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Quattro corpi carbonizzati all’interno di un minivan fermo davanti a una stazione di servizio. È la scena che si sono trovati davanti gli investigatori nel Cosentino e che, con il passare delle ore, ha trasformato quello che appariva come un tragico incendio in una possibile strage.
Le vittime sarebbero quattro cittadini pachistani impiegati come braccianti agricoli nella Sibaritide. Due loro connazionali sono stati portati in questura a Cosenza e sottoposti a interrogatorio. Su di loro si starebbe concentrando l’attenzione della Squadra mobile, che conduce le indagini coordinate dalla Procura di Castrovillari.
Il rogo è divampato nella tarda mattinata presso un distributore Ip lungo il vecchio tracciato della Statale 106, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere l’incendio del mezzo. Solo al termine delle operazioni è emersa la drammatica scoperta dei quattro corpi all’interno del veicolo.
Gli investigatori non avrebbero dubbi sulla natura dolosa dell’accaduto. Tra le ipotesi al vaglio vi è anche quella che le vittime siano morte mentre si trovavano ancora nel minivan. Un elemento ritenuto decisivo per la ricostruzione dei fatti potrebbe arrivare dalle immagini delle telecamere di sorveglianza installate presso il distributore.
Secondo indiscrezioni non confermate, i filmati mostrerebbero alcune persone allontanarsi rapidamente dal veicolo poco prima che questo venisse avvolto dalle fiamme. Circostanza che, se verificata, potrebbe imprimere una svolta alle indagini.
Cgil Calabria: “Fatto gravissimo”
“Sarebbe gravissimo se si trattasse di omicidi avvenuti in una faida tra caporali e un orrore indicibile se invece le quattro vittime fossero lavoratori che magari volevano ribellarsi al giogo dello sfruttamento”. Lo affermano, in una nota congiunta, Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, Caterina Vaiti, segretaria generale Flai Cgil Calabria, Andrea Ferrone, segretario generale Cgil Pollino-Sibaritide-Tirreno, e Federica Pietramala, segretaria generale della Flai Cgil Pollino-Sibaritide-Tirreno.
“Chiediamo alle forze dell’ordine – proseguono – chiarezza e soprattutto un supporto maggiore alla politica, con azioni più concrete, legate anche ai progetti finanziati che siano sempre più di aiuto, affinché si contrasti l’abominio della quotidianità che vivono i lavoratori, spesso migranti, nelle nostre campagne: precarietà, trasporto, insicurezza e vulnerabilità estrema, ricatto e violenza. Qualora emergesse questa ipotesi, non si può più tollerare che la piana di Sibari sia continuamente segnata da sfruttamento lavorativo e caporalato”.
I contorni della vicenda, sottolineano i sindacalisti, “sono tuttora al vaglio degli inquirenti e della Squadra mobile, che al momento non escludono alcuna pista, soprattutto alla luce della scia di veicoli dati alle fiamme negli ultimi mesi nella zona, mezzi probabilmente usati dai caporali per il trasporto di lavoratori agricoli. Non abbiamo ancora la certezza che le vittime fossero lavoratori agricoli, anche se è molto probabile. Sicuramente quanto avvenuto segna un cambio di passo nell'infiltrazione criminale del territorio”.























