La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

L’Ungheria sceglie l’Europa

Partiamo dall’Europa, con un risultato elettorale che potrebbe cambiare gli equilibri politici dell’unione europea e non solo. Dopo sedici anni al potere, il governo illiberale di Viktor Orbán in Ungheria è stato sconfitto alle elezioni. Con un’affluenza record, vicina all’80 per cento, i cittadini ungheresi hanno scelto Péter Magyar, leader del partito Tisza, che ha ottenuto una super maggioranza dei due terzi del Parlamento. Un risultato storico se si pensa che il partito di Orbán non era mai sceso sotto il 45 per cento. Magyar ha promesso di smantellare le riforme che negli ultimi anni hanno limitato diritti civili, libertà democratiche e anche diritti del lavoro. Proprio sul lavoro, infatti, i sindacati avevano denunciato una riforma del codice del lavoro definita addirittura “schiavistica”. La vittoria è stata accolta con entusiasmo da molte forze progressiste europee, anche perché Orbán era diventato uno dei punti di riferimento della destra sovranista internazionale.

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A Gaza ancora morte e disperazione

Sempre da fuori Italia arrivano notizie che sembrano lontane ma in realtà ci riguardano molto da vicino. A sei mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre, Medici Senza Frontiere lancia un nuovo allarme sulla situazione a Gaza. Secondo l’organizzazione umanitaria, gli attacchi israeliani continuano e le condizioni di vita della popolazione palestinese restano catastrofiche. Il cessate il fuoco, spiegano, non ha fermato la tragedia umanitaria. Dal 10 ottobre all’8 aprile, secondo il ministero della salute di Gaza, almeno 733 persone sono state uccise e quasi duemila ferite. I team di Medici Senza Frontiere raccontano di migliaia di pazienti curati per ferite da esplosioni, armi da fuoco e traumi violenti. Solo nei loro ospedali da campo si contano oltre 15 mila casi di trauma. Nel frattempo il sistema sanitario della Striscia resta praticamente distrutto. La popolazione continua a vivere con carenze gravissime di acqua potabile, cibo, elettricità e assistenza medica. A peggiorare la situazione, denuncia l’organizzazione, ci sono anche gli ostacoli all’ingresso degli aiuti umanitari.

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Regalo alle aziende in arrivo 

Torniamo in Italia e in particolare parliamo del mondo del lavoro dove c’è aria di regalo alle aziende. Il governo starebbe valutando nuove regole sui contratti di lavoro che, secondo molti osservatori, rischiano di aprire la strada ai cosiddetti contratti pirata. Si tratta di accordi firmati da organizzazioni sindacali poco rappresentative, che alcune aziende utilizzano per sostituire i contratti collettivi nazionali firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi. Il risultato spesso è una competizione al ribasso su diritti e salari. Il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon ha ipotizzato che il riferimento per ogni settore possa diventare il contratto “più applicato”. Ma la differenza è importante: il contratto più applicato non è necessariamente quello firmato da chi rappresenta davvero i lavoratori. Il dumping non riguarda necessariamente il minimo salariale orario, che può essere contestato davanti a un giudice. I contratti pirata agiscono spesso su altre voci: meno mensilità, meno permessi retribuiti, inquadramenti più bassi per le stesse mansioni, tutele ridotte su sicurezza e formazione. In questo modo si riduce il costo del lavoro. Il nodo centrale resta quello della rappresentanza. In Italia manca ancora una legge che stabilisca con chiarezza quali organizzazioni siano realmente rappresentative nella contrattazione.

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Farmacie private in sciopero

E mentre si discute di regole, molti lavoratori stanno scendendo in piazza proprio per difendere il valore dei contratti. Lo hanno fatto, ad esempio, le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie private. Lo sciopero nazionale ha registrato un’adesione intorno al 70 per cento, con punte del 100 per cento in alcune città. Migliaia di farmaciste e farmacisti hanno manifestato a Roma per chiedere il rinnovo del contratto nazionale scaduto ormai da agosto 2024. Al centro della protesta ci sono salari erosi dall’inflazione, nuove responsabilità professionali non riconosciute e la richiesta di migliori condizioni di lavoro in un settore che garantisce un servizio essenziale di prossimità per i cittadini.

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La sanità privata si ferma

E il problema dei contratti riguarda anche un altro settore fondamentale: la sanità. Hanno scioperato infatti anche le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA. I contratti della sanità privata sono scaduti da otto anni, quelli delle RSA addirittura da quattordici. Secondo i sindacati, le associazioni datoriali vorrebbero che gli aumenti contrattuali fossero interamente coperti da risorse pubbliche, scaricando quindi su Stato e Regioni il costo del rinnovo. Una posizione che le organizzazioni sindacali definiscono inaccettabile, soprattutto considerando che molte di queste strutture operano in convenzione con il sistema sanitario pubblico e registrano bilanci in attivo. Un altro segnale, insomma, di quanto il tema del lavoro e dei salari debba essere centrale nel dibattito politico.

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Landini: governo non si sostituisca a parti sociali 

Proprio su questo tema è intervenuto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, durante il forum di Confcommercio. Secondo Landini il governo dovrebbe fermarsi e ascoltare le parti sociali prima di intervenire sulla contrattazione con nuovi decreti.

Il leader della Cgil ha poi rilanciato la richiesta di una riforma fiscale che riduca la tassazione su lavoratori e pensionati e aumenti invece quella su rendite finanziarie e profitti. Per aumentare davvero il potere d’acquisto, ha spiegato, servono anche servizi pubblici che funzionino: sanità, trasporti, scuola e asili.

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I 20 anni della Flc

E sul valore della conoscenza si è concentrato anche il ventennale della Flc Cgil, il sindacato della conoscenza. A Roma, per due giorni, studiosi, insegnanti e intellettuali hanno discusso di democrazia, formazione e intelligenza artificiale. Secondo la segretaria generale Gianna Fracassi, la missione del sapere resta quella di formare cittadini capaci di partecipare, sviluppare spirito critico ed emanciparsi. Un tema che, tra lavoro, diritti e trasformazioni tecnologiche, riguarda sempre di più il futuro di tutti.

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Partecipazione e democrazia, i 20 anni della Flc Cgil

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Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.