“L’unica volta che ho messo il rossetto in vita mia è stato per mettere una bomba”. Parte da questa frase di Teresa Mattei il viaggio di Marianna Aprile dentro la storia delle donne italiane. Un viaggio raccolto nel libro La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi. Storia di una rivoluzione incompleta (Rizzoli), al centro della puntata di Collettiva Talk.

“Quando abbiamo pubblicato quella frase sui social è diventata subito virale”, racconta la giornalista e conduttrice televisiva. “Ma ha attirato anche molte critiche. Come a dire: celebriamo pure le bombe? Sì, quelle sì”. Per Aprile, quella citazione racchiude il senso di una generazione di donne che durante la Resistenza “seppero ribaltare il gioco del potere tra generi”, trasformando persino lo stereotipo della seduzione in uno strumento di lotta contro il nazifascismo.

La figura di Teresa Mattei, la più giovane madre costituente, attraversa tutto il racconto. “Seppe ribellarsi al segretario del suo partito, resistere alla violenza, alle torture, alla paura. Mi sembrava il modo più compiuto per rendere omaggio a quelle donne”.

Il cuore del volume è il 2 giugno 1946, il primo voto delle donne italiane. “Quel giorno le donne si fecero trovare pronte e smentirono tutti i pregiudizi”, spiega Aprile. “Fu una promessa reciproca tra il Paese e le nuove cittadine. Una promessa madre, che conteneva tutte le altre: diritti, rappresentanza, emancipazione”.

Una promessa che, secondo l’autrice, non è stata ancora mantenuta del tutto. Anche perché oggi cresce l’astensionismo femminile. “C’è uno scarto enorme tra la cittadinanza disegnata dalle leggi e quella vissuta nella realtà. Le italiane continuano spesso a vivere una cittadinanza di serie B”. Da qui anche la critica all’idea della “donna eccezionale”. “La vera rivoluzione sarà completa quando essere eccezionali non farà più notizia, se riferito a una donna”.

Nel corso dell’intervista emerge anche il tema del lavoro. Aprile mette in guardia dall’uso superficiale dell’espressione “femminilizzazione del lavoro”. “Non è una bella notizia. Significa che precarietà, bassi salari e discontinuità, caratteristiche storicamente associate al lavoro femminile, stanno contagiando anche il lavoro maschile”.

E il mondo dell’informazione non fa eccezione. “Quando si attacca una donna che si espone pubblicamente, si passa ancora dal corpo, dalle allusioni sessuali o dalla denigrazione personale. Succede meno rispetto al passato, ma succede ancora”.

Nel finale, Aprile torna sull’attualità politica e sul mancato accordo bipartisan sulla legge sul consenso. “Quella stretta di mano tra Meloni e Schlein poteva diventare un precedente importante. Dimostrare che sui temi universali le differenze ideologiche possono essere superate. Invece è stata tradita dai tatticismi politici”.

Il libro, conclude Aprile, è stato anche “un modo per uscire dalla bolla”. Non solo le partigiane e le costituenti, ma anche figure controverse come le ausiliarie di Salò o le donne del Fronte dell’Uomo Qualunque. “Avevano idee lontanissime dalle nostre, ma anche loro mostrarono coraggio e assunzione di responsabilità in un’epoca in cui nulla era scontato”.

Un mosaico di storie che restituisce il senso di una conquista ancora aperta. Perché, come suggerisce il titolo del libro, quella delle donne italiane continua a essere una promessa da mantenere.