Le mafie sparano meno, ma continuano a espandersi. S'infiltrano nei mercati legali, gestiscono frodi fiscali, controllano traffici internazionali e puntano sui fondi pubblici europei. E fanno leva su povertà e disuguaglianze crescenti. È la fotografia che emerge da una serie di rapporti istituzionali pubblicati nel 2026: dalla Relazione della Procura europea (Eppo) ai documenti della Commissione parlamentare Antimafia, fino ai dati di Libera e del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis).

Il quadro che emerge è quello di organizzazioni sempre più orientate verso la criminalità economica, la corruzione e il controllo delle filiere logistiche e commerciali. Poco a che vedere con l'attentato terroristico-mafioso che il 23 maggio 1992 ha fatto strage a Capaci.

Le frodi europee valgono oltre 67 miliardi

Secondo la Relazione 2026 della Procura Europea (Eppo), pubblicata il 35 febbraio scorso, alla fine del 2025 erano attive in Europa 3.602 indagini, con un danno stimato superiore ai 67,2 miliardi di euro. Solo in Italia risultano aperte 991 indagini, per oltre 28 miliardi di danni stimati. Nel corso del 2025 sono state avviate 635 nuove indagini italiane, con un valore stimato di oltre 23 miliardi di euro.

La Procura europea segnala che una parte crescente delle indagini riguarda proprio gruppi criminali organizzati. Il reato di partecipazione a organizzazioni criminali compare nel 14% delle inchieste Eppo, ma pesa per il 22% del danno economico complessivo stimato.

Il settore più colpito è quello delle frodi fiscali, in particolare Iva e dogane, che rappresentano il 27% dei reati indagati. Nei casi riconducibili alla criminalità organizzata, la frode fiscale vale addirittura l’86% dei danni.

Pnrr, appalti e fondi europei

Tra le indagini italiane aperte dalla Procura europea spiccano quelle legate al Pnrr: 331 fascicoli attivi riguardano i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Seguono le frodi nei programmi agricoli e di sviluppo rurale, con 147 indagini.

A livello europeo, alla fine del 2025 l’Eppo gestiva 518 casi attivi relativi al programma Next Generation Eu, con un danno stimato superiore ai 5 miliardi di euro. Più della metà riguarda frodi negli appalti pubblici. La Procura europea segnala poi un aumento delle frodi connesse all’importazione e alla vendita di merci provenienti da Paesi terzi, gestite da reti criminali transnazionali.

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“Meno violenza, più collusione”

In una Relazione della Commissione parlamentare Antimafia del 14 marzo 2026 si conferma questa tendenza, descrivendo un cambiamento profondo del metodo mafioso.

“Si registra come elemento costante e consolidato in tutti i territori e in tutte le organizzazioni la riduzione progressiva delle componenti violente e militari del metodo mafioso”, si legge nel documento.
Secondo la Commissione, le mafie “cedono il passo alla promozione di relazioni di scambio e collusione nei mercati illegali e ancor più legali”. Il rapporto sottolinea che oggi le organizzazioni criminali puntano sempre di più su rapporti con imprenditori, professionisti e pezzi dell’economia legale. La violenza resta uno strumento disponibile, ma viene usata meno perché “antieconomica” nei contesti degli affari.

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La Commissione parla apertamente di “area grigia” e di intrecci sempre più stretti tra mafie, corruzione, criminalità economica e colletti bianchi. “I mafiosi - si legge ancora - di volta in volta sono costretti a cambiare in rapporto alla risposta che le istituzioni le riservano e al tempo stesso approfittano del fatto che il loro metodo trova nuova legittimazione nella società, che nei suoi vari cambiamenti non ne riduce l’utilità”.

Insomma, i cambiamenti delle mafie “sono necessitati dalle risposte repressive delle istituzioni e al tempo stesso sono sollecitate dalle nuove possibilità che ad esse si presentano”.

Gli affari vanno in porto

Uno dei settori centrali nelle nuove dinamiche mafiose è quello portuale. Secondo la terza edizione del rapporto di Libera “Diario di Bordo” (21 aprile 2026), nel 2025 nei porti italiani sono stati registrati 131 casi di criminalità, con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. I porti coinvolti sono stati 38.

Nel quadriennio 2022-2025 gli episodi censiti sono 496, praticamente uno ogni tre giorni. Dal 1994 al 2024 risultano attivi 113 clan mafiosi in 71 porti italiani. Per Libera, i porti sono oggi “uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti”, dal narcotraffico alla contraffazione, dal contrabbando al riciclaggio.

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Nel 2025 il porto con più episodi registrati è stato quello di Civitavecchia, con 14 casi. Seguono Ancona e Gioia Tauro con 13 casi, poi Genova con 12. Il traffico di stupefacenti resta la voce principale: 40 episodi nel solo 2025, pari a circa il 31,5% dei casi registrati. Il rapporto dedica poi un focus specifico al porto di Livorno, definito “un nodo centrale nelle dinamiche criminali nazionali e internazionali”. Dal 2011 al 2024 nel porto toscano sono stati sequestrati 7.818 chili di cocaina, pari al 74% di tutta la droga sequestrata in Toscana nello stesso periodo.

La ’ndrangheta e il narcotraffico globale

Anche il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, gli 007 italiani, nella sua Relazione annuale 2026 (5 marzo), conferma la centralità della logistica nei traffici internazionali di droga, e in particolare della ’ndrangheta.

L’intelligence definisce l’organizzazione calabrese “la struttura criminale italiana con il più solido ed esteso controllo sul narcotraffico internazionale”. Il rapporto attribuisce questa forza alla struttura familiare delle ’ndrine, basata sui legami di sangue, che garantisce elevata compattezza interna e una ridotta presenza di collaboratori di giustizia. Il Dis segnala inoltre l’uso crescente di tecnologie digitali e comunicazioni criptate per coordinare traffici e riciclare denaro.

D'altronde già negli anni scorsi la Banca d'Italia aveva stimato un volume d'affari per la 'ndrangheta tra i 50 e i 54 miliardi di euro annui, pari a quasi il 4% del Pil italiano: “Abbandonati i sequestri di persona, le cosche operano come vere e proprie multinazionali finanziarie, diversificando i loro investimenti in molteplici settori”

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Mafie, corruzione, disuguaglianze

Tornando alle più recenti relazioni della Commissione Antimafia, si nota come il consenso delle mafie si sia spostato “dal basso della società alle élite”. I documenti parlano di una crescente disponibilità di imprenditori a entrare in rapporti con organizzazioni mafiose “sulla base di semplici valutazioni di convenienza”.

Per la Commissione, “il mercato prevale sul diritto” e molti rapporti tra imprese e mafie non possono più essere considerati episodi isolati. Anche nei porti emerge il tema della corruzione: tra il 2018 e il 2024 sono stati registrati 45 episodi di presunta corruzione nelle Autorità di sistema portuale italiane.

Le capacità di adattamento delle mafie, però sono determinate anche dalle condizioni economiche e sociali. L'Antimafia sostiene che “il progressivo aumento delle disuguaglianze” e l’assenza di politiche durature per il lavoro e lo sviluppo continuano ad alimentare il potere mafioso. “Oggi mafia e criminalità coincidono”, si legge. Ma la nuova dimensione del fenomeno passa soprattutto dall’economia, dagli appalti, dalla logistica e dalla finanza illegale.