriente

Briciole quindi per le famiglie, mini bonus che sanno di elemosina. Eppure la crisi energetica ha già contorni impressionanti, sarà lunga e avrà grandi ripercussioni. Dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi nell'Ue sono aumentati di circa il 70 per cento per il gas e del 60 per cento per il petrolio. 

“In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla già pesante fattura dell'Unione per i combustibili fossili - ha dichiarato il commissario comunitario all'Energia Dan Jorgensen -. La crisi andrà oltre la fine della guerra, perché le infrastrutture energetiche sono distrutte". Non siamo ancora ai livelli della crisi del 2022, avvertono da Bruxelles, ma la Commissione comincia a fotografare una realtà a tinte fosche per imprese e famiglie europee.

Carbone più a lungo

Per fronteggiare questa crisi energetica, il governo Meloni risuscita le centrali a carbone che si potranno continuare a utilizzare almeno fino al 2038, quindi 13 anni oltre la scadenza fissata dal Piano nazionale energia e clima, che prevedeva lo stop entro dicembre del 2025.

Stiamo parlando delle due centrali termoelettriche a carbone di Brindisi e di Civitavecchia, e delle altre due presenti sul territorio nazionale, in Sardegna, Fiume Santo e Sulcis, per le quali la deadline era fissata al 2028. In questo modo si sposta il phase-out dal carbone dal 2025 al 2038.

Una scelta grave, incoerente e a rischio di illegittimità costituzionale – denunciano Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf -. Usare l’emergenza energetica come giustificazione per il prolungamento del carbone appare una scelta strumentale, non supportata da alcuna evidenza tecnica. La combustione del carbone provoca le più alte emissioni di CO2, ma è anche quella che emette altissimi tassi di anidride solforosa, ossidi di azoto, particolato, metalli pesanti con impatti sulla salute devastanti, come testimonia una sterminata letteratura scientifica”.

L’alternativa c’è

Per le organizzazioni ambientaliste, quindi, la decisione rappresenta un passo indietro ingiustificato e pericoloso. “La sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi si costruiscono solamente accelerando la transizione verso fonti rinnovabili – proseguono -, sistemi di accumulo, efficienza e reti moderne, non prolungando l’utilizzo delle fonti più dannose. Guardando all’attuale conflitto e alla crisi energetica, l’Italia potrebbe ridurre la propria dipendenza dal gas del Qatar dell’85 per cento in appena 12 mesi con investimenti mirati in questi settori, senza dover ricorrere al carbone né tanto meno a nuovi contratti per il gas fossile o nuove infrastrutture”.

Mondo rinnovabili

Il decreto bollette non si ferma qui. Interviene anche sul fronte delle rinnovabili, in particolare su uno dei nodi più discussi dello sviluppo delle energie alternative, la cosiddetta saturazione virtuale della rete, un ostacolo strutturale mai affrontato prima d’ora; sulla nuova regolamentazione si è aperto un dibattito. Riduce alcuni oneri di sistema per le industrie, soprattutto per il gas utilizzato nella produzione elettrica, rimodula gli incentivi per bioenergie e rinnovabili e semplifica le autorizzazioni e le connessioni alla rete.

Telemarketing, stop alle chiamate non richieste

Il decreto contiene anche qualche nota positiva. “Vanno nella giusta direzione le restrizioni alle telefonate commerciali e al teleselling – prosegue la nota di Federconsuamtori -, modalità di vendita di contratti luce e gas spesso ingannevoli e deleterie per le tasche dei cittadini, come dimostrato da una nostra recente ricerca”.

Sarà vietato effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, a meno che non ci sia stato un consenso esplicito e richiesta del consumatore a ricevere proposte commerciali. I contratti stipulati in violazione di queste tutele saranno ritenuti nulli, mentre gli utenti possono segnalare al Garante della privacy e all’Agcom i casi di chiamata non in linea con i nuovi paletti, indicando il numero di provenienza.

Più tutele per gli utenti

“Anche l’obbligo di riportare in bolletta il nominativo dell’intermediario con cui il cliente ha sottoscritto il contratto è un elemento di chiarezza in più – concludono da Federconsumatori -. Positiva anche la norma che prevede un maggiore controllo sui dati in possesso del sistema informativo integrato, Sii, relativi ai clienti che effettuano il cambio di gestore, perché si verificano fughe di dati e conseguenti abusi a danno dei consumatori; norma che recepisce positivamente la segnalazione effettuata da Federconsumatori ad Arera”.